#SaloneDelMobile2017:dentro e fuori

È da poco calato il sipario su una Milano agghindata a festa per la tanto attesa settimana del design. Il salone del mobile si è appena concluso ed ha lasciato dietro di se il riverbero di quel barlume di innovazione che, da sempre, lo caratterizza.

Con un sole splendente come non mai ed un corposo susseguirsi di eventi, in un andirivieni perpetuo di gente cosmopolita e bizzarramente vestita, la seriosa città del nord Italia si è risvegliata, destando anche gli animi più assopiti, e si è esposta con bizzarria agli occhi del mondo intero, mostrando il design di qualità, che sia semplice o essenziale, estroso o elegante, tradizionale o innovativo.

Prima tappa d’obbligo è Rho Fiera, per assaporare il gusto vero delle eccellenze dei complementi d’arredo e del lighting, in un’esposizione senza infamia e senza lode, dove oggetti da un monotono sapore vintage e dai colori cupi si ripetono scandendo il nostro camminare agguerrito, eccezion fatta per la splendente (in tutti i sensi) esposizione di Euroluce e per quel miraggio di avanguardia del Salone Satellite.

Dopo una veloce ma lunghissima carrellata di arredi, è il momento di immergersi nell’estasiante mare di eventi che solo il Fuori Salone può offrire.

Aleggia creatività nell’aria e in quelle strade percorse da corpi fuggenti e sfuggenti, che trasudano estro (spesso di cattivo gusto) dai loro look troppo eccentrici.

Perdendo l’orientamento tra i vicoli, le corti e le botteghe di Brera, adornate con allestimenti molto particolari, per poi catapultarsi nel cuore pulsante di via Tortona, dove spritz ghiacciati contornano esposizioni brillanti, dopo una lunga fila per ammirare la tanto ambita installazione di Cos, dove bolle rarefatte cascano da un albero astratto e si spospingono ovattate su mani con i palmi rivolti in alto, non può mancare una tappa “foodie”.

Nel centro di Milano, in un nuovo pastificio come una volta dal nome “Pasta d’autore”, dove una nonnina energica stende sfoglie di pasta fresca a profusione, c’è ad attenderci un agguerrito chef Rubio, pronto ad accogliere amanti di design e, soprattutto, di cibo, impazienti di cimentarsi nella preparazione del tortello perfetto, da trasportare nel packaging perfetto.

Sguardo stanco, braccia conserte, avambracci tatuati, che sembrano esplodere sotto i succinti risvolti di un candido grembiule bianco, e tanta voglia di raccontare e di dimostrare come fare: ecco Gabriele Rubini che presenta il progetto di “Origami Italiani”, il nuovo pack dal design ergonomico (per il tortello) e innovativo, atto ad accogliere porzioni di tortelli impilati e leggermente sovrapposti tra loro, in un accostamento che ne preserva l’integrità e la bontà.

Con la complicità e l’elegante maestria del designer Filippo Protasoni, chef Rubio pensa, realizza e presenta la confezione ideale per i tortelli, bramoso com’è di innovazione, quasi quanto lo è di cibo.

La creatività sposa la tradizione e così, da un semplice foglio di carta, opportunamente piegato, si ottiene un tubo a sezione triangolare che diviene un impeccabile contenitore di pasta fresca, così come un foglio di pasta fresca, accuratamente ripiegato, diviene un impeccabile contenitore di un ripieno succulento. Semplice, facilmente trasportabile e dalla facile apertura che permette di far cadere a cascata ogni singolo tortello nell’acqua bollente in fase di cottura.

Dopo la simpatica presentazione di questo geniale ed essenziale progetto, nato dall’idiosincrasia di Rubio per lo sballottamento della pasta fresca adagiata su di un banale vassoio, si diventa subito operativi piegando prima la sfoglia del tortello, per racchiudere un ripieno di patate, menta e pecorino, e poi il foglio di carta della confezione, per racchiudere i tortelli hand made, pronti a resistere alla prova di sopravvivenza al trasporto in una Milano affetta da maratone feroci nei distretti del design.

E dopo l’assaggio del tortello preparato e cucinato in questo ristorante-laboratorio a conduzione familiare, una Peroni cruda gelata e un immancabile selfie con Rubio, il matterello lo offre la casa. Rigorosamente da apporre sotto l’ascella, insieme alla confezione di pasta fresca.

Rifocillati si è pronti per rincorrere esposizioni furtive, sgambettando da una parte all’altra, per poi vagare con gli occhi sgranati dalla curiosità nel cortile dell’Università Statale. Qui rinomati artisti e architetti internazionali hanno dato sfogo al loro estro realizzando piccole ma grandi installazioni. La mostra Material Immaterial presenta micro-architetture e macro-oggetti realizzati ponendo particolare attenzione alla sostenibilità e a processi produttivi innovativi.

