Una serie di #serie

Quale periodo migliore se non lo scorrere lento e inesorabile della stagione invernale che, finalmente, sta per volgere a termine, tra freddo esteriore e lo strepitoso tepore che ci avvolge sotto un soffice piumone, per dedicare un po’del nostro tempo libero a guardare le nostre serie “tv” preferite?
Con una tazzona fumante tra le mani, che sia piena di un’adiposa cioccolata calda e zuccherina, di un energizzante the verde o di una più sana tisana rilassante o digestiva, ecco perdere lo sguardo davanti lo schermo della tv o del pc, lasciando il corpo sopire sul divano e la testa vagare nei meandri di Sky, di Netflix o della rete, alla ricerca dell’ultimo episodio della serie che più ci aggrada.
Ora va di moda guardare le serie. Ne sfornano a bizzeffe.
Ecco una shortlist di quelle che proprio non riesco a smettere di guardare e di quelle che provano timidamente a sedurmi:

• SUITS

È la mia preferita del momento. E, cavalcando l’onda della seconda parte della sesta stagione appena uscita, ho vissuto ogni settimana passata con il patema d’animo in attesa della nuova puntata. Due avvocati (e, diciamolo pure, ovviamente gnocchi), uno vero e l’altro presunto, un umorismo celato da una sceneggiatura intelligente, una New York idealizzata come molti se la immaginano, ed episodi che ondeggiano tra potere e simpatia, tra sfide a colpi legali ed avventure amorose, non possono che coinquistare proprio tutti, donne e uomini, giovani e vecchi.

Suits - Season 6

• SEX AND THE CITY

Vabbè, questa serie è storia, è vita ed è legge per il pubblico femminile. Anche qui la grande mela che tutti sognano fa da sfondo alle vicende dinamiche di donne fighe, sboccate e prive di inibizioni che strappano sorrisi, suscitano emozioni e provocano invidia per i loro eclettici guardaroba e per quella lunga serie di uomini impavidi che, con garbata nonchalance, si lasciano alle spalle.

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• THE AFFAIR

Un’intensa passione, due amanti veementi ed una lunga vacanza estiva sono i principali ingredienti di questa serie che racconta di una relazione extraconiugale vista dai due differenti, tanto differenti, punti di vista degli infedeli. Intrigante.

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• STRANGER THINGS

Fantasy e adimensionale, dalle scenografie vintage e dalla sceneggiatura talvolta inquietante, seduce con la sua eclettica e criptica ambiguità. I protagonisti sono dei coraggiosi bambini. In attesa della seconda stagione.

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THE YOUNG POPE

La strepitosa serie firmata Sorrentino ha spopolato sia in Italia che all’estero. Sarà per l’eccellenza di Jude Law nell’interpretare un papa giovane, superbo ed arrogante, sarà per la sceneggiatura ricercata e raffinata, sarà per la fotografia impeccabile e per quella Roma che appare calma e serena nel suo essere perfettamente fotogenica, le dieci puntate della prima serie hanno ammaliato anche i più scettici. Avvince e convince nella sua bizzarria e nel magico surrealismo che, impercettibile, avvolge ogni singola puntata.

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• WEST WORLD

Un dinamico western fantasy, narra di una popolazione di androidi programmata e pilotata, per consentire agli spettatori un revival violento del western di una volta. Peccato che questi esseri computerizzati si rivelano avere una forte propensione all’umanità.

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• BLACK MIRROR

La critica della società contemporanea dominata da una tecnologia che impazza, dove la situazione sfugge presto di mano e dove l’uomo per natura sociale diventa un animale asociale, coinvolto come è in questa realtà virtuale che ci circonda: sono questi i tratti essenziali di questa serie fatta di episodi autonomi, significativi e futuristici, che fanno riflettere, puntando i riflettori sulla nostra dipendenza dalla tecnologia e lasciando l’amaro in bocca.

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• ORANGE IS THE NEW BLACK

Perché parlare di carcere deve essere sinonimo di testosterone? Qui le protagoniste di una bizzarra prigione americana sono donne, cazzute, cazzutissime donne che tra lavori forzati, episodi di bullismo e di violenza gratuita, ironizzano su una cruda verità, strappando sorrisi ed aprendoci gli occhi.

