#NonSopporto

Facile a farsi, difficile a dirsi, tendiamo con incredibile frequenza a celare o ad omettere le nostre repulsioni.
Nell’epoca in cui si cercano sempre più consensi, sottolineando le cose che amiamo, ho deciso di provare a sfogarmi spiattellando liberamente tutto ciò che proprio non sopporto, perché se la speranza è l’ultima a morire, la pazienza, invece, è la prima a perire.

Ecco cosa io davvero non sopporto (anche se poi alla fine sono molto tollerante).

Il caffè in vetro. Lo zucchero nel caffè. Il caffè in ghiaccio senza latte di mandorla. La moka da lavare. Il letto da rifare. La guancia sgualcita dal sonno. Chi si azzarda a rivolgermi la parola prima del mio primo caffè mattutino. Il cappuccino tiepido. La televisione accesa mentre si dorme. Il cellulare lasciato a caricare mentre si dorme. Il cellulare acceso mentre si dorme. La sveglia dell’IPhone che si rifiuta di suonare se il telefono è spento. Il volume della TV troppo alto. Il doppio cuscino. Le lenzuola di flanella. I soprammobili. L’asciugamano attorcigliata in bagno. Il tappo del bagnoschiuma aperto. La tavoletta del wc alzata. Il rotolo di carta igienica terminato. L’acqua del rubinetto che scorre mentre si spazzolano i denti. Il tubetto del dentifricio ripiegato. L’accappatoio bagnato posato sul letto. I piatti di plastica. I tovaglioli di stoffa. Le tovaglie. Una bocca estranea a me che beve nel mio bicchiere. Il ticchettio dell’orologio mentre provo, invano, a dormire. Il ronzio dell’aspirapolvere. Le sonorità di un phon. Chi strilla quando parla. Chi alza subito il tono di voce. Coloro che non ti guardano mentre parli loro. Oziare nel letto senza dormire. La gente pigra. La gente che non viaggia. La mancanza di curiosità. Gli immuni alla cultura. Le persone a dieta. Le persone litigiose. Gli invidiosi. I bugiardi. La gelosia. Chi ha il doppio cellulare. Chi non compra libri, chi non legge libri. La prima fila al cinema. Chi salta la fila. Chi chatta su whatsapp al cinema. Chi usa il cellulare mentre guida. Gli uomini che spengono la radio quando parcheggiano. Il tutto esaurito al concerto dei Coldplay. Le persone esaurite. Chi non si siede al proprio posto assegnatoli ad un concerto all’Olimpico. Chi odia il teatro. Le poltrone del teatro talmente alte che mi penzolano le gambe. I fotografi che si lasciano sopraffare dal fotoritocco. Le emoticons su volti fotografati di bambini piccoli. La radio che passa sempre le stesse canzoni. La pubblicità dì Spotify. Chi non consacra le feste. Gli asociali. I compleanni in cui si paga alla romana. I permalosi. Chi, anche solo inconsapevolmente, mi ruba la penna. Chi si intasca l’accendino. Chi sotterra le cicche nella sabbia. Chi getta le carte per terra. Chi posa le borse per terra. Gli incivili. Gli impliciti. Le amicizie di circostanza. Il profilo di Instagram privato. Chi ha mai anche solo pensato di comprare followers su Instagram. Chi nasconde le amicizie dal proprio profilo Facebook. Chi mi vieta di sbirciare il proprio profilo Facebook. Il mio amico di Facebook che non mi saluta. Il profilo di coppia su Facebook. L’amica o l’amico che quando si fidanza puff: sparisce. Le canzoni di Clementino. L’ultimo album di Ligabue. La puzza di sigarette. Il tanfo di sudore. L’odore della candeggina. Il sapore del coriandolo. L’alito al mattino. Il rumore dei respiri durante una lezione di yoga. Il seitan. I funghi secchi. L’insalata in busta. L’avocado acerbo. Le banane mature. Coloro che camminan nel bel mezzo di una carreggiata, ignorando i marciapiedi. Il doloroso sellino della bicicletta. I pittbull lasciati liberi. Gli uomini che pisciano per strada. Quelli che sputano per terra. Le approssimazioni. L’assenza di galanteria. La carenza di intraprendenza. Gli addii. L’apatia. Le mail spam. Chi non legge i