#Burger mania

Non importa se tu sia onnivoro o vegano, un burger che fa per te lo troverai sempre. Ed anche che fa per tre. Perché oramai in questo calderone di burger bar della Capitale si fa quasi a gara a chi ce l’ha più grosso. Ma è ben risaputo che le dimensioni non contano, bensì è la qualità a fare la differenza: del pane, che tende ad essere il più artigianale possibile, magari anche speziato e insaporito da gustosi ingredienti; della carne, che sia angus o scottona o scozzese ma che sia comunque di pregiata provenienza; delle salse, che cercano di essere rigorosamente home made; di mais, ceci, lenticchie, lupini, melanzane e di ogni possibile ingrediente vegetale che permette di ricreare un surrogato del tradizionale hamburger e che deve essere assolutamente “organic” (si, pare che bio non vada più di moda).

E così sedotta in parte dai centimetri di quegli invitanti strati che esondano da un panino dalla rotondità perfetta, in parte dall’essenza delle materie prime, eccomi fare una piccola cernita dei miei “burger bar” preferiti in quel di Roma:

• THE MEAT MARKET

Corso Vittorio Emanuele II 320, Roma

Beh, in fatto di dimensioni l’hamburger di questo posticino nel centro di Roma ha sicuramente la meglio. Eccessivo nella grandezza e nel dinamico arzigogolarsi degli ingredienti originalmente composti. Si può sceglere ogni singolo ingrediente da inserire all’interno del morbidoso panino. Ci puoi fagocitare all’inerno addirittura un’intera mozzarellona di bufala. Buono buono.

• HARD ROCK CAFE’

Via Vittorio Veneto 62, Roma

Una garanzia di sostanza e di costanza: sempre all’altezza, in tutti i sensi. Un’altezza che scalfisce anche lo stomaco più temerario. Direi però che il prezzo è direttamente proporzionale all’altezza dell’hamburger.

• OPEN BALADIN

Via degli Specchi 6, Roma

Piccolo e ben guarnito, slanciato ed elevato, questo è un vero hamburger eccelso dove a partire dal fragrante pane di Bonci, passando per il loro ketchup home made strepitoso, e finendo con la notevole qualità di birre e bevande artigianali, pronte ad allietare ulteriormente il pasto, la bontà e la qualità assoluta ne fanno il n.1.

• BURBEE

Via La Spezia 127, Roma

Un condimento stratosferico si adagia su di un succoso burger, amalgamandosi con il soffice panino che contiene a stento codesta abbondanza. Per stare “leggeri” mi sembra alquanto ottima la scelta delle patate fresche tagliate a tocchetti e cotte al forno come contorno.

• HAM HOLY BURGER

Via Brescia 24, Roma

Tavoli con vista, vista cucina s’intende, per monitorare la preparazione ed adocchiare il proprio panino. E se ciò non basta, è possibile monitorare la sapiente imbottitura attraverso lo schermo di un iPad che trasmette in diretta le riprese fatte in cucina. Minuto e curato, di elevata qualità, è rigorosamente da accompagnare con delle croccanti chips di patate sfogliate.

• HAMBURGESERIA

Via dei Reti 40, Roma

Componibile e versatile, si possono mixare svariati ingredienti in un friabile e contenuto panino. Ordinato e ridimensionato. Ottime le salse artigianali aromatizzate con brio. Questo è un panino dall’animo semplice ed essenziale.

• T-BONE STATION

Via Francesco Crispi 29, Roma

Un pezzo di Texas a Roma dove viene servito il cuore della cucina americana preparato solo con materie prime di alto livello. Ottimo l’abbinamento del grande hamburger, adagiato su di un rotondo panino servito aperto, con patate al cartoccio ripiene di burro o cheddar. E alla fine, anche se sembra in dirittura d’arrivo verso l’esplosione addominale, non puoi non lasciarti tentare da leccornie come un ottimo e caldo brownies o una mitica torta Oreo.

• LA CARROZZERIA

Via domodossola 17, Roma

Piccolo e discreto, questo piccolo pub a due passi da piazza dei Re di Roma, avvince con un ottimo hamburger dalla carne succulenta. La semplicità della sinfonia dei diversi ingredienti lascia primeggiare l’ottimo sapore della carne. Da accompagnare con birre artigianali locali.

