#Culinaria: uno spettacolo di cucina!

Roma. Qui si magna e qui si beve. Ma questo weekend bando a locali, trattorie, brunch glamour e burger night: questo weekend la cucina, quella vera, ma soprattutto quella creativa, è solo al Capitol Club di Roma, che ospita la decima edizione di Culinaria_Il gusto dell’identità. Una full immertion in uno spettacolo di cucina, in un trionfo di sapori, colori, ingredienti, che, in un tripudio di idee bizzarre e innovative di chef di alto livello, alcuni dei quali addirittura stellati, è pronta a regalare attimi di esultanza anche ai palati più esigenti. Il tema di questa edizione è il Futurismo in cucina, nell’ottantacinquesimo anniversario del lancio del “Manifesto della Cucina Futurista” del folle Filippo Tommaso Marinetti, con l’intento di promuovere una rivisitazione di una sana cucina mediterranea, aperta a incursioni esotiche ed orientali, prediligendo ingredienti naturali, integrali e non raffinati, per un’auspicabile prevenzione oncologica. L’intento è ancor più benefico in quanto parte del ricavato sarà devoluto per sostenere la ricerca sulle malattie rare.

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Interazione tra musica e arte, tra arte e cucina, tra cucina e salute: il tutto accompagnato da estemporanee culinarie, assaggi fortuiti, ricette decantate, degustazione di ottimi vini, una vasta scelta di birre artigianali, piatti gourmet dolci e salati, intenti sociali e delle deliziose note musicali. Esordiscono carichi chef da ogni dove, esaltando sapori convenzionali con abbinamenti tutt’altro che convenzionali.

Adorabile la pasta non pasta e quindi senza glutine, con inebriante profumo e avvolgente sapore di mare, di Roy Caceres, sbarcato dal ristorante Metamorfosi di Roma.

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Ovviamente stupisce ancora Gabriele Rubini, in arte Chef Rubio: unto e bisunto, bello e dannato, crude e crudele nella preparazione di piatti raffinati dagli accostamenti azzardati ma azzeccati, come il cono di perilla con amaranto, crema di zucchine, anacardi, yogurt ed una manciata croccante di uova di salmone. Lui che parla come mangia; lui che non è in grado di perdere il suo savoir-faire neanche quando parla del ruolo dell’olio di soia nel prevenire i tumori alla prostata; lui che imbocca con dolcezza arrogante i bambini; lui che, colmo d’emozione e con voce a tratti tremolante, si fa portavoce di “Vite coraggiose_Fondazione Ospedale Bambin Gesù onlus” nella promozione di una cucina di qualità all’interno degli ospedali e soprattutto a portata dei più piccoli. E poi un selfie con lui e fatto da lui vale molto più dell’assaggio di mille dei suoi buonissimi piatti!

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Folle l’esibizione ai fornelli di Walter Musco dalla Pasticceria Bompiani di Roma e del suo team, che si immedesimano totalmente in memorie futuriste con slanci e lanci di ingredienti.

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E dopo esibizioni musicali, note di oggi con DJ Stefano Gamma e note d’altri tempi con le Mille Bolle Blu di Nicky Nicolai accompagnata dal jazzista italiano per eccellenza Stefano di Battista, chiude la cucina la stellata Cristina Bowerman, dalla Glass Hostaria di Roma, unica donna in scaletta, che ci convince con fare discreto e con un piatto dal gusto semplice e popolare, senza esimersi da un tocco di raffinatezza nel raccontare in una padella la sua interpretazione di Trastevere. Commenta incalzante il mitico architetto e critico Luigi Prestinenza Puglisi.

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Chiudono le danze della prima delle due giornate di questo evento, gli artisti del drink perfetto del The Jerry Thomas Project.

Oggi un’altra ed ultima giornata, con un’altra intensa e sorpendente scaletta, pronta ad allietare la vostra domenica foody! Pance, fatevi capanna!

www.culinaria.it 

Culinaria_Il gusto dell’identità _Capitol Club _via Giuseppe Sacconi 39 _Roma

#Culinaria: uno spettacolo di cucina!

