#NonSopporto

Facile a farsi, difficile a dirsi, tendiamo con incredibile frequenza a celare o ad omettere le nostre repulsioni.
Nell’epoca in cui si cercano sempre più consensi, sottolineando le cose che amiamo, ho deciso di provare a sfogarmi spiattellando liberamente tutto ciò che proprio non sopporto, perché se la speranza è l’ultima a morire, la pazienza, invece, è la prima a perire.

Ecco cosa io davvero non sopporto (anche se poi alla fine sono molto tollerante).

Il caffè in vetro. Lo zucchero nel caffè. Il caffè in ghiaccio senza latte di mandorla. La moka da lavare. Il letto da rifare. La guancia sgualcita dal sonno. Chi si azzarda a rivolgermi la parola prima del mio primo caffè mattutino. Il cappuccino tiepido. La televisione accesa mentre si dorme. Il cellulare lasciato a caricare mentre si dorme. Il cellulare acceso mentre si dorme. La sveglia dell’IPhone che si rifiuta di suonare se il telefono è spento. Il volume della TV troppo alto. Il doppio cuscino. Le lenzuola di flanella. I soprammobili. L’asciugamano attorcigliata in bagno. Il tappo del bagnoschiuma aperto. La tavoletta del wc alzata. Il rotolo di carta igienica terminato. L’acqua del rubinetto che scorre mentre si spazzolano i denti. Il tubetto del dentifricio ripiegato. L’accappatoio bagnato posato sul letto. I piatti di plastica. I tovaglioli di stoffa. Le tovaglie. Una bocca estranea a me che beve nel mio bicchiere. Il ticchettio dell’orologio mentre provo, invano, a dormire. Il ronzio dell’aspirapolvere. Le sonorità di un phon. Chi strilla quando parla. Chi alza subito il tono di voce. Coloro che non ti guardano mentre parli loro. Oziare nel letto senza dormire. La gente pigra. La gente che non viaggia. La mancanza di curiosità. Gli immuni alla cultura. Le persone a dieta. Le persone litigiose. Gli invidiosi. I bugiardi. La gelosia. Chi ha il doppio cellulare. Chi non compra libri, chi non legge libri. La prima fila al cinema. Chi salta la fila. Chi chatta su whatsapp al cinema. Chi usa il cellulare mentre guida. Gli uomini che spengono la radio quando parcheggiano. Il tutto esaurito al concerto dei Coldplay. Le persone esaurite. Chi non si siede al proprio posto assegnatoli ad un concerto all’Olimpico. Chi odia il teatro. Le poltrone del teatro talmente alte che mi penzolano le gambe. I fotografi che si lasciano sopraffare dal fotoritocco. Le emoticons su volti fotografati di bambini piccoli. La radio che passa sempre le stesse canzoni. La pubblicità dì Spotify. Chi non consacra le feste. Gli asociali. I compleanni in cui si paga alla romana. I permalosi. Chi, anche solo inconsapevolmente, mi ruba la penna. Chi si intasca l’accendino. Chi sotterra le cicche nella sabbia. Chi getta le carte per terra. Chi posa le borse per terra. Gli incivili. Gli impliciti. Le amicizie di circostanza. Il profilo di Instagram privato. Chi ha mai anche solo pensato di comprare followers su Instagram. Chi nasconde le amicizie dal proprio profilo Facebook. Chi mi vieta di sbirciare il proprio profilo Facebook. Il mio amico di Facebook che non mi saluta. Il profilo di coppia su Facebook. L’amica o l’amico che quando si fidanza puff: sparisce. Le canzoni di Clementino. L’ultimo album di Ligabue. La puzza di sigarette. Il tanfo di sudore. L’odore della candeggina. Il sapore del coriandolo. L’alito al mattino. Il rumore dei respiri durante una lezione di yoga. Il seitan. I funghi secchi. L’insalata in busta. L’avocado acerbo. Le banane mature. Coloro che camminan nel bel mezzo di una carreggiata, ignorando i marciapiedi. Il doloroso sellino della bicicletta. I pittbull lasciati liberi. Gli uomini che pisciano per strada. Quelli che sputano per terra. Le approssimazioni. L’assenza di galanteria. La carenza di intraprendenza. Gli addii. L’apatia. Le mail spam. Chi non legge i miei articoli sul blog. Le lampade Seletti. Le serie non aggiornate su Netflix. Gli influencer. I timidi dinanzi a un buffet. Chi non divora gli stuzzichini ad un aperitivo. Il