Mercoledì tutti al #Cinema

_Ti porterò sempre al cinema in quei giorni feriali ad ingresso ridotto…_ cantano i Toromeccanica, un piccolo ma grande gruppo musicale salentino , in “L’amore ai tempi della crisi”. Si, perché oramai tutti approfittano dell’ingresso ridotto al cinema di mercoledì! Ed eccoci correre a vedere le ultime uscite, ma soprattutto gli onorati film soggetti ad una o più candidature all’Oscar, perché il toto Oscar è ormai partito all’impazzata e il countdown incalza! Eccoci giudicare chi merita e chi non merita la tanto ambita candidatura che dovrebbe essere sinonimo di qualità, in teoria indiscussa ma in pratica discutibile; eccoci scommettere su chi vincerà e chi rosicherà (a proposito: pray for Leo!); eccoci scommettere su chi indosserà l’abito più bello del reame Hollywoodiano e chi invece sfoggerà look sfioranti l’abbisso del cattivo gusto.

Il dado è tratto, i film sono in programmazione o in prossima uscita, ed ora spetta solo a noi esprimere il nostro modesto e tutto personale parere in attesa di condividere o criticare il verdetto finale.

Ma se la strada da percorrere in questa maratona alla visione completa è ancora lunga, ecco i film assolutamente da non perdere, che susciteranno sicuramente in voi emozioni autentiche, positive o negative che siano:

 

•1 _THE DANISH GIRL

Un film di TOM HOOPER

img_6691

Una struggente, inusuale e beffarda storia d’amore, dove la determinazione trionfa senza soppiantare i sentimenti che latenti permangono in uno stato di moto rettilineo uniforme. Lacrime e sorrisi. Tema ripescato negli annali ma mai così attuale, in questo clima contemporaneo che fermenta di coming out, di transgender, di coppie di fatto e di family e antifamily day. Un estasiante Eddie Redmayne e una soprendente Alicia Vikander si tuffano con talento e devozione in interpretazioni da primato in un contesto in cui la regia e fotografia rasentano la perfezione. Il vero capolavoro pittorico sta proprio nelle sapienti inquadrature. Il mio preferito.

 

•2 _JOY

Un film di DAVID O. RUSSELL

img_6692

Sfiora velatamente il grottesco, celando una vena umoristica in sottofondo che galleggia su di un orizzonte catastrofico. Anche qui la determinazione della protagonista capeggia imperterrita sino alla fine, Bella la morale, che ricorda che si può sempre risorgere dal torpore dei periodi bui, che ci si può sempre rialzare trionfanti quando le aspettative di sogni desiderati calano precipitosamente. Robert De Niro, Jennifer Lawrence e Bradley Cooper sono il cast d’eccezione.

 

•3 _THE REVENANT

Un film di ALEJANDRO GONZALEZ INARRITU

img_6693

La prima cosa che mi viene da dire? Vietato ai vegetariani! Perché ci sono scene troppo crude, nel vero senso della parola! E vietato ai narcolettici, perché lenta e inesorabile scorre l’epicamente indelineata trama di questo lungo film. La coltre di una neve perenne regala suggestioni idilliache ad una scenografia davvero notevole. Discutibili gli effetti speciali. Indiscutibile invece l’interpretazione Leonardesca, che selvaggiamente deruba l’immortalità a Gesù Cristo (i cristiani non me ne vogliano!). Ora c’è solo da capire se davvero l’Oscar tanto desiderato potrebbe andare all’orso.

 

•4 _IL CASO SPOTLIGHT

Un film di THOMAS MC CARTHY

img_6689

Cronaca passata, presente e futura di storie vere e quanto mai attuali. Tratti somatici di un giornalismo investigativo paziente e compromettente, impronta incalzante e decisa. Vuole porsi ad esempio di onestà nella lotta contro l’omertà e la corruzione; vuole dimostrare una fiducia quasi sconfinata in quella che vuole provare ad essere una stampa libera.

 

•5 _CAROL

Un film di TOD HAYNES

img_6688

Elegante e raffinato nelle scene, a tratti apatico e maldestro nel susseguirsi del racconto. Quest’anno va di moda parlare di amori omosessuali, ma ciò non desta più stupore, figuriamoci se poi l’avanzare procede lento e privo di maliziosa sapidità. Iniziali e incomprensibili giochi di sguardi, gesti gentili che assumono una ponderata valenza smaniosa, suscitano una vana curiosità che lentamente si esaurisce, inesorabile, sino alla fine. D’inesauribile bravura Cate Blanchett, di un’inerte esuberanza repressa Rooney Mara.

