#SaloneDelMobile2017:dentro e fuori

È da poco calato il sipario su una Milano agghindata a festa per la tanto attesa settimana del design. Il salone del mobile si è appena concluso ed ha lasciato dietro di se il riverbero di quel barlume di innovazione che, da sempre, lo caratterizza.

Con un sole splendente come non mai ed un corposo susseguirsi di eventi, in un andirivieni perpetuo di gente cosmopolita e bizzarramente vestita, la seriosa città del nord Italia si è risvegliata, destando anche gli animi più assopiti, e si è esposta con bizzarria agli occhi del mondo intero, mostrando il design di qualità, che sia semplice o essenziale, estroso o elegante, tradizionale o innovativo.

Prima tappa d’obbligo è Rho Fiera, per assaporare il gusto vero delle eccellenze dei complementi d’arredo e del lighting, in un’esposizione senza infamia e senza lode, dove oggetti da un monotono sapore vintage e dai colori cupi si ripetono scandendo il nostro camminare agguerrito, eccezion fatta per la splendente (in tutti i sensi) esposizione di Euroluce e per quel miraggio di avanguardia del Salone Satellite.

Dopo una veloce ma lunghissima carrellata di arredi, è il momento di immergersi nell’estasiante mare di eventi che solo il Fuori Salone può offrire.

Aleggia creatività nell’aria e in quelle strade percorse da corpi fuggenti e sfuggenti, che trasudano estro (spesso di cattivo gusto) dai loro look troppo eccentrici.

Perdendo l’orientamento tra i vicoli, le corti e le botteghe di Brera, adornate con allestimenti molto particolari, per poi catapultarsi nel cuore pulsante di via Tortona, dove spritz ghiacciati contornano esposizioni brillanti, dopo una lunga fila per ammirare la tanto ambita installazione di Cos, dove bolle rarefatte cascano da un albero astratto e si spospingono ovattate su mani con i palmi rivolti in alto, non può mancare una tappa “foodie”.

Nel centro di Milano, in un nuovo pastificio come una volta dal nome “Pasta d’autore”, dove una nonnina energica stende sfoglie di pasta fresca a profusione, c’è ad attenderci un agguerrito chef Rubio, pronto ad accogliere amanti di design e, soprattutto, di cibo, impazienti di cimentarsi nella preparazione del tortello perfetto, da trasportare nel packaging perfetto.

Sguardo stanco, braccia conserte, avambracci tatuati, che sembrano esplodere sotto i succinti risvolti di un candido grembiule bianco, e tanta voglia di raccontare e di dimostrare come fare: ecco Gabriele Rubini che presenta il progetto di “Origami Italiani”, il nuovo pack dal design ergonomico (per il tortello) e innovativo, atto ad accogliere porzioni di tortelli impilati e leggermente sovrapposti tra loro, in un accostamento che ne preserva l’integrità e la bontà.

Con la complicità e l’elegante maestria del designer Filippo Protasoni, chef Rubio pensa, realizza e presenta la confezione ideale per i tortelli, bramoso com’è di innovazione, quasi quanto lo è di cibo.

La creatività sposa la tradizione e così, da un semplice foglio di carta, opportunamente piegato, si ottiene un tubo a sezione triangolare che diviene un impeccabile contenitore di pasta fresca, così come un foglio di pasta fresca, accuratamente ripiegato, diviene un impeccabile contenitore di un ripieno succulento. Semplice, facilmente trasportabile e dalla facile apertura che permette di far cadere a cascata ogni singolo tortello nell’acqua bollente in fase di cottura.

Dopo la simpatica presentazione di questo geniale ed essenziale progetto, nato dall’idiosincrasia di Rubio per lo sballottamento della pasta fresca adagiata su di un banale vassoio, si diventa subito operativi piegando prima la sfoglia del tortello, per racchiudere un ripieno di patate, menta e pecorino, e poi il foglio di carta della confezione, per racchiudere i tortelli hand made, pronti a resistere alla prova di sopravvivenza al trasporto in una Milano affetta da maratone feroci nei distretti del design.

E dopo l’assaggio del tortello preparato e cucinato in questo ristorante-laboratorio a conduzione familiare, una Peroni cruda gelata e un immancabile selfie con Rubio, il matterello lo offre la casa. Rigorosamente da apporre sotto l’ascella, insieme alla confezione di pasta fresca.