Salendo la scalinata in legno, grezza ed essenziale ma al contempo maestosa, progettata da Michele De Lucchi, si può cogliere l’essenza della corte di questo bellissimo palazzo storico che ospita l’Università, scorgendo in una vista a volo d’uccello ogni singolo elemento scultoreo che la riempie. Capeggia in alto una frase che contiene tutte le lettere dell’alfabeto, scritta con un font luminoso dai tratti eleganti, progettata da BIG per Artemide.

Ma è in uno dei piccoli chiostri secondari che la semplicità vince su ogni complessità artistica: grandi specchi, posti e disposti in maniera geometrica al centro della corte, occupano si lo spazio ma creano l’illusione di essere superfici immateriali, riflettendo le quattro facciate del chiostro e dando una visione d’insieme dell’intero spazio aperto da ogni punto di vista. Plauso ad Antonio Citterio.

Per concludere non si può non immergersi nel top della tradizione visitando la mostra per i 90 anni di Cassina, curata da Patricia Urquiola. Arredi di gusto e di lusso si stagliano nello splendido spazio della Fondazione Feltrinelli, progettata da Herzog&De Meuron e ultima arrivata nello scenario dell’architettura contemporanea milanese.

Calibrando quella ventata di cambiamento con un occhio di riguardo per la tradizione, il Salone del mobile tira così le somme su ciò che accade nel mondo del design.

#SaloneDelMobile2017:dentro e fuori

Una serie di #serie

Quale periodo migliore se non lo scorrere lento e inesorabile della stagione invernale che, finalmente, sta per volgere a termine, tra freddo esteriore e lo strepitoso tepore che ci avvolge sotto un soffice piumone, per dedicare un po’del nostro tempo libero a guardare le nostre serie “tv” preferite?
Con una tazzona fumante tra le mani, che sia piena di un’adiposa cioccolata calda e zuccherina, di un energizzante the verde o di una più sana tisana rilassante o digestiva, ecco perdere lo sguardo davanti lo schermo della tv o del pc, lasciando il corpo sopire sul divano e la testa vagare nei meandri di Sky, di Netflix o della rete, alla ricerca dell’ultimo episodio della serie che più ci aggrada.
Ora va di moda guardare le serie. Ne sfornano a bizzeffe.
Ecco una shortlist di quelle che proprio non riesco a smettere di guardare e di quelle che provano timidamente a sedurmi:

• SUITS

È la mia preferita del momento. E, cavalcando l’onda della seconda parte della sesta stagione appena uscita, ho vissuto ogni settimana passata con il patema d’animo in attesa della nuova puntata. Due avvocati (e, diciamolo pure, ovviamente gnocchi), uno vero e l’altro presunto, un umorismo celato da una sceneggiatura intelligente, una New York idealizzata come molti se la immaginano, ed episodi che ondeggiano tra potere e simpatia, tra sfide a colpi legali ed avventure amorose, non possono che coinquistare proprio tutti, donne e uomini, giovani e vecchi.

Suits - Season 6

• SEX AND THE CITY

Vabbè, questa serie è storia, è vita ed è legge per il pubblico femminile. Anche qui la grande mela che tutti sognano fa da sfondo alle vicende dinamiche di donne fighe, sboccate e prive di inibizioni che strappano sorrisi, suscitano emozioni e provocano invidia per i loro eclettici guardaroba e per quella lunga serie di uomini impavidi che, con garbata nonchalance, si lasciano alle spalle.

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• THE AFFAIR

Un’intensa passione, due amanti veementi ed una lunga vacanza estiva sono i principali ingredienti di questa serie che racconta di una relazione extraconiugale vista dai due differenti, tanto differenti, punti di vista degli infedeli. Intrigante.

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• STRANGER THINGS

Fantasy e adimensionale, dalle scenografie vintage e dalla sceneggiatura talvolta inquietante, seduce con la sua eclettica e criptica ambiguità. I protagonisti sono dei coraggiosi bambini. In attesa della seconda stagione.

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THE YOUNG POPE

La strepitosa serie firmata Sorrentino ha spopolato sia in Italia che all’estero. Sarà per l’eccellenza di Jude Law nell’interpretare un papa giovane, superbo ed arrogante, sarà per la sceneggiatura ricercata e raffinata, sarà per la fotografia impeccabile e per quella Roma che appare calma e serena nel suo essere perfettamente fotogenica, le dieci puntate della prima serie hanno ammaliato anche i più scettici. Avvince e convince nella sua bizzarria e nel magico surrealismo che, impercettibile, avvolge ogni singola puntata.