ghiaccio nella Coca Cola. Chi vuole avere sempre ragione. Chi nega l’evidenza. Quelli che “je rode” sempre. Le donne che allattano in pubblico. Le unghie dei piedi senza smalto. Le unghie lunghe delle mani con lo smalto scuro. Lo smalto delle unghie degradato. I graffi sulla stoffa. Lo scontro di una forchetta di metallo con i denti. I dolori mestruali. I brufoli. Barbara d’Urso. Lavorare di domenica. Le torte bagnate con troppo liquore. Chi parla troppo. Chi, invece, parla troppo poco. Gli egoisti. Chi non sa ascoltare. L’ape piaggio che puntualmente avanza lentamente davanti a me, mentre il mio piede destro freme sull’acceleratore perché sono in ritardo. Il sabato sera a casa. La pizza con poca mozzarella. Il prosciutto crudo cotto. I cornetti surgelati. Il presunto cornetto alla Nutella che poi ha dentro una mera e triste imitazione della Nutella. L’olio di palma nella Nutella. Le Gocciole alla nocciola. Il pacco di Pandistelle che finisce subito. I Ringo. La carne di agnello. La carne al sangue. Le cozze crude. Le persone che si accollano. Il pesce surgelato. Il pasticciotto di quel bar a Gallipoli che non è più come una volta. Gallipoli ad agosto. Le lattine di birra. La birra Lambic. Il vino mediocre. L’acqua Levissima. Le borse Michael Kors. La Ferragni. Gli insetti. Il film de I soliti idioti. Il caldo atroce. Le macchine bianche. La musica techno. L’edilizia becera. L’architettura scadente. Le persiane verdi. La spazzatura per strada. Le lenti a contatto. Gli occhiali sporchi. Una donna con i capelli corti. Un uomo con i capelli lunghi. La forfora. I parrucchieri che tagliano i capelli con lo sfilzino. La shampista con la ricostruzione delle unghie che ti scartavetra il cuoio capelluto. Le estetiste indelicate. I capelli grassi. La pelle secca. I gomiti screpolati. I peli sulla lingua. Le commesse che non rispondono al tuo “Buongiorno”. La sauna. La posta pubblicitaria che suona sempre e solo al tuo interno. Il solletico. Gli assorbenti interni. L’idea di partorire. La sabbia nel costume. Il mare agitato. Le persone agitate. I ritardatari. Chi non mantiene la parola data. Chi spiffera un segreto. Chi disprezza il sud. Chi odia il nero. I razzisti. L’accento barese. Il riso scotto. La pasta scotta pure. I profumi troppo dolci. Le camicie senza i bottoni sino al collo. La chiazza di sudore sulle camicie. L’alone del deodorante. L’impronta del mascara sulle palpebre. Chi vive nel passato. Chi pensa troppo al futuro. Chi mi chiede quando mi sposo. Chi mi chiede se sono un architetto di interni o di esterni. Coloro che pensano che un geometra sia più economico di un architetto. Chi mi calpesta i piedi. Chi prova a mettermi in testa i piedi. I tirocini non retribuiti. L’errore irreversibile di Autocad. Il 29 agli esami universitari. Un 110 senza lode. Quel “Le faremo sapere”. L’arroganza. I libri con la copertina rigida. Il calzino che cede. Il calzino spaiato. Le mutande slabbrate. Un uomo con le mani piccole. Un uomo con i piedi grandi. I parcheggiatori abusivi. La sedia appena sotto il ciglio del marciapiede per preservare il parcheggio davanti casa. Il servizio al tavolo non incluso nel prezzo. Una bionda piccola a 5€. Un cocktail a 10€. L’IVA. Alcune leggi italiane. Chi non rispetta le regole. I conti alla rovescia. I conti che non tornano. Il conto in rosso. Gli hotel senza la colazione inclusa. La moquette. Il cameriere di Starbucks che sul mio bicchiere scrive Alice invece di Alessia. Il menú turistico. Le persone poco disponibili. La mancanza di igiene. La mia ipocondria. L’ipocrisia. Un mazzo di chiavi con troppe chiavi. Un portafoglio troppo gonfio. Lo sportello del bancomat temporaneamente fuori servizio. Chi visualizza e non risponde. I letti a castello. I bagni senza finestra. Il termocamino. Il pavimento con le piastrelle disposte in diagonale. Il finto parquet. L’effetto pietra. Una finta cortina di mattoni. Il truciolato di Ikea. I mobili Mondo Convenienza. Chi prende sempre e solo