Mercoledì tutti al #Cinema

#Sushisen vs #Temakinho 

Sushisen batte Temakinho 1-0. Mi spiace ammetterlo, ma nella lotta tra i sushi bar più buoni e più estrosi della Capitale, vince (di pochissimo), per quanto concerne le mie papille gustative, Sushisen. La lotta con l’avanguardista giappo dalle influenze made in Brazil è stata dura e faticosa, oserei dire struggente. Il design allegramente travolgente di Temakinho, il tripudio di colori, gli accostamenti esotici di oggetti e di sapori mi avevano rapita. Ma la difficile sentenza è giunta, chiaramente delineata, nel momento in cui, elegantemente seduta ad un tavolo da Sushisen, le bacchette tremolanti hanno afferrato quel piccolo roll in tempura con salmone, Philadelphia e fragola fresca, e codesto gioiello del gusto è sprofondato voluttuosamente nelle mie fauci, smaniose di accostamenti inusuali. E fu subito amore! La scintilla è scoccata! Amore a prima vista, a primo assaggio, a primo morso! Il cupido della bontà ha trafitto la mia gola e quell’indescrivibile sapore strabiliante si è sprigionato in me, scorrendo dalla squisitezza dei singoli ingredienti al perfetto tripudio dei deliziosi sapori dell’insieme, che, sciogliendosi, si amalgamano sorprendentemente nella bocca, donando sorrisi, occhi schiusi ed un’estasi culinaria!

È così in un attimo il rotolino sormontato da panna e banana, che dalla mia prima volta a pranzo da Temakinho, faceva capolino nell’immaginario del mio stomaco affamato di unconventional sushi, è stato inaspettatamente spodestato da un quarto di fragola e un ciuffetto di Philadelphia su un hosomaki piccolo ma grandemente appetitoso! I sapori di Sushisen trionfano, ma il design ambizioso e l’innovazione di Temakinho resta capofila indiscusso!

Entrambi sorprendentemente buoni, entrambi fantasticamente colorati e belli, entrambi esuberanti, diversi e con una marcia in più, ma Sushisen lo è un tantino di più!

Assolutamente da provare entrambi, Temakinho a pranzo, in una giornata di sole, e Sushisen a cena, in una serata romantica! E vedrete che non ne potrete più fare a meno!

• SUSHISEN

Via Giuseppe Giulietti 21 _Roma

img_5601

image

 

• TEMAKINHO

Borgo Angelico 30 _Roma (Borgo Pio) + Via dei Serpenti 16 _Roma (Rione Monti)

  
  
  

 

#Sushisen vs #Temakinho 

Dalla #pelle al cuore 

Sabato. Lazy. Tanto lazy. Troppo lazy. Relax!

Oggi ho voglia di essere frivola, banale e omologata: oggi esplicito anch’io la mia beauty routine! Eh sì, perché mens sana in corpore sano significa che la salute passa anche dalla pelle (quale casa cosmetica lo diceva???).

E come la mitica Clio docet, la pelle per essere sana e bella deve essere quotidianamente e inderogabilmente detersa, pulita a fondo ma soprattutto idratata a fondo!

Ecco alcuni dei prodotti che mi stanno a cuore, che utilizzo regolarmente e che regolarmente aiutano la mia pelle (mista, ahimè) a stare bene:

1 • _Partiamo dalla pulizia: detergo tutte le mattine e tutte le sere la mia pelle con questo gel detergente rinfrescante Hydra Basic della Clinians. Ha un tocco leggero, delicato e non aggressivo, ed è quindi adatto alle pelli più sensibili! Per eliminare le impurità in maniera più affidabile è un dovere utilizzare la mitica spugna di Konjac 100% naturale: da quando l’ho scoperta non posso più farne a meno! Pulisce la pelle senza l’ausilio di detergente alcuno e la lascia liscia e fresca! In genere la compro da Kiko o da Sephora; costa circa 6€ e dura intatta pressappoco un paio di mesi!

2 • _Iniziamo con l’idratazione e cominciamo dal contorno occhi! Molto spesso snobbiamo questa zona e crediamo che l’utilizzo di una semplice crema viso sia sufficiente ad apportare la giusta idratazione! Grave errore! Tocca usare prodotti idonei a nutrire la parte più delicata del nostro viso, come Idealia di Vichy (parabeni free), prodotto giovane ma già blasonato, o la crema contorno occhi Nutri Lift di Bottega Verde, con estratti di Mirtillo. Per completare l’operazione applico poi la CC Cream contorno occhi+correttore di Sephora, che idrata ma nasconde anche in maniera leggera le occhiaie.