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• WEST WORLD

Un dinamico western fantasy, narra di una popolazione di androidi programmata e pilotata, per consentire agli spettatori un revival violento del western di una volta. Peccato che questi esseri computerizzati si rivelano avere una forte propensione all’umanità.

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• BLACK MIRROR

La critica della società contemporanea dominata da una tecnologia che impazza, dove la situazione sfugge presto di mano e dove l’uomo per natura sociale diventa un animale asociale, coinvolto come è in questa realtà virtuale che ci circonda: sono questi i tratti essenziali di questa serie fatta di episodi autonomi, significativi e futuristici, che fanno riflettere, puntando i riflettori sulla nostra dipendenza dalla tecnologia e lasciando l’amaro in bocca.

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• ORANGE IS THE NEW BLACK

Perché parlare di carcere deve essere sinonimo di testosterone? Qui le protagoniste di una bizzarra prigione americana sono donne, cazzute, cazzutissime donne che tra lavori forzati, episodi di bullismo e di violenza gratuita, ironizzano su una cruda verità, strappando sorrisi ed aprendoci gli occhi.

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• BREAKING BAD

Un chimico, professore, con una degna famiglia, scopre di avere ancora poco tempo da vivere e, in preda a problemi economici e grazie all’incontro con un suo ex studente spacciatore, decide di “vincere facile” e guadagnare illegalmente producendo metanfetamine. Molto particolare. E dalle molte reazioni collaterali.

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• MR ROBOT

Sociopatico e nettamente ansioso, dipendente da morfina, spesso il male di vivere ha incontrato: ecco un breve e conciso ritratto dell’esperto di sicurezza informatica che è il protagonista. Lavora per una società a tempo pieno ma a tempo perso stalkerizza conoscenti e non svelando i meandri della loro vita privata hackerando quella rete che ben conosce. Viene ingaggiato da Mr. Robot, un anarchico insurrezionalista, per dare il suo contributo nel salvare l’umanità dalla corruzione. Angoscia in quell’insidioso labirinto della depressione altrui, travolge e stravolge.

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• NARCOS

La verve di questo delinquente narcotrafficante latino americano, dal carattere forte e dall’aspetto vintage. Con incursioni veementi in lingua spagnola. Uno spagnolo che fa ribollire il sangue nelle vene. Tratto da una storia vera, quella di Pablo Escobar che ha contribuito alla diffusione collaterale della cocaina in America e in Europa.

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• MASTER OF SEX

I segreti che si celano dietro al piacere femminile ed a quello maschile vengono indagati, studiati e sperimentati da un ginecologo “nerd”, apparentemente apatico ma sostanzialmente irriverente, che sperimenta prima su terzi e poi su se stesso, aiutato da quella balda donzella della sua segretaria, i meandri dei meccanismi ignoti dell’orgasmo.

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• FARGO

I fratelli Cohen colpiscono e scolpiscono la mente con questa stramba e splatter serie, da loro coprodotta ed ispirata ad un loro vecchio film. Psicologica e psicotica, ovviamente. Ovviamente strepitosa. Due stagioni, l’una indipendente dall’altra. Ora si attende con trepidazione la terza.

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• THE CROWN

La vera storia della regina Elisabetta, raccontata con estrema cura dei dettagli e con una toccante narrazione cinematografica, intrisa di sentimentalismo. Scorre lenta, a tratti annoia, ma piace ai più.

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• TWO AND HALF MAN

Risate, grasse e grosse risate. Due fratelli, uno ricco sfondato e sfrontato, l’altro povero e timido con una piccola peste a carico. Umorismo a non finire. Per quelle sere in cui si vuole alleggerire la mente.

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• THE NIGHT OF

Un omicidio, un apparente colpevole non colpevole, vittima di un sorpruso, ed un avvocato bizzarro che vuole fare un bel colpo. Incuriosisce scoprire quali grossi interessi si celano dietro ad una notte di sesso occasionale sfociata in tragedia.

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• THE NIGHT MANAGER

Il traffico illecito di armi ed il conseguente arricchimento di europei che smerciano illegalmente questa roba verso l’Oriente, portano un ex soldato, che ha visto morire a profusione poveri innocenti, a puntare i proiettori e fare luce sulla vita fatta di lussi e sregolatezze di un potente uomo inglese.

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• HOUSE OF CARDS

Gli intrighi più segreti della Casa Bianca sono raccontati in maniera avvincente da un attore premio Oscar che smaschera finzioni e convinzioni, svelando cosa si cela dietro un’apparentemente sana e normale legalità, scovando tra amori e tradimenti, tra apparenze e inganni.