l’ascensore. Chi lascia il portone di casa aperto. Chi si dimentica le luci accese. Il colore del 90% dei palazzi in Italia. Coloro che non vogliono camminare a piedi. I sotterfugi. L’Out of Stock di Zara. I negozi che non hanno scarpe di numero 35. Le persone troppo alte. Gli uomini troppi magri. La violenza. Chi l’ha visto. Salvini. Gli scurrili. Il gelato al pistacchio di colore verde acceso. Le tazze rovinate. Le tazze brutte. Le tazzine di caffè spese del bar che puntualmente ti sbrodola una goccia di espresso sul lembo delle labbra. Le persone frivole. Chi si ferma all’apparenza. Chi pensa solo ad apparire. Chi non si ferma allo Stop. L’aria condizionata troppo fredda. L’acqua da bere gelata. L’acqua della doccia bollente. I presuntuosi. Gli opportunisti. Chi tossisce senza pararsi la bocca con la mano. Le donne senza fazzoletti nella borsa. Gli zaini apposti sulle spalle nella metro. Gli scioperi dell’Atac il venerdì. Gli autisti dell’Atac. Gli automobilisti indisciplinati. Gli uomini che non hanno voglia di guidare. I ritardi di Trenitalia. Un volo troppo costoso di Ryanair. I controlli in aeroporto. Il caldo sulle banchine della metropolitana di Barcellona. La metro deserta di notte a Monaco. Gli scontrosi controllori della metro di Amsterdam. La bicicletta che proprio non riesce a frenare sull’Erasmus bridge a Rotterdam. I topi per le strade di Bruxelles. Il sapore pastoso del latte irlandese. Il latte a lunga conservazione. L’esoso afternoon tea a Londra. Il pesce cotto senza essere sventrato in Portogallo. Trovare chiuso Pierre Hermè a Parigi. Il deterioramento del Superkilen a Copenhagen. Le troppe poche polpette troppo buone in un piatto a Malmö. Le botole nei marciapiedi di New York. Le spiaggia ciottolose della Grecia. La scortesia dei romani. Le rosette senza mollica. L’autobus fuori servizio. Gli sport estremi. I cafoni. Le bestemmie. I prezzi esagerati di una cena in un ristorante stellato. Le borse di Prada troppo costose. Il bodyguard che ti fa sentire in soggezione da Tiffany. Chi mi chiama Signora. Chi mi chiede se sono maggiorenne. Il prezzo di Casabella. La Nespresso che non ha ancora aperto una boutique a Lecce. Le cialde compatibili. Tiger che di aprire in Salento non ne vuole proprio sapere. Le penne blu. Il colore giallo. I denti gialli. Un abito da sposa avorio. La droga. Chi si ubriaca tutte le sere. Chi non esce tutte le sere. Il sole che non tramonta nel mare. La pioggia. L’assistente della prof. di Restauro, bello come il sole al crepuscolo ma, inevitabilmente, gay. Gli omofobi. Gli uomini provoloni. La tristezza che inevitabilmente mi assale la domenica sera. Il lunedì. La mia ansia perenne. Le abitudini. Chi va a cena sempre al solito posto. Il matè. Le superga illibate. La Xylella. La TAP. La TAV. L’alta velocità. Chi disprezza l’ambiente. Chi non contempla la parola riciclo. La margarina vegetale. I film senza lieto fine. Le mie lentiggini. Le mie vertigini. Il mio PC da formattare. L’ordine degli Architetti. La formazione professionale continua. Inarcassa. Le promozioni poco convenienti della Vodafone. Chi dorme troppo. Chi cammina troppo lentamente. Chi parla troppo veloce. La memoria esaurita su ICloud. Chi paga l’abbonamento in palestra e poi alla fine non ci va. Chi non paga l’abbonamento sui mezzi pubblici. Gli scrocconi. Chi butta via il cibo. Chi non sta bene con se stesso. Gli intolleranti. Quel grazie non detto. Il ruttino cacofonico. Le pantofole raso terra. La zanzara che mi fa compagnia durante la notte. I ragni che compaiono in quell’angolo irraggiungibile di muro. Il mio ex vicino di casa che si tagliava le unghie delle mani affacciato alla finestra, di sabato mattina, mentre io facevo colazione. Il sapore troppo forte di uovo in alcune pietanze. Il brodo del sabato a pranzo. Quel monumento in ristrutturazione durante una mia capatina in quella città così lontana. I musei colmi di gente. I cuori cinici. I cuori affranti. I sogni infranti. La noia.