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• BREAKING BAD

Un chimico, professore, con una degna famiglia, scopre di avere ancora poco tempo da vivere e, in preda a problemi economici e grazie all’incontro con un suo ex studente spacciatore, decide di “vincere facile” e guadagnare illegalmente producendo metanfetamine. Molto particolare. E dalle molte reazioni collaterali.

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• MR ROBOT

Sociopatico e nettamente ansioso, dipendente da morfina, spesso il male di vivere ha incontrato: ecco un breve e conciso ritratto dell’esperto di sicurezza informatica che è il protagonista. Lavora per una società a tempo pieno ma a tempo perso stalkerizza conoscenti e non svelando i meandri della loro vita privata hackerando quella rete che ben conosce. Viene ingaggiato da Mr. Robot, un anarchico insurrezionalista, per dare il suo contributo nel salvare l’umanità dalla corruzione. Angoscia in quell’insidioso labirinto della depressione altrui, travolge e stravolge.

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• NARCOS

La verve di questo delinquente narcotrafficante latino americano, dal carattere forte e dall’aspetto vintage. Con incursioni veementi in lingua spagnola. Uno spagnolo che fa ribollire il sangue nelle vene. Tratto da una storia vera, quella di Pablo Escobar che ha contribuito alla diffusione collaterale della cocaina in America e in Europa.

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• MASTER OF SEX

I segreti che si celano dietro al piacere femminile ed a quello maschile vengono indagati, studiati e sperimentati da un ginecologo “nerd”, apparentemente apatico ma sostanzialmente irriverente, che sperimenta prima su terzi e poi su se stesso, aiutato da quella balda donzella della sua segretaria, i meandri dei meccanismi ignoti dell’orgasmo.

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• FARGO

I fratelli Cohen colpiscono e scolpiscono la mente con questa stramba e splatter serie, da loro coprodotta ed ispirata ad un loro vecchio film. Psicologica e psicotica, ovviamente. Ovviamente strepitosa. Due stagioni, l’una indipendente dall’altra. Ora si attende con trepidazione la terza.

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• THE CROWN

La vera storia della regina Elisabetta, raccontata con estrema cura dei dettagli e con una toccante narrazione cinematografica, intrisa di sentimentalismo. Scorre lenta, a tratti annoia, ma piace ai più.

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• TWO AND HALF MAN

Risate, grasse e grosse risate. Due fratelli, uno ricco sfondato e sfrontato, l’altro povero e timido con una piccola peste a carico. Umorismo a non finire. Per quelle sere in cui si vuole alleggerire la mente.

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• THE NIGHT OF

Un omicidio, un apparente colpevole non colpevole, vittima di un sorpruso, ed un avvocato bizzarro che vuole fare un bel colpo. Incuriosisce scoprire quali grossi interessi si celano dietro ad una notte di sesso occasionale sfociata in tragedia.

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• THE NIGHT MANAGER

Il traffico illecito di armi ed il conseguente arricchimento di europei che smerciano illegalmente questa roba verso l’Oriente, portano un ex soldato, che ha visto morire a profusione poveri innocenti, a puntare i proiettori e fare luce sulla vita fatta di lussi e sregolatezze di un potente uomo inglese.

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• HOUSE OF CARDS

Gli intrighi più segreti della Casa Bianca sono raccontati in maniera avvincente da un attore premio Oscar che smaschera finzioni e convinzioni, svelando cosa si cela dietro un’apparentemente sana e normale legalità, scovando tra amori e tradimenti, tra apparenze e inganni.

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• UNA MAMMA PER AMICA

Ha accompagnato e continua ad accompagnare la vita di giovani figlie e di giovani madri, in un rapporto di parentela stretta che sconfina in un’amicizia vera, sana e indissolubile tra una madre ed una figlia fuori dal comune. Risate e spensieratezza.

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• DIVORCE

Un rapporto di coppia sopraffatto dalle abitudini di una famiglia assodata, dalle incombenze di una prole adolescente e impertinente, da un’inevitabile attitudine fedifraga. Il tutto raccontato in maniera briosa, tra fashion e humor. E poi la Sarah Jessika Parker è sinonimo di garanzia.

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• ABSTRACT: THE ART OF DESIGN

Questa docuserie partorita in casa Netflix racconta i mille volti del design tramite un’accurata selezione di giovani ed intraprendenti artisti, provenienti da diversi luoghi del mondo, dal disegnatore al fotografo, dal pittore all’architetto, facendo luce sul lato oscuro dell’arte in maniera fresca e giocosa.