• FERRO VECCHIO

Via dei Sabelli 32, Roma

Vintage nell’essenza, propone degli ottimi panini gourmet che, con l’incalzare dei centimetri ed il crescere della particolarità degli ingredienti, allietano ogni genere di palato.

• WE FOOD

Via della Lega Lombarda 28, Roma

Il design d’avanguardia, colorato ed elegante, anticipano un altrettanto colorato e delizioso burger. Ottimi i burger vegani, delizioso il pane aromatizzato. Allertate i sensi: la genuina bontà di questi estrosi hamburger vi stupirà.

• FONZIES’S BURGER

Via di S. Maria del pianto 13, Roma

Un fastfood kosher e di suprema qualità, che apre nel ghetto ebraico e si estende in altre zone di Roma. Veloce e sfizioso, cheap and chic, sempre pieno di avventori pronti a divorare un gustosissimo panino al fine di eclissare l’appetito. Da provare il tris di mini burger.

• THE BURGER FACTORY

Via Giovanni da Castel Bolognese 20, Roma

Intimo, piccolo e rilassante il locale. Non si può dir lo stesso dell’hamburger che vanta una consistente dimensione e una succulenta consistenza. Ogni ingrediente è sapientemente selezionato e preparato in una cucina quasi casereccia. Molto artigianale, molto buono.

• QUARTO BURGER

Via Crescenzio 52, Roma

I due possenti proprietari ex macellai sono garanzia dell’altrettanto possanza del panino, e sanno come acquietare con gusto i morsi della fame. La carne è ovviamente eccelsa, ed altrettanto valorosi sono gli ingredienti che si mixano  e si fondono ad essa, amalgamandosi nel sovrastarla.

• THE PERFECT BUN

Largo del Teatro Valle 4, Roma

Questo simpatico posto al centro della Capitale, è stato uno dei precursori della crescente ed impazzante moda che porta a desiderare di gustare piatti tipicamente americani ed uno dei propulsori dell’hamburger così come lo fanno negli USA (ed anche del brunch a Roma). Buono e autentico, inondato di salse e da una cascata di patatine. Se poi lo si accoppia a dei croccanti anelli di cipolla fritti in pastella, beh, è la fine del mondo.

• FUNNY BURGER (by KILO)

Via Giovanni da Castel Bolognese 20, Roma

Dimensioni notevoli e peso elavato che sfiora addirittura 1kg se si opta per il mastodontico hamburger da condividere con altri affamati come voi. Il tutto è adagiato su di uno spropositato letto di patatine. Sfizioso e funny, per l’appunto.

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#Burger mania

#Bomarzo : suggestioni e soggezioni

Mostri mostruosamente brutti, scolpiti in poderose rocce vulcaniche, insidiate in quel luogo da tempi immemori, rendono questo suggestivo bosco mostruosamente bello. Architetture dell’assurdo e sculture paradossali, ispirate al naturale mondo animale e, al contempo, ad una realtà prepotentemente onirica, che vagheggia quà e là in corposi frammenti di divinità, suscitano emozioni che scuotono la coscienza e regalano uno spettacolo visivo unico nel suo genere.

Il principe Orsini volle creare, nel lontano rinascimento, uno scenario quasi tetrale unico nel suo genere lì, nei giardini della sua dimora a Bomarzo, a pochi kilometri da Viterbo, e commissionò i lavori all’architetto Pirro Ligorio. Pare che anche Michelangelo ci mise la sua, di mano. E tutte queste opere fluide, dinamiche, tortuose, grottesche sono un vero preludio al Barocco romano.

Una natura selvaggia e quasi estrema enfatizza scenograficamente le costruzioni scultoree, che in un rocambolesco susseguirsi labirintico, vengono accompagnate da un rilassante suono acquatico, provocato da cascate e ruscelli, vera e propria musica per le orecchie.

La fantasia più estrema prende forma.

 

#Bomarzo : suggestioni e soggezioni

#CortiliAperti : una Roma che si svela

L’imperdibile evento del weekend in corso è sicuramente Cortili Aperti a Roma, manifestazione organizzata dall’ADSI (Associazione dimore storiche italiane), che svela i tesori nascosti all’interno dei palazzi storici romani di un certo calibro, convogliando amatori, amanti e professionisti di arte e architettura o semplicemente curiosi e turisti per caso. Perché un portone antico spalancato ammicca con fare persuasivo e ci sospinge all’interno con bramosa curiosità. Ed ecco apparire agli occhi di un pubblico estasiato capolavori scultori e architettonici datati ma tenuti in tiro, contornati da ornamenti architettonici e vegetali.