3 • _Passiamo al viso (e collo e dècolletè!). Stendere sul viso un generoso layer di crema idratante è cosa buona e giusta: io sono passata dall’utilizzare una costosissima crema di Shiseido regalatemi direttamente dal Giappone, ad una crema idratante biologica de I Provenzali all’olio di Rosa Mosqueta per pelli normali e miste. Dalle stelle alle stalle? In realtà no, trovo che quest’ultima crema, leggera e vellutata, sia davvero ottima essendo a base di ingredienti di origine naturale. E poi ha anche un ottimo prezzo! Passo poi all’immancabile protezione solare totale per il mio viso: ho la pelle chiara e delicata e questa crema della Bioderma Photoderm Max SPF 50+ è stata la mia salvezza! Per concludere il tutto applico la BB cream, mia alleata da anni e anni, per correggere discromie e imperfezioni. Adoro la BB cream age defense di Clinique SPF 30, ma ho notato che nel periodo invernale tende a seccarmi un po’la pelle. È ora in fase di rodaggio questa BB cream della Algenist SPF 30 a base di alghe, e devo dire che per ora non ha deluso le mie aspettative! Per finire la sera applico sulla pelle pulita la crema anti-imperfezioni Effaclar Duo + de La Roche-Posay.

4 • _Labbra. Sono alla costante ricerca del lip balm perfetto. Ma la perfezione non esiste, e quindi passerò la vita a comprare quantità illimitate di balsamo labbra! Sono quasi ossessionata! Ecco i miei preferiti, che uso in modo costante e alternato: Eos Lip Care al mirtillo e bacche di acai, 95% organic e 100% naturale, dal pack ambizioso, è sempre nella mia borsa; Nuxe Rêve de Miel, perfetto da applicare la sera prima di andare a letto, ha inoltre un saporino davvero gustoso; Labello Lip Butter Vanilla & Macadamia, credo sia il più efficace tra tutti i Labello in commercio; Lavera Basis Sensitive, 100% bio, soffice e soave; I Provenzali Bio all’olio di Argan; Bee Natural al Mango, 100% naturale, ottimo, piccolo e pratico, comprato in Belgio e purtroppo è di difficile reperimento in Italia; Avéne alta protezione SPF 30, che uso come sovrastrato per proteggere anche le mie labbra dall’aggressività del sole.

5 • _Mani. E W il bio low cost! Ecco la crema mani erboristica della Omia all’olio biologico di mandorla estratto a freddo: 0% siliconi, parabeni, oli minerali e coloranti sintetici! È un mai più senza!

6 • _Per concludere ritorniamo alla pulizia del viso, questa volta serale ma comunque fondamentale! Dopo essermi stufata dell’inci imperfetto della mia precedentemente amata acqua micellare della Bioderma, sono stata costretta a scegliere delle alternative altrettanto delicate ma con un inci un po’ più naturale! Strucco la mia pelle o con il latte detergente delicato per viso e occhi della Kaloderma, col 95% di ingredienti di origine naturale, delicato e mai aggressivo, o con il latte detergente della Diadermine, 0% parabeni, siliconi e profumi, purtroppo anche questo è reduce di un acquisto estero e non si trova facilmente nel nostro paese! Ah, e poi sciacquo il tutto con abbondante acqua fresca e ripasso il gel detergente e la spugnetta di Konjac!

Questi i prodotti che dalla pelle sono arrivati al mio cuore!

E voi avete dei prodotti del cuore?

Dalla #pelle al cuore 

Non fate studiare #Architettura ai vostri figli

Follow my blog with Bloglovin

_ Non fate studiare architettura ai vostri figli. Non ne vale la pena.

Vi ritrovereste con dei figli frustrati, incapaci di relazionarsi con il mondo del lavoro: troppo tecnici per gli artisti, troppo artisti per i tecnici, né carne né pesce, insomma. Se lo fate per il prestigio, meno che meno. Non esiste categoria più bistrattata, sfottuta, derisa: dai padroni di casa, dagli imprenditori edili, dai muratori, dagli ingegneri, dai geometri.
Un incubo.
Tanto ve lo dico subito, il lavoro (di architetto intendo) non lo trova. A meno che non abbiate la pazienza infinita di vederlo leccare i piedi nello studio di qualche affermato professionista per anni. Per dodici-sedici ore al giorno: a tirare linee, a disegnare sempre e solo scale di sicurezza o pozzetti d’ispezione, e tutto gratis o per un ridicolo rimborso spese. Tutto questo per poter mettere sul curriculum, dopo essere stato spremuto come un limone, di aver lavorato per lo stimato professionista. Che non serve a nulla. Perché se si va a fare un colloquio con un altro stimato, stimatissimo professionista, si ritorna nel girone infernale dei pozzetti di ispezione e dei rimborsi spesa ridicoli. E allora si smette di farsi belli di cotanto curriculum e si cerca di tutto; tutto quello che capita diventa ossigeno: e si passa per studi di ingegneria, con i tuoi cugini del Politecnico che ti guardano ridacchiando sotto i baffi, trattandoti come una burba in una caserma punitiva o, peggio, per sperduti uffici di geometri specializzati in pratiche catastali. Che ti chiedono, come al solito, dato che te lo chiedono da anni: “Ma sei un architetto di interni o di esterni?”
E tu che proprio non sai rispondere, perché la domanda è assolutamente incomprensibile: dal cucchiaio alla città, ti avevano insegnato in facoltà. L’architetto si occupa di tutto, dal cucchiaio alla città, come si può pensare che uno si fermi agli interni e che un altro si occupi degli esterni? Ma l’architettura non era il gioco sapiente dei volumi sotto la luce del sole? Non era una totalità inscindibile?