#Sushisen vs #Temakinho 

Sushisen batte Temakinho 1-0. Mi spiace ammetterlo, ma nella lotta tra i sushi bar più buoni e più estrosi della Capitale, vince (di pochissimo), per quanto concerne le mie papille gustative, Sushisen. La lotta con l’avanguardista giappo dalle influenze made in Brazil è stata dura e faticosa, oserei dire struggente. Il design allegramente travolgente di Temakinho, il tripudio di colori, gli accostamenti esotici di oggetti e di sapori mi avevano rapita. Ma la difficile sentenza è giunta, chiaramente delineata, nel momento in cui, elegantemente seduta ad un tavolo da Sushisen, le bacchette tremolanti hanno afferrato quel piccolo roll in tempura con salmone, Philadelphia e fragola fresca, e codesto gioiello del gusto è sprofondato voluttuosamente nelle mie fauci, smaniose di accostamenti inusuali. E fu subito amore! La scintilla è scoccata! Amore a prima vista, a primo assaggio, a primo morso! Il cupido della bontà ha trafitto la mia gola e quell’indescrivibile sapore strabiliante si è sprigionato in me, scorrendo dalla squisitezza dei singoli ingredienti al perfetto tripudio dei deliziosi sapori dell’insieme, che, sciogliendosi, si amalgamano sorprendentemente nella bocca, donando sorrisi, occhi schiusi ed un’estasi culinaria!

È così in un attimo il rotolino sormontato da panna e banana, che dalla mia prima volta a pranzo da Temakinho, faceva capolino nell’immaginario del mio stomaco affamato di unconventional sushi, è stato inaspettatamente spodestato da un quarto di fragola e un ciuffetto di Philadelphia su un hosomaki piccolo ma grandemente appetitoso! I sapori di Sushisen trionfano, ma il design ambizioso e l’innovazione di Temakinho resta capofila indiscusso!

Entrambi sorprendentemente buoni, entrambi fantasticamente colorati e belli, entrambi esuberanti, diversi e con una marcia in più, ma Sushisen lo è un tantino di più!

Assolutamente da provare entrambi, Temakinho a pranzo, in una giornata di sole, e Sushisen a cena, in una serata romantica! E vedrete che non ne potrete più fare a meno!

• SUSHISEN

Via Giuseppe Giulietti 21 _Roma

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• TEMAKINHO

Borgo Angelico 30 _Roma (Borgo Pio) + Via dei Serpenti 16 _Roma (Rione Monti)

  
  
  

 

#Sushisen vs #Temakinho 

Dalla #padella a #Palladio

Matita e mestolo. Foglio bianco e sac à poche. Carta da schizzo o carta forno. Pantone e padella. Palladio e Cracco. Manuale dell’architetto e un bel libro di cucina. Una squadretta, un coppapasta e una mano a la cabeza. Archiportale e Ctrn+n Giallo zafferano. Una fettuccia e una fettuccina. Verso un’architettura sul comodino e guida del Gambero Rosso sotto il cuscino. Paola Marella e Benedetta Parodi. Corso di coordinatore per la sicurezza nei cantieri e corso professionale di pasticceria. Renzo Piano e chef Rubio. Tavoletta grafica e Bimby. Una polilinea su Autocad, una passata di minipimer e un movimento sexy. Sgarbi e Chiara Maci. Una campitura su Photoshop e una spolverata di zucchero a velo. Portfolio si, ma prima di tutto un foodblog.

Cos’è cotanta idolatria, direste voi? È passione! Una passione che mescola sapientemente una buona dose di Architettura con un amore spassionato per la cucina.

Perché anche per comporre un mc (metro cubo per gli eretici) di calcestruzzo tocca pesare accuratamente gli ingredienti.

Perchè anche per decorare una torta tocca usare astrusi tools che esulano dalle competenze endogene di ognuno di noi.

