#MySalone 

Strampalata gente dalla pulsante vena artistica si aggirava, la settimana appena trascorsa, per le strade di una Milano che forse mai così è stata piena di vita. Il Salone del Mobile, e tutto ciò che c’è di annesso e connesso, che corre sotto il nome di Fuori Salone, ubriaca la città meneghina di un’estrosa e travolgente energia, di una coinvolgente e contagiosa creatività impulsiva. Ecco che ogni luogo profuma di design; ecco un fragoroso bombardamento di input, di mode che verranno, di stili che mai se ne andranno, di colori, di textures, di geometrie, di luci, di idee. Una maratona favolosa alla scoperta di aziende e di marchi, di eventi, di assaggi (in tutti i sensi), di ispirazione. Le immagini parlano da sole. Ecco il mio salone del mobile in pillole:

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#MySalone 

Ciao #ZahaHadid

Un fulmine a ciel sereno. Quel cielo costellato di stelle, quelle stelle del panorama architettonico internazionale: le Archistars. Pochi grandi nomi dominano la kermesse progettuale contemporanea, e lei, Zaha Hadid, era tra questi. Una grande folle donna, un grande geniale architetto: lei è riuscita, con la sua estrosa innovazione figurativa e compositiva, ad emergere in uno sfondo saturo di indiscusso maschilismo; lei ha reinterpretato, stravolto, inventato un’architettura che ha lasciato il segno, che rimane impressa nella memoria, che impressiona, che ammicca, che ammalia. “Perché usare l’angolo retto, se ne esistono altri 359?” affermava. Perché usare l’angolo, talvolta.

E così le sue architetture scorrono e corrono in una fluidità spigolosa dettata da una voglia di scardinare concetti e preconcetti retorici. Profondamente criticata, lei rispondeva con un’enfasi ed un eccesso proporzionalmente crescenti al crescere del numero delle insinuate contestazioni. E così città storiche devono dirle grazie per quella ventata di innovazione e quello spiraglio sulla contemporaneità portato dalle sue architetture sempre eccessive ma sempre valide.

Matematica in Iraq, suo paese di nascita, architetto a Londra, dove continua a studiare e si afferma sin da giovane, nel 2004 è l’eletta alla vittoria dell’ambito Pritzker Architecture Prize.

Si è spenta lo scorso 31 marzo 2016 a Miami, a causa di un attacco cardiaco, alla modica età di 65 anni, con una brillante e invidiabile carriera alle spalle, ricca di successi, di celebri edifici costruiti e di emblematici progetti in costruzione.

E come una delle migliori stelle, ha lasciato una irriverente ma luminosa scia, un alone effervescente in questo soporifero firmamento di stelle cadenti.

Ciao #ZahaHadid