Vivo in Italia, nel paese col più alto numero di laureati in architettura d’Europa e col più basso numero di opere edili progettate da architetti, ed ho una vita sola.
Voglio sposarmi, avere dei figli, non posso aspettare per tutta la vita. Il mio diploma di laurea è appeso nel cesso.
Eccomi Italia. Fa di me quello che vuoi.
Gregotti aveva ragione: in Italia l’architettura non è una disciplina meritocratica. Fare architettura è innanzi tutto un privilegio di casta. Non dico che gli architetti italiani famosi nel mondo non siano bravi: alcuni di loro sono di levatura internazionale di qualità eccelsa, almeno un paio sfiorano il geniale. Solo che, semplicemente, a loro è stato permesso di dimostrarlo. Ma che ne è di tutti quelli che a parità creativa non riusciranno nemmeno a fare una villetta in campagna? Che né è di quelli che, dopo anni a disbrigare le pratiche accademiche dei loro baroni, esasperati da anni di precariato intellettuale, mollano tutto e vanno a fare i tecnici comunali?

Se insistete e davvero volete iscrivere i vostri virgulti in quelle bolge dantesche che sono le facoltà di architettura italiane, bè, allora fatelo! Ma fatelo davvero. Perché in fondo, se non siete i genitori ricchi consigliati da Gregotti e se nulla programmate di concreto per il futuro dei vostri figli e siete fervidi credenti nella provvidenza divina, di certo state facendo frequentare loro la più bella delle facoltà universitarie, la più stimolante, la più variegata. Perché l’architettura è una disciplina che si pone in un crocevia dove soffia da una parte il vento della cultura umanistica e dall’altra quello della cultura scientifica e dell’innovazione. Perchè un architetto deve sapere di tecnologia, di sociologia, di storia dell’arte, di restauro, di tecnica delle costruzioni, di estetica, di urbanistica, di composizione. Perché è l’ultima disciplina ancora perfettamente rinascimentale, dove tutto rimanda ad un tutto. Di quelli che si laureano pochi faranno la professione, ma tutti sapranno trovarsi un lavoro, qualunque lavoro. Perché la disciplina dell’architettura prevede una flessibilità mentale, una capacità di adattamento alle situazioni, un senso di progetto, che servono a prescindere dal lavoro che stai facendo. […] L’altro grande dono che ti da è lo sguardo. La capacità di interpretare lo spazio, di dialogare con le forme, di comprendere il potenziale iconografico del reale e del virtuale.
Quindi, massì, mandatelo pure vostro figlio a studiare architettura. Fatelo. Impegnatevi a pagare le tasse, il posto letto proibitivo se abitate fuori sede, le copie, le fotocopie, i libri, i programmi cad, le attrezzature, tutto. Fatelo laureare.
Poi però mandatelo all’estero. Che qui non c’è speranza _

Tratto da “Metropoli per principianti” di Gianni Biondillo _Guanda Editore, Parma, 2008

Non fate studiare #Architettura ai vostri figli

Prima ero timida, poi ho scoperto #Instagram

Si, io ero timida, sul serio! Una parte di me lo è sempre stata, e esperienze on the road a parte, piccoli capolini su palchi locali, spettacoli adolescenziali e non, recitazione, danza, canto, pittura e poesia a parte, una quotaparte di me è davvero sempre stata imbarazzantemente timida.
Poi ho scaricato Instagram!
Ed ecco che la dipendenza da pubblicazione di istanti quotidiani della mia vita, quella che un tempo era privatissima, ha spazzato via la timidezza recondita che da sempre covava in me, in agguato. E purtroppo l’assuefazione da pubblicazione non è mai giunta. Anzi. La voglia di condivisione mi pervade. Forse è solo passione per la fotografia, quella amatoriale; o forse mi piace semplicemente sperare che sia così! Il pollice furtivo non si ferma, scatta costantemente e indistintamente, d’impulso, senza pensarci due volte. E poi posta, d’impulso anche stavolta, per lasciare impulsi memorabili di attimi, situazioni, piatti e luoghi da vivere, replicare, assaggiare, visitare.

Toccante ironia a parte, la smania di condivisione virtuale dilaga, impazza e cresce esponenzialmente, contagiando inesorabilmente quella che un tempo si chiamava privacy.

Prima ero timida, poi ho scoperto #Instagram e…!

Prima ero timida, poi ho scoperto #Instagram