Meraviglie indiscusse si mostreranno ai vostri occhi indiscreti, assetati di cultura e di scultura, che saranno deliziati da bellezze senza tempo e senza fine.


Save the date: sabato 21 e domenica 22 maggio, nel cuore di Roma.

L’elenco completo dei cortili aperti qui: http://www.adsi.it/giornate-nazionali-adsilazio-2016/

#CortiliAperti : una Roma che si svela

#BirraGourmet e il weekend diventa brillo ma con gusto

Preminenti mastri birrai italiani si radunano, ancora una volta, al festival della birra artigianale, il Birra Gourmet, giunto alla sua seconda edizione, che si terrà a Roma domenica 22 e lunedì 23 maggio negli spazi dell’Opificio Romaeuropa, per portare il top in un bicchiere.

Prelibatezze preparate da chef di grande fama accompagneranno l’esibizione gustativa delle migliori birre artigianali, veri e propri prodotti d’eccellenza, create da piccole e medie aziende che avranno modo di farsi conoscere e di farsi apprezzare.Un connubio tra aromi a base di luppoli e profumi mediterranei inebrieranno olfatto e gusto. Cooking show di chef provenienti dal mondo dell’alta ristorazione prepareranno pietanze briose dove l’ingrediente più spumeggiante sarà appunto la birra.

La birra pregiata fa tendenza e l’Italia segue la moda producendo birre nazionali di alto livello che, come i nostri vini, simpatizzano con piatti specifici. Perché un sorso si sposa bene con un determinato tipo di morso.

Dalla carne al pesce, dalla terra al mare, si creeranno sinergie di gusto tra birre artigianali di qualità superiore e cucina di alto livello, per rallegrare i nostri palati con estrema raffinatezza.

Perché è vero che una bionda piccola è come il nero e sta bene su tutto, ma è anche vero che se abbinata con sapiente attenzione a piatti idonei ad esaltarne il suo aroma, ci sta ancora meglio!

Affrettatevi e…assetatevi!

#BirraGourmet e il weekend diventa brillo ma con gusto

Roma si tinge di verde: #FestivalDelVerdeEDelPaesaggio

Questo weekend Roma si è tinta di verde, un verde naturale, primordiale ma al contempo innovativo, dove design e natura si intrecciano cercando genuini compromessi. Il tutto è avvenuto nella splendida cornice del parco pensile dell’Auditorium di Renzo Piano, che ha ospitato, durante il Festival del Verde e del Paesaggio, circa 25.000 mq di esposizione per terrazzi, balconi e giardini.

Una piacevole passeggiata lunga un chilometro è stata percorsa da numerosissimi visitatori che girovagavano curiosi tra gocce d’acqua e spicchi di sole, costeggiando pareti verdi, immersi in profumi, colori e varietà di piante insolite, orti, serre e terrarium, sullo sfondo di design e progetti d’autore. Una vetrina all’aperto che mostra dalle più disparate essenze arboree ai più eleganti arredi per outdoor, come le linee eleganti di Ethimo e la raffinatezza essenziale del design di Studiotamat in collaborazione con Blu di Prussia; dai pannelli modulari di orto verticale che preleva l’acqua dall’acquario, si nutre di questa, la purifica e la rimmette nell’acquario, agli hula hoop ed ai contenitori di tetrapack che diventano vasi, perché in natura nulla si crea, nulla di distrugge ma tutto si trasforma.

Natura e artificio si innestano creando soluzioni efficaci che mostrano quasi sempre un occhio di riguardo all’ambiente, cercando di sposare la filosofia del rispetto e di imboccare la strada del riuso e della sostenibilità.

Roma si tinge di verde: #FestivalDelVerdeEDelPaesaggio

#OpenHouseRoma

Occhi curiosi, file in sospeso, attese ripagate. Sguardi attratti, orecchie dilatate, cuori pulsanti. Gente che corre, gente che va, gente che viene. Gente che chiede, gente che ammira, gente che ascolta.

Ecco un’istantanea dell’appena trascorso weekend in cui Roma ha spalancato le sue porte a genti curiose che vagavano bramose per la città, mostrando senza veli una buona parte dei suoi segreti celati, perché privati o normalmente non accessibili al pubblico. Tutto questo grazie all’evento Open House, frutto di un’intraprendente passione di giovani architetti che si impegnano con dedizione 365 giorni l’anno per permettere che ciò accada in un meraviglioso weekend di maggio.