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• LE REGOLE DEL DELITTO PERFETTO

Un thriller giudiziario capeggiato dal cazzuto carisma di un’avvocatessa e professoressa che si trova a fronteggiare casi difficili, come l’omicidio di una studentessa che scopre essere l’amante del marito. Contornata da cinque studenti prediletti e dai suoi fedeli associati, affronta con determinazione ed apparente sangue freddo ogni singolo caso. Un plauso alla regia ed al montaggio incalzante che contribuisce a fomentare quella suspance perenne.

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• BATES MOTEL

Inquietante, come lo sguardo statico del ragazzino protagonista, come la mente contorta della madre del ragazzino, altra protagonista. Questo thriller psicologico ha una trama avvincente e psicotica, liberamente ispirata a Psycho, per l’appunto. L’ira funesta, a volte soffocata, a volte emersa, dei protagonisti, gli porta a lasciarsi sopraffare dall’impulso di un’insana violenza, che sgorga da problemi direttamente in transito da un passato oscuro.

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• REVENGE

La vendetta servita a piccole dosi, con cognizione di causa e indistintamente ad ogni, seppur minimo, fautore di un’ingiustizia. La protagonista cerca di annientare lentamente ogni singolo colpevole dell’ingiusta condanna all’ergastolo di suo padre. Perché di tutte le armi con le quali possiamo combattere non ce ne è alcuna potente come la mente umana. Intrighi, denaro, scoperte, amori repressi e amori progettati, falsi sorrisi e finzioni infinite, fanno di Revenge una serie che ammicca, seppur sconfinando a volte in una irreale realtà.

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EMILY VANCAMP, HENRY CZERNY,  GABRIEL MANN, MADELEINE STOWE, CONNOR PAOLO, NICK WECHSLER, CHRISTA B. ALLEN, JOSH BOWMAN, ASHLEY MADEKWE

Una serie di #serie

Chrome #03

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Quest’anno sembra che la primavera non sia mai passata: clima mite e sole pungente ci han felicemente coccolati anche in inverno! E se durante le giornate più fredde, sognavamo il fresco profumo floreale della primavera, in questi miti giorni primaverili fantastichiamo sul profumo salino dell’estate. Ed a me viene subito in mente un aperitivo sulla spiaggia, al tramonto, coccolati dalla dolcezza di un fresco cocktail fruttato e sdraiati “sbracati” su di una sdraio con addosso una colorata T-shirt firmata Chrome!

Innovazione e tendenza sono le fondamenta di questo brand giovane e fresco, che sforna capi d’abbigliamento creativo, 100% Made in Italy e di estrema qualità ma a prezzi accessibili a tutte le tasche, minimal nell’essenza ma ricercati nei particolari.

Collaborazioni con artisti e designer internazionali e una costante ricerca polivalente contribuiscono a rendere unici questi capi, che sono in grado di adattarsi camaleonticamente alle tante personalità ed alle singole esigenze di chi gli indossa.

Sii libero di essere unico e scegli l’arte da indossare, quella che più ti si addice, quella che meglio rappresenta il tuo stato d’animo allegro e festivo. Un Animo ribelle, sensibile, raffinato ed elegante, che è quello che poi Chrome rappresenta.

Sognando l’estate, spogliamoci dei nostri ingombranti cappotti e indossiamo una confortevole maglietta di Chrome, che l’allegria ci piomba addosso e che forse con essa indosseremo anche l’estate, perché l’estate, si sa, è un sentimento.

Website & online store:

http://www.chromewr.com

 

 

Chrome #03

#Bob: sono vittima anch’io!

Ebbene sì, proprio io che con la lunga chioma liscia, naturale e folta, avevo stretto un patto apparentemente propenso all’eternità, beh, ho ceduto a questa impazzante moda del Bob, sebben con un ritardo più che annuale! E zac: taglio netto, all’altezza delle spalle, all’apparenza paro, ma dalle punte sfoltite e allegerite. E il nuovo look prende forma! Un caschetto cresciuto e trascurato, sembrerebbe, dall’anima wild, dall’essenza natural e dall’aspetto spettinato del tipo “m’hanno appena buttata giù dar letto”.