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• UNA MAMMA PER AMICA

Ha accompagnato e continua ad accompagnare la vita di giovani figlie e di giovani madri, in un rapporto di parentela stretta che sconfina in un’amicizia vera, sana e indissolubile tra una madre ed una figlia fuori dal comune. Risate e spensieratezza.

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• DIVORCE

Un rapporto di coppia sopraffatto dalle abitudini di una famiglia assodata, dalle incombenze di una prole adolescente e impertinente, da un’inevitabile attitudine fedifraga. Il tutto raccontato in maniera briosa, tra fashion e humor. E poi la Sarah Jessika Parker è sinonimo di garanzia.

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• ABSTRACT: THE ART OF DESIGN

Questa docuserie partorita in casa Netflix racconta i mille volti del design tramite un’accurata selezione di giovani ed intraprendenti artisti, provenienti da diversi luoghi del mondo, dal disegnatore al fotografo, dal pittore all’architetto, facendo luce sul lato oscuro dell’arte in maniera fresca e giocosa.

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• LE REGOLE DEL DELITTO PERFETTO

Un thriller giudiziario capeggiato dal cazzuto carisma di un’avvocatessa e professoressa che si trova a fronteggiare casi difficili, come l’omicidio di una studentessa che scopre essere l’amante del marito. Contornata da cinque studenti prediletti e dai suoi fedeli associati, affronta con determinazione ed apparente sangue freddo ogni singolo caso. Un plauso alla regia ed al montaggio incalzante che contribuisce a fomentare quella suspance perenne.

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• BATES MOTEL

Inquietante, come lo sguardo statico del ragazzino protagonista, come la mente contorta della madre del ragazzino, altra protagonista. Questo thriller psicologico ha una trama avvincente e psicotica, liberamente ispirata a Psycho, per l’appunto. L’ira funesta, a volte soffocata, a volte emersa, dei protagonisti, gli porta a lasciarsi sopraffare dall’impulso di un’insana violenza, che sgorga da problemi direttamente in transito da un passato oscuro.

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• REVENGE

La vendetta servita a piccole dosi, con cognizione di causa e indistintamente ad ogni, seppur minimo, fautore di un’ingiustizia. La protagonista cerca di annientare lentamente ogni singolo colpevole dell’ingiusta condanna all’ergastolo di suo padre. Perché di tutte le armi con le quali possiamo combattere non ce ne è alcuna potente come la mente umana. Intrighi, denaro, scoperte, amori repressi e amori progettati, falsi sorrisi e finzioni infinite, fanno di Revenge una serie che ammicca, seppur sconfinando a volte in una irreale realtà.

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EMILY VANCAMP, HENRY CZERNY,  GABRIEL MANN, MADELEINE STOWE, CONNOR PAOLO, NICK WECHSLER, CHRISTA B. ALLEN, JOSH BOWMAN, ASHLEY MADEKWE

Una serie di #serie

Nice #Venice

Se mi dicessero di scegliere una strepitosa meraviglia italiana, dopo la mia amata pizza e la mia tanto interdetta Roma, beh, quella meraviglia sarebbe Venezia. Unica al mondo, nel suo genere e nella sua imperfetta compostezza, catapulta qualunque osservatore in un’epoca passata, permeata di allori e di romantiche sensazioni.

Una città costruita sull’acqua, che dall’acqua nasce e si erge in quelle architetture datate, fitte e maestose, che angosciano ed emozionano ad ogni singolo sguardo.

Ogni scorcio si riflette nell’acqua: nell’acqua dei canali, con le barchette parcheggiate e le gondole dondolanti in transito; nell’acqua delle pozzanghere, che ricamano i vicoli stretti e tortuosi, dove spicchi di sole cercano di farsi spazio tra ombre dense e insidiose; nell’acqua sul fondo dei calici un attimo prima pieni di spritz, dove galleggia una fettina di arancia, dove galleggiano i pensieri abbandonati.

Già all’uscita dalla stazione ci si immerge in questa strepitosa dimensione fatta di ponticelli, di vaporetti, di squarci di cielo rosato. E perdendosi tra le calle, colme di piccole botteghe artigiane, si incontrano piccole piazze che sembrano immense aprendosi a sorpresa dopo le fessure pedonali che si percorrono con un andamento lento e rilassato, con la voglia di scoprire cosa ti aspetta dietro il prossimo angolo.