Circa 170 siti, tra monumenti storici, sedi istituzionali, musei, cantieri in corso, architetture contemporanee e case private, hanno accolto gratuitamente avventori di cultura e di curiosità, svelando delle meraviglie spesso ignorate. Il tutto accompagnato da giovani guide volontarie che hanno messo a servizio del pubblico il proprio sapere, proprio come me, che ho avuto l’onore e il piacere di fare da guida volontaria a quel piccolo gioiello della Casa-Museo di Mario Praz e all’emblematico ex Palazzo del Buon Pastore, oggi Casa Internazionale delle Donne, ricco di significati velati.

Eventi, mostre, briefing, conferenze, tour hanno deliziato la già sublime atmosfera romana, convogliando sullo sfondo di uno scenario già pazzesco una serie concentrata di iniziative che hanno infettato l’architettura, protagonista indiscussa dell’iniziativa, di arti trasversali.

Viene così messo in luce quell’in auge seme di contemporaneità che lentamente si insinua con discrezione in una città così permeata di tanta eterna storia.

#OpenHouseRoma

#CVTàStreetFest: l’arte che non ti aspetti

Cosa succederebbe se un borgo ancora non del tutto abbandonato nel cuore più introverso del Molise si animasse di rinomati artisti di strada che, armati di bombolette spray colorate, iniziassero ad imbrattare con maestria muri di edifici datati e decrepiti? Ecco: succederebbe un gran bell’evento!

Ed è questo che è accaduto lo scorso weekend a Civitacampomarano, un piccolo paese irto su di una collina rocciosa, ispida e scoscesa, a pochi passi da Campobasso, che ancora sopravvive allo spopolamento dei borghi storici (ed all’adsl!).
Una serie di street artist internazionali e di lodevole fama, sotto la direzione artistica di Alice Pasquini, famosissima artista che con la città di Civitacampomarano ha uno sviscerato legame (il piccolo borgo ha dato i natali ai suoi nonni), si sono messi all’opera, in una full immertion di arte estemporanea per ben quattro giorni, sotto gli occhi curiosi della popolazione prevalentemente anziana del luogo e dei numerosi “turisti per caso” accorsi per l’occasione. Tra questi si è fatto notare, per fama e per mole, colui che di street se ne intende, anche se culinareamente parlando: Chef Rubio! Armato di reflex al collo, immortalava artisti, opere e scorci senza tempo, rigorosamente con la bocca piena che, in un costante movimento mandibolare, addentava qua e là caloriche specialità locali.
Lo street food è stato infatti il secondo protagonista della manifestazione: un ardente brace in piazza, accesa al calar del sole per la cottura di salsicce locali, accostata ad una “rostella” elettrica per cuocere un numero illimitato di arrosticini e punti di degustazione in varie case, dove esperte “massaie” preparavano, con cura e con abbondante olio, pietanze tipiche, hanno fatto da contorno alla portata principale a base di estrosi murales in itinere. Ciliegina sulla torta le note graffianti di dj Gruff alla consolle.

Il paese si anima come non mai, rivive ricordi di vecchi splendori con nuovi colori, si veste di contemporaneo indossando i graffiti ramificati di Pablo Herrero, la trama delle fantasie di Uno, le sagome intersecate dell’uruguaiano David De La Mano, gli stencil fotografici di Icks, il mondo visionario di Hitnes, l’immaginario dipinto di Alicè. Ed una vecchia cabina telefonica diventa verde Whatsapp, l’apetto molisano si colora di azzurro e capeggia sul fianco la scritta WeTransfer, una panchina veste un azzurro di un tono differente con accostato il cinguettante simbolo di Twitter, la farmacia ha apposto il logo dell’antivirus Avast, la bacheca comunale quello di Facebook e la cassetta delle poste quello di Gmail, il tutto grazie alle rivisitazioni di Biancoshock.

Colori, rumori di sorrisi e di un click di scatti rubati, odore di vernice, profumo di cibo unto molisano, aroma di aria sana, di gente sana, hanno pervaso il paese inondandoci di sapori genuini e di un’arte partecipativa che non conosce i confini del tempo.

#CVTàStreetFest: l’arte che non ti aspetti