Chi si tedierà leggendo questo post.

Chi si offenderà leggendo questo post.

Chi non sopporta questo post. 

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#NonSopporto

#NewYork : emozioni e digressioni

Tombini fumanti. Grattacieli alti. Sole celato. Ombra perenne. Scorci soleggiati. Verde insinuoso. Un rettangolo verde contornato da lati di cemento: Central Park. Strade ortogonali. Linee sinuose. Una linea verde che corre e rincorre la città: l’High line. Traffico umano. Traffico. Disordine. E ordine. Frenesia. E tranquillità. Ridondanza. E diversità. Rooftop. Viste vertiginose. Viste pazzesche. Scorci mozzafiato. Times Square. Luci, troppe. Gente, troppa. Troppo Frastuono. Broadway. Colori accesi. Famigerati artisti di strada. Macy’s e lo shopping compulsivo. L’Empire State Building. Le torri gemelle che non ci sono più. L’architettura che rapisce. L’edilizia che stupisce. L’arte che lenisce. Il MoMA. Il MET. Le rotondità perfette del Guggenheim.

Il caldo atroce sulle banchine della subway. Il freddo atroce nei vagoni della subway. Aria condizionata gelida. Acqua da bere gelida. Acqua del rubinetto potabile. Acqua del rubinetto nauseante. Serbatoi giganti di acqua su ogni tetto che si rispetti.

Cuscini alti. Materassi alti. Botole nei imarciapiedi. Blatte sui marciapiedi. Topi tra i marciapiedi. Sacchi di spazzatura adagiati sopra i marciapiedi. Puzza. E pulizia. E polizia. Obesi. E palestrati. Gente cosmopolita. Fast food cosmopolita. La malia recondita del Chelsea Market. Burro d’arachidi nel cioccolato. M&m’s al cioccolato bianco. M&m’s al burro d’arachidi. Pancakes impilati. Muffin da mezzo chilo l’uno. Cheesecakes alte 30 cm. Sandwich da 20$. Steakhouse da 50$. Hamburger da 5000 Kcal. Patatine fritte ovunque. La bandiera americana ovunque. Starbuck’s ovunque. Caffè annaffiato. Caffè rovente. Caffè ustionante.

Brooklyn e quel ponte maestoso. Brooklyn e il fermento culturale. Brooklyn e il vintage. Williamsburg e gli hypster. Williamsburg e il brunch. Williamsburg e i mercatini dell’usato e non. Williamsburg e gli ebrei. E quel gradevole ritorno al passato che sa di arte, di estro, di libertà.

Lo stagliarsi di un’ambito skyline lambito dalla corrente fuggiasca del fiume Hudson.

Coney Island. La magia. L’infanzia ritrovata. L’Hotdogs di Nathan’s.

Le città nella città.

Questi strascichi di parole compiute e di frasi incompiute per rivivere in una carrellata di flashback l’atmosfera che, oltre allo smog, si respira nella grande mela. Tutto è come immaginavate, tutto è come viene propinato nelle pellicole.

New York è è la città del sogno che diventa realtà, del film che diventa realtà. È la città dei contrasti, delle contraddizioni preponderanti, della bellezza velata da una malinconica bruttezza. È la città delle esclamazioni e delle imprecazioni; delle emozioni e delle digressioni; dello stupore e della meraviglia: per quel costante fluttuare di corpi emotivamente instabili e fisicamente abili; per quel perpetuo andirivieni di automobili giganti; per quell’incessante frastuono di rumori, di suoni infranti, di luci penetranti; per quella fitta trama di edifici enormemente alti.

È una città da visitare, e poi da rivisitare, con consapevolezza. Perché New York è una giungla urbana che, inevitabilmente, vi rapirà il cuore, con quel suo ancestrale fascino caotico.

 

#NewYork : emozioni e digressioni

Noi del club #Nespresso

Non è tutto oro quel che luccica. Ma c’è anche dell’oro che mica luccica: è l’oro nero (e per me l’oro nero è solo il caffè!)! Si, benché non sia un metallo o un idrocarburo, il caffè è altrettanto prezioso per noi umani, essendo oramai divenuto per alcuni un bene di prima necessità. Non ne possiamo letteralmente fare a meno! È essenziale per i nostri risvegli, necessario per il nostro umore, benefico per il nostro corpo, energetico per la nostra mente, digestivo per il nostro stomaco. E poi manda in un positivo subbuglio le nostre papille gustative! Io ne bevo ettolitri!