Trasportati dall’incessante flusso turistico, che avanza inesorabile e rigorosamente a piedi, si arriverà a percorre il Ponte di Rialto, dove, salterellando sui suoi bassi gradini, l’ampio scorcio della città che si specchia nel Canal Grande vi sorprenderà. E passo dopo passo, salendo e scendendo su di innumerevoli ponticelli, si arriva alla maestosa Piazza San Marco: un ampio spazio aperto popolato da numerosi piccioni, oltre che da orde di turisti. Circondata da egregi palazzi, con decorazioni in un incesto di stili ai piani alti e con costosi caffè lussuosi ai piani bassi, è dominata da sua maestà Basilica di San Marco, con la prospiciente Torre dell’orologio, l’adiacente e stupefacente Palazzo Ducale e il dirimpettaio Campanile. Alto si staglia quest’ultimo nel bel mezzo della piazza, dominando dall’alto della sua posizione isolata l’intera città, ma ben pochi sanno che in realtà è un falso storico in quanto fu ricostruito come era e dove era dopo il crollo della torre campanaria originale nel 1902.

Dopo la visita di questi strepitosi monumenti ecco che l’odore salmastro ci sospinge sulle sponde più ampie del Grand Canale, dove si gode di un panorama mozzafiato e di ampie vedute della laguna, dove lo skyline confuso e superbo di questa città unica al monda fa finalmente capolino, dove ci si accinge ad ammirare il famoso Ponte dei Sospiri.

E riperdendosi tra le calle, per poi ritrovarsi nei piccoli Campi, tra orientamento e disorientamento, tra panni stesi e antiche casette colorate, si arriva in zona Castello e si rimane esterrefatti dalla decadente e datata bellezza dell’Arsenale, grezzo e robusto ma incredibilmente fatato.

Altrettanta bellezza la si ritrova nel quartiere di Cannareggio.

Dopo un caffè con vista panoramica e uno spritz ghiacciato preparato rigorosamente con dell’ottimo vino bianco, dopo un dolce gustoso e una svaria di cicchetti appetitosi al sapore di mare, meritano una visita alcuni musei degni di nota come il Museo Peggy Guggenheim, le Gallerie dell’Accademia ed i Musei civici e le innumerevoli e notevoli chiese, alcune dei quali con campanili imponenti e pendenti.

Poi ci stanno le splendide isole di Murano e Burano, ma loro meritano un articolo a parte.

Nice #Venice

Reporting from the #front

Mancano solo pochi giorni al termine della 15. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia dal titolo Reporting from the Front, presieduta da Paolo Baratta e diretta dall’architetto cileno Alejandro Aravena. Un grande architetto che nella sua semplice essenza ha messo in piedi una grande mostra dal gusto semplice, essenziale ed esistenziale.

L’architettura si manifesta agli occhi critici degli addetti al settore, suscitando un invidioso stupore o, raramente, un indignoso rigetto.

Un’architettura di qualità: quella povera, che parte dal basso; quella partecipata, che attizza ogni possibile fruitore; quella ecocompatibile, che con leggiadra attenzione rispetta l’ambiente.

Si punta alla condivisione con un pubblico ampio di opere architettoniche che spaziano in nuovi campi d’azione, che sconfinano i risaputi orizzonti approdando in dimensioni che integrano differenti settori, come quello artistico e culturale, quello politico e quello sociale, quello economico e quello ambientale.

Architetture pensate, architetture ritrovate, rinnovate o innovate; architetture che rispondono a delle domande o che le aggirano con costruzioni furibonde. Ma pur sempre architetture che suscitano una qualche sorta di emozione.

L’esposizione che si snoda all’interno degli spazi dell’Arsenale mostra i retroscena di un lavoro efficace e costante, in una sorta di work in progress che si evolve durante il percorso adagiato su di una grafica accattivante e alternativa.

I padiglioni dei giardini espongono con chiara eleganza o con complessa opulenza i lavori più validi realizzati all’interno e non del proprio paese, esaltando con discrezione dei progetti eclatanti e ben riusciti; eppure talvolta tendono ad un’autoreferenzialità che perde di vista l’obbiettivo della mostra, sconfinando verso una monumentalizzazione del proprio lavoro non sempre qualitativamente elevato.

Ecco in piccoli shot il mio Reporting:

 

Reporting from the #front

#Napulè mille colori

Vedi Napoli e poi muori.

E poi muori perché ti sparano, perché ti derubano e ti minacciano, perché ti viene un infarto quando un motorino con a bordo almeno tre persone, rigorosamente senza casco, ti sfreccia accanto. Perché ti investono ignorando un semaforo rosso che per i nativi del posto è un mero arredo urbano.

Si, forse intendono questo asserendo quella frase.