Rifocillati si è pronti per rincorrere esposizioni furtive, sgambettando da una parte all’altra, per poi vagare con gli occhi sgranati dalla curiosità nel cortile dell’Università Statale. Qui rinomati artisti e architetti internazionali hanno dato sfogo al loro estro realizzando piccole ma grandi installazioni. La mostra Material Immaterial presenta micro-architetture e macro-oggetti realizzati ponendo particolare attenzione alla sostenibilità e a processi produttivi innovativi.

Salendo la scalinata in legno, grezza ed essenziale ma al contempo maestosa, progettata da Michele De Lucchi, si può cogliere l’essenza della corte di questo bellissimo palazzo storico che ospita l’Università, scorgendo in una vista a volo d’uccello ogni singolo elemento scultoreo che la riempie. Capeggia in alto una frase che contiene tutte le lettere dell’alfabeto, scritta con un font luminoso dai tratti eleganti, progettata da BIG per Artemide.

Ma è in uno dei piccoli chiostri secondari che la semplicità vince su ogni complessità artistica: grandi specchi, posti e disposti in maniera geometrica al centro della corte, occupano si lo spazio ma creano l’illusione di essere superfici immateriali, riflettendo le quattro facciate del chiostro e dando una visione d’insieme dell’intero spazio aperto da ogni punto di vista. Plauso ad Antonio Citterio.

Per concludere non si può non immergersi nel top della tradizione visitando la mostra per i 90 anni di Cassina, curata da Patricia Urquiola. Arredi di gusto e di lusso si stagliano nello splendido spazio della Fondazione Feltrinelli, progettata da Herzog&De Meuron e ultima arrivata nello scenario dell’architettura contemporanea milanese.

Calibrando quella ventata di cambiamento con un occhio di riguardo per la tradizione, il Salone del mobile tira così le somme su ciò che accade nel mondo del design.

#SaloneDelMobile2017:dentro e fuori

#CVTàStreetFest: l’arte che non ti aspetti

Cosa succederebbe se un borgo ancora non del tutto abbandonato nel cuore più introverso del Molise si animasse di rinomati artisti di strada che, armati di bombolette spray colorate, iniziassero ad imbrattare con maestria muri di edifici datati e decrepiti? Ecco: succederebbe un gran bell’evento!

Ed è questo che è accaduto lo scorso weekend a Civitacampomarano, un piccolo paese irto su di una collina rocciosa, ispida e scoscesa, a pochi passi da Campobasso, che ancora sopravvive allo spopolamento dei borghi storici (ed all’adsl!).
Una serie di street artist internazionali e di lodevole fama, sotto la direzione artistica di Alice Pasquini, famosissima artista che con la città di Civitacampomarano ha uno sviscerato legame (il piccolo borgo ha dato i natali ai suoi nonni), si sono messi all’opera, in una full immertion di arte estemporanea per ben quattro giorni, sotto gli occhi curiosi della popolazione prevalentemente anziana del luogo e dei numerosi “turisti per caso” accorsi per l’occasione. Tra questi si è fatto notare, per fama e per mole, colui che di street se ne intende, anche se culinareamente parlando: Chef Rubio! Armato di reflex al collo, immortalava artisti, opere e scorci senza tempo, rigorosamente con la bocca piena che, in un costante movimento mandibolare, addentava qua e là caloriche specialità locali.
Lo street food è stato infatti il secondo protagonista della manifestazione: un ardente brace in piazza, accesa al calar del sole per la cottura di salsicce locali, accostata ad una “rostella” elettrica per cuocere un numero illimitato di arrosticini e punti di degustazione in varie case, dove esperte “massaie” preparavano, con cura e con abbondante olio, pietanze tipiche, hanno fatto da contorno alla portata principale a base di estrosi murales in itinere. Ciliegina sulla torta le note graffianti di dj Gruff alla consolle.

Il paese si anima come non mai, rivive ricordi di vecchi splendori con nuovi colori, si veste di contemporaneo indossando i graffiti ramificati di Pablo Herrero, la trama delle fantasie di Uno, le sagome intersecate dell’uruguaiano David De La Mano, gli stencil fotografici di Icks, il mondo visionario di Hitnes, l’immaginario dipinto di Alicè. Ed una vecchia cabina telefonica diventa verde Whatsapp, l’apetto molisano si colora di azzurro e capeggia sul fianco la scritta WeTransfer, una panchina veste un azzurro di un tono differente con accostato il cinguettante simbolo di Twitter, la farmacia ha apposto il logo dell’antivirus Avast, la bacheca comunale quello di Facebook e la cassetta delle poste quello di Gmail, il tutto grazie alle rivisitazioni di Biancoshock.