Non ho ancora ben capito se il mio sia un Lob (Long + Bob), un VLob (Very Long + Bob), un Wob (Weavy + Bob) o un semplice Bob… C’è un semiesplorato mondo alle spalle, una vera e propria filosofia energumena a cui hair designer cercano di dare forma e senso. Ma per ora questo nuovo look mi convince tantissimo! Insomma: lo adoro! Credo che sia un taglio che sta bene un po’a tutte, facile da gestire nella sua pretesa di essere così casual, veloce da arruffare per avere in un attimo un aspetto fresco e sbarazzino. E poi ci permettere di rompere definitivamente con quel passato in cui la Yuko Yamashita inneggiava ad un liscio perfetto e la piastra per capelli era la nostra migliore amica (anche se in realtà io la uso proprio di rado..).

Sarà stata forse l’assuefazione multimediatica derivante da una proposizione in tutte le salse di Bob di star di hollywood, di showgirls italiane, di malate di instagram, di bloggers, di street style, di gente comune, a far crescere in me la voglia di darci un taglio per davvero. Non la solita spuntatina in cui la parrucchiera mi fa semplicemente udire il rumore delle forbici, insomma. E poi, diciamolo, un po’a tutte é venuta la voglia di afferrare un paio di forbici seduta stante e autodarci un taglio, quando abbiam visto la cenerentola contemporanea Joy farlo con nonchalance in quella emblematica scena del film…

Marketing, consapevolezza e coraggio, tanto, e il nuovo haircut è servito!

E voi riuscite a resistere o finirete col desistere?

#Bob: sono vittima anch’io!

#MFW2016 F/W: what’s in

Milano Fashion Week.

Per la cronaca, giusto solo per la cronaca, ecco quali tendenze dovremo ipoteticamente vestire o disgraziatamente sorbire nel prossimo venturo autunno-inverno 2016-2017. É qui che si decide tutto. L’unica certezza assoluta, senza ombra di dubbio, è l’eccesso, che da sempre fa da padrone nelle sfilate di sempre.

Look curvy-friendly, abbondanti, ampi (ma alloggiati su corpi troppi esili), che nascondono rotondità troppo sinuose, maxi coat e maxi pull, maxi dress e maxi bag, senza rinunciare ad un magico tocco di femminilità, che con cromie romantiche esplorano i meandri della creatività assoluta. Un viaggio bizzarro nel tempo, a partire dal Rinascimento sino a sfiorare con gusto gli anni ’30 e ’70, esplorando grunge e street style. Rombi survivor, pizzi, paiettes. Cappelli eccentrici e sportive borse a tracolla. Fantasie uscite da fantasie oniriche.

Sul podio della moda internazionale troviamo ancora il Made in Italy che detta legge in fatto di stile. E per la prima volta, la Camera Nazionale della moda presenta le linee guida sui requisiti eco-tossicologici per abbigliamento e accessori con l’obiettivo di ridurre l’utilizzo di determinati gruppi di sostanze chimiche.

L’eleganza primeggia sulla passerella di Giorgio Armani che chiude la kermesse milanese con look black velvet, soft, sobri e che profondono stile.

Sono forse 50 le sfumature di rosso per Laura Biagiotti mentre fatata è l’intuizione modaiola di Dolce & Gabbana.

Prada opta per look safari, che raccontano di donne e di avventure.

Alberta Ferretti punta su di una femminilità un po’ naif e tanto retrò.

Philosophy predilige le trasparenza; Max Mara invece stupisce con semplicità e con eleganza. E lo fa ispirandosi al movimento artistico e architettonico del Bauhaus, con essenziali grafismi colorati e capi dalle forme semplici ed estremamente gradevoli.

Gucci eccede e trabocca con paiettes, frange, piume, stampe, balze, colori.

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Nudità e amenità.
Che poi ai più è anche un alquanto inutile assistere (anche solo in maniera virtuale) a sfilate dove vanno in scena abiti troppo lunghi, troppo estrosi, troppo trasparenti, inadeguati alla quotidianità, inappropriati alla vita di sempre, eccessivi e scoordinati nelle loro contrastanti combinazioni. Che se tipo provi ad andare a prendere anche solo al volo un caffè al bar conciata in quel modo, il barista il caffè forse te lo tira addosso, almeno sei costretta a correre a casa per cambiarti d’abito! Che se tipo incontri per caso Enzo e Carla per strada gli fai andare entrambi in shock anafilattico. E se ti becchi con un’amica a pranzo, lei appena ti vede sviene, e non per la fame. Capi che potrebbero avere il benestare se presi singolarmente, precipitano vorticosamente nel gusto dell’orrido e nell’etichetta del trash se abbinati in maniera così impropria, così svitata! Capi che non indosseremo forse mai, vuoi per una mancata manciata di coraggio, vuoi per un costo esorbitante. Impertinenti stilisti talvolta non si curano del gusto comune, prediligono accostamenti estremi e sfiorano l’inaccettabile.