Perchè appena si sbarca in quella giungla urbana, ogni luogo comune viene confermato. Già sul treno direzione Napoli si percepisce un’aurea di illegalità. Ma forse anche questo fa parte della bellezza di questa città: il proibito consentito, il grottesco.

A Napoli, però, si può anche morire di bellezza e di felicità. Perché quel sole millanta un lucente e brillante calore, posandosi quieto sulle acque salmastre di un rarefatto orizzonte e sui dolci pendii del Vesuvio che imponente sopisce. Perché il mare luccica e tira forte il vento. Perché le strade profumano di tradizione. Perché cammini per quelle viuzze e odi il caldo rumore delle posate metalliche sbaragliare dentro piatti di ceramiche colmi di pasta e patate, pasta e fagioli, pasta e ceci, nelle case di famiglie rumorose, numerose, unite.

Perché le pizza è troppo buona. Perchè la pizza fritta lo è ancora di più. Perché hai mangiato troppa pizza. Perchè la mozzarella di bufala è sempre al top. Perchè il caffè è fatto a regola d’arte. Perchè la croccantezza di una sfogliatella calda e fragrante appena sfornata o la bollente friabilità di un morso di frolla o la succulenta ed ineguagliabile sofficezza di un babà ti elevano ad un paradiso terrestre appena prima sconosciuto.

Così, a partire dalla stazione che tende sempre più ad un design d’avanguardia, transitando in metro nelle spettacolari fermate dell’arte, per poi passeggiare e fare shopping in via Toledo e nella galleria Umberto I, sino a raggiungere sua maestà piazza del Plebiscito con il suo gigante palazzo reale dall’ampio colonnato neoclassico, si arriva dolcemente sul lungomare, dove la vista è mozzafiato e l’andamento si accorda al dondolio dell’acqua marina, dove il paesaggio naturale viene brevemente interrotto dalla sobrietà dell’antica costruzione di Castel dell’Ovo.

È d’obbligo un’elevata passeggiata al Vomero, un tour nella Napoli Sotterranea e nella Galleria Borbonica, una visita al museo di Capodimonte e alla Cappella di Sansevero con la statua del Cristo velato, una sbirciatina al Maschio Angioino.

E poi si deve assolutamente varcare la soglia del popolare quartiere Spaccanapoli, per visitare il Duomo e ammirare parte dello splendido tesoro di San Gennaro; per conoscere la vera e tipica Napoli, tra panni stesi e svolazzanti al vento su fili tesi, tra fascinose corti accroccate e vicoli stretti e chiassosi.

Ci si può spingere oltre azzardando addirittura una passeggiata nei veraci quartieri spagnoli, per una tappa obbligata nell’ancora più verace cucina di Nennella.

Perché se arduo sarà scegliere se prediligere la storica pizza di Michele o la bivalente pizza di Sorbillo, la trattoria da Nennella accorda tutti. E poi il caffè si prende rigorosamente da Gambrinus, il babà da Scaturchio, le frolle e le ricce ustionanti da Attanaglio, i fritti da asporto da Di Matteo.

 

Passeggiando allegramente tra illegalità e tradizione, tra stupore e meraviglia, in un altalenante ibrido brivido di terrore e di piacere, che pervade questa città fatta di contrasti, l’idillio di un boccone della vera pizza prevarica ogni vano tentativo di furto.

 

#Napulè mille colori

#Portogallo brincando brincando 

Colori accessi, gente vivace e verace, profumo di oceano. Spioventi tetti, vestiti di coppi di una terracotta intensa, scandiscono un cielo azzurro a sud, grigio e denso di vapore acqueo a nord. Ceramiche arzigogolate e raffinate. Ruderi residenziali contrastano a malapena la gravità temporale. Lo spettro del tempo che passa impregna l’aria delle città, tra sprazzi di architettura nuova ed essenziale, nella forma e nella sostanza, bianca e pura o allegramente colorata, e sprazzi di architettura abbandonata, vecchia e rifunzionalizzata, che esonda di nuova vitalità e di ritrovata positività.

Salite e discese. E salite. E sanpietrini ovunque, che caschi anche sull’asciutto. Acqua dolce e acqua salata, il fiume che si confonde con il mare, l’orizzonte che si confonde con un ponte. Natura selvaggia, ripida e irruenta. Scogliere pungenti tra sprazzi di sabbia dorata. Onde sulle sponde alte, sulle sponde basse. Brezza marina e ventata di sud.

I vestiti sgualciti dalla compressione in una valigia un po’ troppo piena: piena di vestiti, di gioia, di voglia di scoperte e di libertà.