Perché il cuore batte forte alla conferenza di un’Archistar, ma batte anche forte per una puntata di Masterchef!

E poi c’è l’ansia dell’attesa: per il risultato finale di un Render o per la lievitazione naturale di un impasto.

E così il passo dalla padella a Palladio è breve.

Ecco che architette e architetti, neolaureati e neoabilitati, decidono ahimè di “ripiegare”, vuoi per scelta personale, vuoi per scelta degli altri, sulla cucina e di tutto ciò che c’è di annesso e connesso, per riempire di emozioni culinarie con prelibatezze innovative la propria vita, ma soprattutto quella degli altri!

Giulia, romana de Roma. La sua è sempre stata un’architettura dalle forme essenziali ed eleganti. Colloqui e promesse. Compensi promessi. Promesse non mantenute. Un treno per Milano, che lì forse le promesse le mantengono. Ed ecco che la gratificazione arriva: non in uno studio di Architettura (per ora) ma in un Burger Bar! Lei lì è diventata responsabile, ed è pagata, ripagata e appagata! Nel tempo libero ovviamente cucina, sempre e sempre sorprendentemente bene!

Federica, dalle Marche con furore. Un furore che esprime nel suo tratto deciso e immediato, che nella schizofrenia di uno schizzo riesce a risolvere situazioni architettoniche difficili. Lei si sentiva architetto già prima di esserlo. Lei ora che è architetto cucina! Tanto, e bene, troppo bene! Perché progettare cascine in collina per 100€ ogni 3 mesi non può più essere il suo mestiere, ma la cucina si!

Claudia, Laziale, sognatrice incallita. La sua architettura fa sognare. Per lei il principe azzurro esiste eccome. Ma sa che forse è il mestiere dell’architetto a non esistere più. È così dopo la laurea, invece di fare il corso per coordinatore della sicurezza in cantiere, si scrive ad un corso di pasticceria, che è meglio!

Marianna, la più romana di tutte, anche se in fondo proviene in parte dal profondo sud. Una mente complessa, geniale. Un’architettura altrettanto complessa ma altrettanto geniale. Lei balla per rilassarsi, lei balla per lavorare. Ma tra una lezione di danza e un’esibizione, scova il tempo per continuare ad essere architetto, perché lei non si arrende mai! E dopo uno slancio di gamba, una roteazione corporea e un’impaginazione su Photoshop, dà voce alle sue doti culinarie nascoste preparando segretamente dolci cioccolatosi alla banana e cheescake da sogno!

Marco, abruzzese, cosmopolita e persona molto ambita. Lui è il Palladio della situazione. I suoi progetti ne sono permeati. Lui disegna, da sempre. Ma per fortuna balla anche, da sempre. Canta. Recita. Insegna. E tra un tacchettio di tip tap e un vocalizzo cartoonesco, passa anche alla padella! Perché da quando è andato a vivere da solo ci delizia con ricette della tradizione, inondando il tutto di una buona dose di spezie.

E Io? Io non mi arrendo, ci credo ancora che quello dell’architetto potrà essere il mio mestiere, ma tra l’invio di un cv e un ritocchino al portfolio, vado a fare la spesa al mercato per comprare ortaggi e frutta fresca, tutti i giorni. E cucino, perché ho così modo di esprimere la mia creatività nel rispetto della tradizione. Poi fotografo ciò che cucino, sempre. Ma, così come per disegnare non ho mai usato un tavolo da disegno, così per cucinare difficilmente uso una bilancia o seguo didascalicamente una ricetta, ma faccio tutto e spesso a modo mio! Testarda, sempre! Vado alla ricerca di posti nuovi dove degustare pietanze sorprendenti: assaggio, giudico, recensisco. In fondo lo so che è più probabile che forse un giorno scriverò per la guida Michelin, piuttosto che costruirò qualcosa da me progettato.