La moda è fatta per andare fuori moda. Ma loro per ora sembrano, delle volte, andati fuori di testa.
È solo un teatro di stile. A volte aleatorio. Ma non disdegnerei affatto qualcuno di quei capi nel mio umile guardaroba!

#MFW2016 F/W: what’s in

#Oscar2016: the day after

Ammettetelo: siete crollati sprofondando sotto il piumone in un sonno profondo quando le stars ancora sgambettavano con fare altezzoso sul tappeto rosso, e non avete avuto neanche la forza di restare svegli per vedere l’inizio della cerimonia. E questa mattina, con un occhio ancora restio ad aprirsi ed ancora sprofondati sotto il piumone, avete afferrato il vostro smartphone e, brancolanti nel buio della vostra camera da letto, avete subito digitato su google “oscar 2016” per apprendere i risultati. Esatto?!

The day after e un solo imperativo: fingere! Fingere di essere stati attaccati alla tv con un grande patema d’animo in attesa degli ambiti verdetti; fingere di essere dei provetti cinefili (si, si dice cinefili e non cinofili!) pronti a pronosticare prima e a criticare poi il possesso della statuetta dorata; fingere di essere così avvezzi alla moda da poter giudicare con parole saputelle e fashionable quei look così estremi ma così invidiabili delle star di Hollywood. Calma! Fingere si, ma sino ad un certo punto. Diciamo che ognuno di noi vuole semplicemente esprimere il proprio modesto parere, perchè ogni giudizio è labile e del tutto personale, e nulla può contro ciò che è già stato deciso.

E dopo le lunghe attese e le estenuanti aspettative ecco quel che resta della notte degli Oscar (occhiaie a parte…): le opinioni e…

Un Oscar, l’Oscar, quell’Oscar a Leonardo Di Caprio! Ce l’ha fatta! Evviva! La sua intensa interpretazione, fatta di espressioni e di gesti, più che di parole, lo consacra a miglior attore protagonista, finalmente, dopo invane nomination passate. E con un discorso raffinato dal tempo, preparato negli anni e proclamato con la sicurezza di chi, sotto un beffardo e compiaciuto sorrisetto, pensa “Perchè io valgo!”, Leo stringe con inconsapevole avidità la statuetta tra la mano, e parla, fluido, regalandoci solo splendidi sorrisi, senza versamenti di lacrime alcuni. Il video della consacrazione è il più cercato e il più cliccato di sempre. Io però tifo ancora per Eddie Redmayne: caspita se se lo meritava e caspita se se lo aspettava (avete notato la sua faccia e il suo falso applauso per Leo?!). #IoStoConEddie.

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The Revenant consacra non solo Leo come miglior attore, ma anche, ancora una volta, Alejandro Gonzales Inarritu come miglior regista e, ancora una volta, Emmanuel Lubezki come miglior (direttore della) fotografia.

Il premio come miglior attrice protagonista va meritatamente all’eclettica Brie Larson per la fervida interpretazione in the Room. Chapeau al bambino prodigio Jacob Tremblay che, nello stesso film, dimostra brillanti doti nella recitazione e completa indissolubilmente la parte della Larson.

Miglior attore non protagonista è invece Mark Rylance ne Il ponte delle spie, dove con una fermezza apatica e una tranquilla e dormiente semplicità, riesce a conquistare un tale premio; miglior attrice non protagonista ovviamente la fantastica Alicia Vikander in The Danish girl che, look a parte (il mix dell’abito di Loius Vuitton di un “giallo Bella” di La Bella e la Bestia, con decorazioni gitane, e quegli orecchini un po’troppo pendenti, avevano un non so che di kitch…), la merita tutta questa statuina, essendo stata la sua un’interpretazione di una perfezione struggente. Non ne avevo dubbi.

Il titolo più emblematico, a mio avviso, cioè quello di miglior film va a Il caso Spotlight, che è si un gran bel film, ma per niente eclatante, anzi oserei dire tutt’altro. Non concordo ma rendo intanto grazie al fatto che codesto premio non sia andato a La grande Scommessa, deludente film che credo neanche meritasse la nomination.