Il vino buono, a poco prezzo. Il vino verde. Odore di sardine arrosto che ti ricorda che è quasi giunta l’ora del pranzo o della cena, anche se tu stai ancora facendo colazione. Un’ottima bica (caffè ristretto) in ogni momento della giornata, per farti sentir meno la nostalgia di quella buona tazzina di espresso italiano. La buccia di patate fritta, unta e croccante. L’abuso di aglio e cipolla, ovunque. Le chewing-gum alla cannella. Il polpo tenero e soffice come mousse.

Ma anche un popolo di teste calde pronte ad infervorarsi per un niente, di parcheggiatori abusivi, di un numero vertiginoso di spacciatori, di conducenti di tram che corrono come se fossero su un circuito di formula uno, di camerieri che oscillano tra l’essere troppo burberi e l’essere troppo poco gentili e, per fortuna, anche di automobilisti che, nonostante la lancetta del contachilometri supera il numero 100, si fermano a 10 metri dalle strisce pedonali per fare attraversare te pedone spaventato.

Un’aureola profusa di buonumore, nonostante tutto.

Ecco immagini di scorci che da Lisbona a Portimao, passando per Cascais, cabo de Roca e Sintra, da Aveiro a Porto, transitando per Costa Nova, hanno suscitato emozioni alla mia calda vacanza d’agosto, sorprendendo i miei occhi, anche se un po’ meno di quanto immaginassi.

 

#Portogallo brincando brincando 

#Salento e sono contento

Dai, lo so che molti, anzi troppi, di voi quest’estate si crogioleranno sulle spiagge del meraviglioso Salento. Ammettetelo pure. E come darvi torto!

Il sole imbrunisce quieto la pelle, il mare cristallino, di quell’azzurro indescrivibile, così puro che pare quasi impercettibile allo sguardo, rigenera, con il dondolio delle sue fresche acque, corpo, mente e cuore; la candida sabbia dorata, raffinata ed insinuosa, bolle debole sotto i piedi. Il mediterraneo splende pacato e si dilunga su piccoli paesi che profumano di iodio, di sale e di semplicità. Il mare è bello, la gente è brava, il cibo è buono.

Da nativa del posto ecco una selezione di alcuni imperdibili luoghi da visitare.

Lecce. Cuore nevralgico del Salento, punto di arrivo e di partenza per molti, è la Firenze del sud, capitale del barocco leccese, scenario senza tempo dove la locale pietra calcarea assume dinamiche e organiche sembianze, in un amplesso di forme naturali, tortuose, bizzarre. Tra architetture barocche, resti di architetture romane, tetti piani e campanili irti, trionfano anche i sapori della tradizione in una cucina che racchiude tutto il mediteranneo, caldo e saporito rustico leccese incluso.

Dopo questa tappa obbligata, nel proseguire della discesa verso il tacco d’Italia meritano una visita la città di Galatina, che ostenta architetture più pacate ma pur sempre fascinose, dove tra le vie del centro storico potrete gustare il famoso pasticciotto di Ascalone, l’originale e inimitabile dolce salentino, e la città di Nardò, che offre un centro storico davvero incantevole. Rotolando verso sud arriverete ad immergervi nelle splendide acque di Punta Prosciutto per poi sbarcare a Porto Cesareo, meraviglia del Salento, con spiagge dorate e mare mozzafiato che si insinua tra la costa sinuosa e le torri robuste. Imperdibile è la piccola isola dei conigli, raggiungibile via barca o anche a piedi, via mare, se una bassa marea lo concede, vera oasi di pace e di felicità. Naturale prosecuzione sono le coste aride e rocciose di Porto Selvaggio, tra fichi d’India e arida e piatta terra rossa, di Santa Caterina, bella di giorno e fantastica di sera, e di Santa Maria al Bagno, dove potete ammirare le quattro colonne, ossia quel che resta di un antico edificio. E passando per Lido Conchiglie e Rivabella, si giunge finalmente a Gallipoli, con questa coast to coast che dà spettacolo. La perla dello Ionio si staglia in tutto il suo splendore, padrona di un mare che non conosce rivali. Partite dalla litoranea, spaparanzatevi in spiaggia, raffrescatevi in mare, e dopo una frisa al pomodoro ed un caffè in ghiaccio, rilassatevi per caricarvi ad affrontare uno dei numerosi aperitivi sulla spiaggia. Per cominciare bevete un fresco cocktail sulla terrazza del lido Zen. E poi concedetevi pure due salti tra gocce di sudore e fiumi di alcool al Samsara, con la musica “a palla” sotto un sole rovente, aspettando il calar delle tenebre e l’impennata della libido. Se vi strazia tutta questa mondanità, dirigetevi al Porto di Gallipoli, dove potrete assistere allo sbarco delle paranze e all’asta per la vendita del pescato del giorno. Lì nei pressi, al mercato del pesce, potrete gustare frutti di mare crudi appena pescati, sorseggiando un fresco bicchiere di vino bianco. Passeggiando lungo le mura del centro storico, potete calare nella piccola spiaggetta della purità, per un tuffo al tramonto insieme ad un sole infuocato che si tuffa più a largo. Scorgerete la vicina isola di S. Andrea, con il suo faro lampeggiante, che potrete ammirare da vicino tramite un’escursione in barca. E poi perdetevi tra i vicoletti tortuosi della città vecchia, ammirate le caratteristiche corti, assaporate l’odore del mare profuso e privo di interruzione, senza dimenticare di visitare lo splendido castello Angioino, l’antico frantoio e la cattedrale, e di assaporare la cucina locale a base di pesce fresco in uno dei tanti suggestivi ristorantini che troverete lungo il vostro percorso. Per concludere la serata un drink nel design raffinato del Blanc e poi a ballare di nuovo in spiaggia o nell’elegante Rio Bo, oppure ad ascoltare musica live al Parco Gondar o al Cotriero, in riva al mare.