Colori, rumori di sorrisi e di un click di scatti rubati, odore di vernice, profumo di cibo unto molisano, aroma di aria sana, di gente sana, hanno pervaso il paese inondandoci di sapori genuini e di un’arte partecipativa che non conosce i confini del tempo.

#CVTàStreetFest: l’arte che non ti aspetti

#Culinaria: uno spettacolo di cucina!

Roma. Qui si magna e qui si beve. Ma questo weekend bando a locali, trattorie, brunch glamour e burger night: questo weekend la cucina, quella vera, ma soprattutto quella creativa, è solo al Capitol Club di Roma, che ospita la decima edizione di Culinaria_Il gusto dell’identità. Una full immertion in uno spettacolo di cucina, in un trionfo di sapori, colori, ingredienti, che, in un tripudio di idee bizzarre e innovative di chef di alto livello, alcuni dei quali addirittura stellati, è pronta a regalare attimi di esultanza anche ai palati più esigenti. Il tema di questa edizione è il Futurismo in cucina, nell’ottantacinquesimo anniversario del lancio del “Manifesto della Cucina Futurista” del folle Filippo Tommaso Marinetti, con l’intento di promuovere una rivisitazione di una sana cucina mediterranea, aperta a incursioni esotiche ed orientali, prediligendo ingredienti naturali, integrali e non raffinati, per un’auspicabile prevenzione oncologica. L’intento è ancor più benefico in quanto parte del ricavato sarà devoluto per sostenere la ricerca sulle malattie rare.

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Interazione tra musica e arte, tra arte e cucina, tra cucina e salute: il tutto accompagnato da estemporanee culinarie, assaggi fortuiti, ricette decantate, degustazione di ottimi vini, una vasta scelta di birre artigianali, piatti gourmet dolci e salati, intenti sociali e delle deliziose note musicali. Esordiscono carichi chef da ogni dove, esaltando sapori convenzionali con abbinamenti tutt’altro che convenzionali.

Adorabile la pasta non pasta e quindi senza glutine, con inebriante profumo e avvolgente sapore di mare, di Roy Caceres, sbarcato dal ristorante Metamorfosi di Roma.

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Ovviamente stupisce ancora Gabriele Rubini, in arte Chef Rubio: unto e bisunto, bello e dannato, crude e crudele nella preparazione di piatti raffinati dagli accostamenti azzardati ma azzeccati, come il cono di perilla con amaranto, crema di zucchine, anacardi, yogurt ed una manciata croccante di uova di salmone. Lui che parla come mangia; lui che non è in grado di perdere il suo savoir-faire neanche quando parla del ruolo dell’olio di soia nel prevenire i tumori alla prostata; lui che imbocca con dolcezza arrogante i bambini; lui che, colmo d’emozione e con voce a tratti tremolante, si fa portavoce di “Vite coraggiose_Fondazione Ospedale Bambin Gesù onlus” nella promozione di una cucina di qualità all’interno degli ospedali e soprattutto a portata dei più piccoli. E poi un selfie con lui e fatto da lui vale molto più dell’assaggio di mille dei suoi buonissimi piatti!

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Folle l’esibizione ai fornelli di Walter Musco dalla Pasticceria Bompiani di Roma e del suo team, che si immedesimano totalmente in memorie futuriste con slanci e lanci di ingredienti.

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E dopo esibizioni musicali, note di oggi con DJ Stefano Gamma e note d’altri tempi con le Mille Bolle Blu di Nicky Nicolai accompagnata dal jazzista italiano per eccellenza Stefano di Battista, chiude la cucina la stellata Cristina Bowerman, dalla Glass Hostaria di Roma, unica donna in scaletta, che ci convince con fare discreto e con un piatto dal gusto semplice e popolare, senza esimersi da un tocco di raffinatezza nel raccontare in una padella la sua interpretazione di Trastevere. Commenta incalzante il mitico architetto e critico Luigi Prestinenza Puglisi.

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Chiudono le danze della prima delle due giornate di questo evento, gli artisti del drink perfetto del The Jerry Thomas Project.

Oggi un’altra ed ultima giornata, con un’altra intensa e sorpendente scaletta, pronta ad allietare la vostra domenica foody! Pance, fatevi capanna!

www.culinaria.it 

Culinaria_Il gusto dell’identità _Capitol Club _via Giuseppe Sacconi 39 _Roma

#Culinaria: uno spettacolo di cucina!