Non solo noi, ma tanti altri architetti, colleghi e non, un po’disillusi, un po’speranzosi, si dedicano con diletto e devozione alla cucina, che, nonostante l’incombenza di discrete responsabilità, ti appaga e non ti tradisce mai (o quasi), ed è fatta di passione, cura dei dettagli ed estrema creatività, proprio come l’architettura.

Impara l’arte e mettila da parte! Quale sia da mettere da parte tra le due per ora non è dato saperlo!
Lo sognavamo un blog corale di cucina e architettura: “Dalla padella a Palladio” dicevamo! Ma poi le strade si sono divise e ora do voce io a questo nostro piccolo grande amore!

  
  
  


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Credits:

Responsabile burger bar: Giulia

La cuoca perfetta (nonché rappresentante di Bimby): Federica

L’aspirante pasticcera professionista: Claudia

Mano a la cabeza: Marianna

Movimento sexy: Marco

La regina delle foto #food: Io (Alessia)

Gli Architetti: tutti!

Dalla #padella a #Palladio

#LastMinute Brunch

Domenica. Fa freddo. Ma qui a Roma c’è un sole così. Vorreste rimanere tutto il giorno sotto le coperte, ma questa tiepida luce invernale vi invita ad uscire, a vivere una splendida giornata di sole, a fare una passeggiata nel parco o sguazzando tra le vetrine di negozi invasi… ma soprattutto vi invita a fare un #brunch! E si, perché ormai il pranzone della domenica, quello tanto caro alle nonne italiane, a base di pasta al sugo e polpette, è passato di moda! Oggi c’è un solo imperativo dell’abbuffata domenicale: il #brunch!

Dolce e salato, italiano o all’americana, con menù fisso o a là carte… La capitale offre infinite possibilità di scelta! Ma se vi siete persi tra i disparati localini o localoni in cui poter sfamare le vostre bocche smaniose di internazionalità, ecco alcuni suggerimenti dell’ultimo minuto:

• ZERO ZERO 100 

Via del Verano 27, Roma

Che dire?! Pasta e carne, pesce e uova, ma soprattutto bacon, yogurt, pancakes, cereali, caffè americano o succo d’arancia o vino… e chi più ne ha più ne metta! Buono e sostanzioso, troppo!

Prezzo: 15€

 

• BAKERY HOUSE

Corso Trieste 157, Roma

Bella la location e buono il brunch, a là carte ma rigorosamente in stile USA! Bagels, uova strapazzate, pancakes, frech toast… il tutto annaffiato da succo d’arancia (ovviamente) e da un davvero ottimo caffè americano! E anche se sarete sazi, vi assicuro che non resisterete alla tentazione di assaggiare uno dei loro sfiziosi cupcakes! Prenotate!

Prezzo: a là carte

 

• DOLCE

Via Tripolitania 4, Roma

Il nome la dice tutta! I dolci qui, molti dei quali preparati al momento, sono i padroni indiscussi di questo localino così carino e in stile un po’ retrò. Ma non male assolutamente anche i piatti salati serviti nel brunch, anche qui a là carte! Però poi, vi prego, assaggiate una delle loro mega porzioni di cheese cake o un apple crumble appena sfornato!

Prezzo: a là carte

 

• ROSTI AL PIGNETO

Via Bartolomeo d’Alviano 65, Roma

L’intramontabile certezza per cene, pranzi, aperitivi o bevute leggere after dinner, offre anche un ottimo e variegato brunch, in cui domina l’influenza della nostra cucina italiana.

Prezzo: 20€

 

• LANIFICIO CUCINA

Via di Pietralata 159, Roma

La sola location vale la visita! Appropiatosi di un’area ex industriale abilmente ritrasformata, trova qui collocazione una delle migliori cucine della capitale, dove tradizione e influenze si fondono magistralmente donando sapori semplici ma unici! Io lo adoro! Ah, qui il brunch si chiama Pranzetto! Stop alle americanate, correte al Lanificio!

Prezzo: 25€

 

A voi la scelta!

#LastMinute Brunch