Lo stesso film Il caso Spotlight regala il premio come miglior sceneggiatura originale a Tom McCarthy e Josh Singer; ed, ahimè, La grande Scommessa vince il premio come miglior sceneggiatura non originale grazie a Charles Randolph e Adam McKay.

Miglior film straniero è Il figlio di Saul e miglior film d’animazione Inside Out, che dà vita,voce e luce alle emozioni, come non le avevamo mai immaginate. La miglior scenografia va a Colin Gibson e Lisa Thompson per Mad Max: Fury Road, film che vince anche il premio come miglior montaggio, come miglior sonoro e miglior montaggio sonoro, come miglior costumi e miglior trucco.

L’italianissimo Ennio Morricone ci regala sentimenti di orgoglio connazionale vincendo l’Oscar per la miglior colonna sonora nel film The Hateful Eight.

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La miglior canzone è la lenta e inesorabile Writing’s on the Wall del film Spectre; i migliori effetti speciali son quelli di Ex Machina; il miglior documentario è Amy, ispirato alla folle vita di Amy Winehouse ed il miglior corto documentario è invece A Girl in the River: the price of forgiveness; il miglior corto risulta essere Stutterer ed il miglior corto d’animazione Bear Story.

Ma ora passiamo a ciò che di ancora più importante resta, almeno per oggi: i look delle star. Uomini a parte (e risvoltino maldestro e forse improvvisato di Pharrell Williams a parte; e fiorellino non all’occhiello di colui che in fatto di look si distingue sempre, Jared Leto, a parte), che con un gettonato e classico smoking, reinterpretato in maniera più o meno brillante da rinomati stilisti, molti dei quali ovviamente italiani, risolvono con una facile risolutezza il problema del “Ma come mi vesto?”.

Ecco le donne, le vere protagoniste del red carpet, che tra top e flop, tra cool e trash, ancheggiano con titubante sicurezza andando incontro agli occhi del mondo. Ecco le meritevoli di nota.

88th Annual Academy Awards - Arrivals

Saoirse Donan: un abito paiettato come un ultimo dell’anno, verde come la sua Irlanda, cupo come la sua faccia dopo la proclamazione dell’oscar ad un’altra miglior attrice protagonista; la generosa e particolare scollatura le dona un po’di pepe. Bravo Calvin Klein. Petalosa, si, avete sentito bene (ora si può dire vero? O sto commettendo ancora uno strafalcione grammaticale?) è Cate Blanchett in Armani Privè: modello semplice e raffinato reso un po’troppo aggrazziato da un eccesso di fiorellini di un candido azzurro, che fanno pendant con il colore dei suoi occhi. Un altro Armani Privè è quello di Naomi Watts: questo è meno Primavera del Botticelli ma più Catwoman in tenuta da sera, sbrilluccicante come il suo viso e come il generoso collier che io proprio non tollero (rovina la scollatura, o sbaglio?). Ci sta bene invece il collier su Tina Fay in Atelier Versace, che rende un semplice abito dai toni violacei leggermente più deciso. Petalina risulta essere invece Heidi Klum, che con incursioni floreali su un abito di Versace velato, celato e violetto, smorza cotanta bellezza. Brie Larson indossa un abito Gucci, blu come il cielo in una stanza, un blu scuro, denso, evocativo: reso luminoso da una cintura gioliello perde precipitosamente semplicità dall’alto verso il basso, dal bellissimo e semplice taglio della scollatura all’elaborata gonna con un’eccessiva cascata di ruche. Rooney Mara trionfa in un candido Givenchy Haute Couture by Riccardo Tisci dallo spacco e dalle prese areate provocanti e disarmanti nella loro mirata collocazione. Ricorda un vintage e un’eleganza d’altri tempi, e forse anche un abito da sposa d’altri tempi. Emily Blunt veste Prada e veste rosa (occhi a cuoricino!): leggero e romantico, cela dolcemente la dolce attesa. Di un candido rosa è anche l’abito raffinato di Jennifer Jason Leigh in Marchesa. E’ Chanel e si vede l’elegantissimo abito della bellissima Julianne Moore, nero e ampio, sobrio e dalle inserzioni luminose sulla particolare scollatura; bocciati gli orecchini a ciambella. Altro nero, altra corsa: particolarmente chiccosso è il vestito di Liz Hernandez, con una asimmetrica scollatura velata ed un’onda serpeggiante.