Ma non è tutto oro nero quel che contiene caffeina. Ci sono caffè e caffè! In grani o in polvere, per moka o per espresso, ristretto, lungo o americano, in cialda o in capsula. Poi però scopri il Nespresso, e ti rendi conto che il buon vero caffè, da fare a casa come al bar, è solo lui!

Due mie amiche, tremendamente #coffeeaddict proprio come me, che tanto decantavano l’inebriante e gustoso aroma di questo caffè, mi iniziarono a questo circolo vizioso. E poi il mio primo stipendio, ed ecco che l’acquisto di una macchinetta Nespresso ne è la naturale conseguenza. Correva l’anno 2013 quando entrai a far parte del club! Si, perché acquistare una macchinetta Nespresso implica entrare a far parte di una sorta di setta mistica dalla quale è poi difficile uscirne fuori: implica convertirsi (quasi) totalmente alla bontà dei loro Gran Cru, implica fedeltà (quasi) assoluta pena la tristezza del nostro palato, implica privilegi. Implica poter gustare gratuitamente un buon e ricco caffè in qualsiasi boutique Nespresso, in qualsiasi parte del mondo; implica poter usufruire di eventuali corsi personalizzati per divenire un vero degustatore e intenditore di caffè.

La varietà di “essenze” caffeinomani e quindi la varietà di scelta, le limited edition da carpe diem, gli accostamenti inusuali che mixano sapori particolari, l’eleganza e la gentilezza, il rispetto della stagionatura in determinati casi, la loro politica sul riciclo, il design: tutte strategie di marketing, si sa, ma ben accette se ciò serve ad esaltare un prodotto la cui qualità è, a prescindere, comunque eccelsa.

Degustato da solo, ristretto o lungo, macchiato o immerso nel latte, freddo o caldo, liscio o schiumato, sprigiona in ogni combinazione l’essenza emblematica ed uno strepitoso e suggestivo aroma che inebria i nostri sensi!

Degustare un buon caffè Nespresso è un vero e proprio rito propiziatorio al benessere.

E poi come fai a non fidarti di George?!

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Noi del club #Nespresso

E poi finalmente tu: #RoscioliCaffè

Ci sono martedì che è ancora lunedì! Gli occhi stentando si schiudono, le menti lentamente si destano, la sonnolenza echeggia perpetua nella vostra mente!

E forse c’è un solo e unico modo per risvegliare totalmente i vostri sensi e dare una scossa ai vostri neuroni: ‘na bella tazzulella ‘e cafè, di quello vero, un vero espresso napoletano.

Ma non avete assolutamente modo di andare “un attimo” a Napoli a degustarne una perchè siete intrappolati nella giungla urbana della Capitale!

Allora ecco la soluzione: Roscioli Caffè!

Si, avete sentito bene: dopo l’emerito e antico forno e il tanto ambito ristorante, i fratelli Roscioli decidono di ampliare l’offerta e di realizzare un vero e proprio triangolo del gusto, aprendo una caffetteria/pasticceria a due passi (davvero n.2, di passi) dal ristorante!

Qui il caffè è realizzato a regola d’arte, dalla produzione alla realizzazione, offrendo una variante scelta stagionale di miscele differenti che rispetta i naturali cicli produttivi della piantagione tanto cara a noi italiani! E dopo un’accurata selezione della materia prima, ecco servita una superlativa tazzina essenziale contenente l’espresso perfetto!

Si può scegliere il caffè fatto con “cambio manuale” o con “cambio automatico”, ma sempre rigorosamente ristretto, essendo la “macchina” una di quelle di ultima generazione, che riunisce in un solo corpo la tradizione napoletana con l’evoluzione tecnologica dell’espresso (si vocifera che ne esistano solo 5 al mondo come questa!).

Il profumo inebriante di una macinatura e tostatura lodevole vi sospinge all’interno, ma una volta dentro i vostri occhi non potranno non sussultare dinanzi all’ampia scelta di “pastarelle”, fresche e sapientemente preparate, o alla vista del riempimento, anzi, mi correggo, strariempimento, al momento, del fatidico maritozzo con la panna, che, ça va sans dire, è di una sofficezza che non conosce rivali.