La punta del tacco d’Italia sembra ancora un miraggio ma andando giù in fondo, dopo un bagno rigenerante nelle acque idilliache di Punta della Suina, ammirerete i paesini e le marine che si destreggiano su di una costa rocciosa e frastagliata, con particolari e sui generis ville settecentesche che, con colori accesi e decorazioni a volte estreme addossate su profili dalle linee pure, caratterizzano la litoranea. E passando per Mancaversa, Torre Suda, Torre S.Giovanni sino a sguazzare in quel lembo di spiaggia più conosciuto come le Maldive del Salento, arriverete finalmente nella tranquilla chicca della penisola salentina: S.Maria di Leuca. Un pronunciato promontorio con un vistoso faro ed una austera ma maestosa basilica, primeggiano e sovrastano due mari eccezionali veramente, il mar Ionio ed il mare Adiatriaco, che qui si incontrano e si confondono, sconfinando quella linea immaginaria che gli separa, protraendosi dalla punta della scogliera. Salendo quel numero smisurato di gradini, si raggiunge la vetta e si resta a bocca aperta davanti a quel panorama mozzafiato, davanti a cotanta natura selvaggia, davanti ad un orizzonte sconfinato.

E’ giunto il momento di esplorare la costa adiatriaca, risalendo la penisola dal lato opposto, e rimembrando una litoranea ionica da incanto. Ecco l’adrenalinico ponte Ciolo che, alto e superbo, sovrasta un mare dove i più temerari improvvisano tuffi estremi. E poi ecco la fantastica e storica discoteca sul mare Gibò, dove vale la pena fare due salti a ritmo di musica per dare ancora più brio ad una serata vacanziera. Passando per Castro, piccolo e adorabile paese incastonato nella roccia, per le antiche grotte della Zinzulusa, per Santa Cesarea Terme, dove scogliere a picco primeggiano un mare da favola e dove le innovative biopiscine dello stabilimento balneare 19 Summer Club registrano quasi ogni giorno il tutto esaurito, si approda nella romantica Otranto, fraterna rivale della diametralmente opposta Gallipoli. Piccola e discreta, stupisce con l’elegante fascino del suo centro storico, con la forza del suo castello, con il dominio del suo mare. Ottimo contorno sono i laghi Alimini, le rosse e marziane cave di bauxite e la prospiciente baia dei Turchi, dove la macchia mediterranea trionfa.

Prima di abbondonare questo paradisdo naturale che la splendida cornice del Salento vi offre, non dimenticate di fare un’immersione tra le scogliere sproloquianti di Torre dell’Orso e di ballare salterellando sulle note della travolgente pizzica e taranta, con un tamburello in mano, lasciandovi andare in un moto perpetuo che vi coinvolgerà attraversendo l’entroterra salentino, tra i paesi della grecìa, come, il più noto tra tutti, Melpignano.

E dopo aver salpato virtualmente acque e terre del profondo Sud, con un immaginario fomentato da parole che non rendono giustizia, non vi resta che viverlo, questo Sud, in tutto il suo magico splendore.

Un tuffo dove l’acqua è più blu, e tanto altro in più!
E poi il solo caffè in ghiaccio con latte di mandorla, sorseggiato per meglio deglutire un fragrante pasticciotto con compatta crema bollente, vale la visita.

 

#Salento e sono contento