88th Annual Academy Awards - Arrivals

Rosso fuoco è Keltie Knight con un abito importante troppo rielaborato. Il rosso che primeggia è senza dubbio quello di Charlize Theron in Christian Dior: sobrio e profondamente scollato, con un lungo strascico e un sapore di sirenetta, esalta la silhoutte perfetta dell’attrice. Un rosso dai toni più scuri regala un profilo smagliante a Zuri Hall, in un abito sorprendentemente semplice ma sorprendentemente bello. Sembra sobria anche Lady Gaga, in un bellissimo abito bianco di Brandon Maxwell. Eccelle Olivia Wild in un Valentino Couture che osa e merita la lode: scollatura troppo generosa, sul davanti ma soprattutto sul didietro, ma troppo raffinata, bianco sporco e plissè. Il collare da lontano può anche starci, da vicino invece risulta un tantino stucchevole. Elegantissima Jennifer Lawrence, che con pizzi neri e sfondi nude, amplifica il suo sex appeal in un convincente abito Christian Dior Couture. Arancio compito è il garbato abito di Stella McCartney indossato da Olivia Munn. Accurato e fine il vestito indossato da Stephanie Bauer e pensato da Porta & Scarlett, che esalta con maestria curve eloquenti. Alicia Vikander ci lascia sgomenti: un Louis Vuitton gitano ma dalle note fiabesche dona lei il sentore di una Bella contemporanea, di un ritorno al futuro di La Bella e la Bestia, i cui modi giulivi ricordano più quelli di Alice nel paese delle meraviglie. Golden come la statuetta è il vestito Tom Ford di Margot Robbie. La generosa Whoopi Goldberg indossa un abito The Danes che la rende ancora più altruista: ecco la prova che non sempre il nero snellisce. Una grande olaaa per Kate Capshow, la moglie di Spielberg, che si spinge oltre e indossa i segni dell’emancipazione femminile: beffarda e di classe, mi piace! Vada il modello, ma quello che non va nell’abito Ralph Lauren di Kate Winslet è l’estrema somiglianza ad un sacchetto di plastica nera per la spazzatura: troppo e troppa. Kerry Washington si mostra in un bianco e nero aggressivo di Atelier Versace, corazzata e accollata, tendente quasi al fetish. Delude la costumista Sandy Powell, proprio lei che dovrebbe essere d’esempio si presenta in un orripilante completo, mi piace sperare in memoria di un David Bowie. La forma non aiuta Mindy Kaling a stare a suo agio in un pregevole abito di Elizabet Kennedy, che azzarda con successo un ardito accorpamento di colori litigiosi: il nero ed il blu.

88th Annual Academy Awards - Arrivals

88th Annual Academy Awards - Arrivals

E voi di che look siete?

 

#Oscar2016: the day after

#Blogger We Want You

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Una bionda piccola sono io, Alessia Tricarico, 2? anni. Architetto & designer. Amante dell’arte, tutta. Ma non solo. Attenta alle novità, sono sempre alla ricerca di posti nuovi da esplorare, di gusti inusuali da scoprire, di look raffinati da sfoggiare. E dato che la costante condivisione della mia vita su social come Instagram non mi bastava più, sul finire del 2015 ho deciso di aprire un blog, tutto mio, un mio piccolo spazio personale in questo enorme marasma virtuale!

Acerbo è acerbo. Ma è fresco, e con una celata ventata di innovazione, di critica, di ironia. Permeato di passione per la condivisione di momenti di vita che vale la pena raccontare; saturo di pensieri soggettivi con un tocco di oggettiva attualità. #UNABIONDAPICCOLA vuole essere qualcosa di più di un semplice blog, non vuole scadere nelle velleità della banalità, non vuole deludere, non vuole annoiare. Vuole semplicemente strappare un sorriso e donare attimi di spensierata ispirazione.

Mia musa ispiratrice è certamente Grazia.it, mia costante fonte di aggiornamento su quel che di importante per noi donne accade nel mondo! Consigli, look, beauty, scoop e tutto ciò che fa tendenza lo apprendo qui, essendo una fedele e patologica consultatrice della sezione Lifestyle di Grazia.it (http://www.grazia.it/stile-di-vita).

Grazia, do you want me?

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#Blogger We Want You