L’offerta spazia dalla colazione mattutina ad un pranzo veloce ma gourmet, dal caffè post pranzo al the del pomeriggio rinforzato da pasticcini e, per chiudere in bellezza, a calici di vino e aperitivi a base di ostriche e salumi selezionati la sera.

E poi l’ambiente, dal design essenziale ma avvolgente, con un effetto caverna dark e incursioni luminose che donano familiarità, è stato sfruttato magistralmente, grazie ad un degradè di grigi che tramuta in un total black nella saletta retrostante dominata da un grosso ed unico tavolo, centrale ma soprattutto social.

Unico appunto (lo studio Morq non me ne voglia), ma questo solo perché il mio occhio critico da Architetto non mi lascia in pace un attimo, è la cassa, che, posta troppo a ridosso dell’entrata, adita la creazione di inconvenienti file e di incroci pericolosi tra chi vorrebbe pagare e chi invece vorrebbe entrare.

Ma questo non inficia ovviamente la qualità delle prelibatezze servite!

Ero pronta a pagare 5€ per un buon caffè firmato Roscioli, ma sorprendentemente il costo è quello della solita tazzina di caffè!

Non avevo dubbi che tutto sarebbe stato perfetto!



  
  

Tutti ne parlano! E oggi ne parlo finalmente anch’io!

Roscioli Caffè

Piazza Benedetto Cairoli, 16 _Roma

E poi finalmente tu: #RoscioliCaffè

#LastMinute Brunch

Domenica. Fa freddo. Ma qui a Roma c’è un sole così. Vorreste rimanere tutto il giorno sotto le coperte, ma questa tiepida luce invernale vi invita ad uscire, a vivere una splendida giornata di sole, a fare una passeggiata nel parco o sguazzando tra le vetrine di negozi invasi… ma soprattutto vi invita a fare un #brunch! E si, perché ormai il pranzone della domenica, quello tanto caro alle nonne italiane, a base di pasta al sugo e polpette, è passato di moda! Oggi c’è un solo imperativo dell’abbuffata domenicale: il #brunch!

Dolce e salato, italiano o all’americana, con menù fisso o a là carte… La capitale offre infinite possibilità di scelta! Ma se vi siete persi tra i disparati localini o localoni in cui poter sfamare le vostre bocche smaniose di internazionalità, ecco alcuni suggerimenti dell’ultimo minuto:

• ZERO ZERO 100 

Via del Verano 27, Roma

Che dire?! Pasta e carne, pesce e uova, ma soprattutto bacon, yogurt, pancakes, cereali, caffè americano o succo d’arancia o vino… e chi più ne ha più ne metta! Buono e sostanzioso, troppo!

Prezzo: 15€

 

• BAKERY HOUSE

Corso Trieste 157, Roma

Bella la location e buono il brunch, a là carte ma rigorosamente in stile USA! Bagels, uova strapazzate, pancakes, frech toast… il tutto annaffiato da succo d’arancia (ovviamente) e da un davvero ottimo caffè americano! E anche se sarete sazi, vi assicuro che non resisterete alla tentazione di assaggiare uno dei loro sfiziosi cupcakes! Prenotate!

Prezzo: a là carte

 

• DOLCE

Via Tripolitania 4, Roma

Il nome la dice tutta! I dolci qui, molti dei quali preparati al momento, sono i padroni indiscussi di questo localino così carino e in stile un po’ retrò. Ma non male assolutamente anche i piatti salati serviti nel brunch, anche qui a là carte! Però poi, vi prego, assaggiate una delle loro mega porzioni di cheese cake o un apple crumble appena sfornato!

Prezzo: a là carte

 

• ROSTI AL PIGNETO

Via Bartolomeo d’Alviano 65, Roma

L’intramontabile certezza per cene, pranzi, aperitivi o bevute leggere after dinner, offre anche un ottimo e variegato brunch, in cui domina l’influenza della nostra cucina italiana.

Prezzo: 20€

 

• LANIFICIO CUCINA

Via di Pietralata 159, Roma

La sola location vale la visita! Appropiatosi di un’area ex industriale abilmente ritrasformata, trova qui collocazione una delle migliori cucine della capitale, dove tradizione e influenze si fondono magistralmente donando sapori semplici ma unici! Io lo adoro! Ah, qui il brunch si chiama Pranzetto! Stop alle americanate, correte al Lanificio!

Prezzo: 25€

 

A voi la scelta!

#LastMinute Brunch