miei articoli sul blog. Le lampade Seletti. Le serie non aggiornate su Netflix. Gli influencer. I timidi dinanzi a un buffet. Chi non divora gli stuzzichini ad un aperitivo. Il ghiaccio nella Coca Cola. Chi vuole avere sempre ragione. Chi nega l’evidenza. Quelli che “je rode” sempre. Le donne che allattano in pubblico. Le unghie dei piedi senza smalto. Le unghie lunghe delle mani con lo smalto scuro. Lo smalto delle unghie degradato. I graffi sulla stoffa. Lo scontro di una forchetta di metallo con i denti. I dolori mestruali. I brufoli. Barbara d’Urso. Lavorare di domenica. Le torte bagnate con troppo liquore. Chi parla troppo. Chi, invece, parla troppo poco. Gli egoisti. Chi non sa ascoltare. L’ape piaggio che puntualmente avanza lentamente davanti a me, mentre il mio piede destro freme sull’acceleratore perché sono in ritardo. Il sabato sera a casa. La pizza con poca mozzarella. Il prosciutto crudo cotto. I cornetti surgelati. Il presunto cornetto alla Nutella che poi ha dentro una mera e triste imitazione della Nutella. L’olio di palma nella Nutella. Le Gocciole alla nocciola. Il pacco di Pandistelle che finisce subito. I Ringo. La carne di agnello. La carne al sangue. Le cozze crude. Le persone che si accollano. Il pesce surgelato. Il pasticciotto di quel bar a Gallipoli che non è più come una volta. Gallipoli ad agosto. Le lattine di birra. La birra Lambic. Il vino mediocre. L’acqua Levissima. Le borse Michael Kors. La Ferragni. Gli insetti. Il film de I soliti idioti. Il caldo atroce. Le macchine bianche. La musica techno. L’edilizia becera. L’architettura scadente. Le persiane verdi. La spazzatura per strada. Le lenti a contatto. Gli occhiali sporchi. Una donna con i capelli corti. Un uomo con i capelli lunghi. La forfora. I parrucchieri che tagliano i capelli con lo sfilzino. La shampista con la ricostruzione delle unghie che ti scartavetra il cuoio capelluto. Le estetiste indelicate. I capelli grassi. La pelle secca. I gomiti screpolati. I peli sulla lingua. Le commesse che non rispondono al tuo “Buongiorno”. La sauna. La posta pubblicitaria che suona sempre e solo al tuo interno. Il solletico. Gli assorbenti interni. L’idea di partorire. La sabbia nel costume. Il mare agitato. Le persone agitate. I ritardatari. Chi non mantiene la parola data. Chi spiffera un segreto. Chi disprezza il sud. Chi odia il nero. I razzisti. L’accento barese. Il riso scotto. La pasta scotta pure. I profumi troppo dolci. Le camicie senza i bottoni sino al collo. La chiazza di sudore sulle camicie. L’alone del deodorante. L’impronta del mascara sulle palpebre. Chi vive nel passato. Chi pensa troppo al futuro. Chi mi chiede quando mi sposo. Chi mi chiede se sono un architetto di interni o di esterni. Coloro che pensano che un geometra sia più economico di un architetto. Chi mi calpesta i piedi. Chi prova a mettermi in testa i piedi. I tirocini non retribuiti. L’errore irreversibile di Autocad. Il 29 agli esami universitari. Un 110 senza lode. Quel “Le faremo sapere”. L’arroganza. I libri con la copertina rigida. Il calzino che cede. Il calzino spaiato. Le mutande slabbrate. Un uomo con le mani piccole. Un uomo con i piedi grandi. I parcheggiatori abusivi. La sedia appena sotto il ciglio del marciapiede per preservare il parcheggio davanti casa. Il servizio al tavolo non incluso nel prezzo. Una bionda piccola a 5€. Un cocktail a 10€. L’IVA. Alcune leggi italiane. Chi non rispetta le regole. I conti alla rovescia. I conti che non tornano. Il conto in rosso. Gli hotel senza la colazione inclusa. La moquette. Il cameriere di Starbucks che sul mio bicchiere scrive Alice invece di Alessia. Il menú turistico. Le persone poco disponibili. La mancanza di igiene. La mia ipocondria. L’ipocrisia. Un mazzo di chiavi con troppe chiavi. Un portafoglio troppo gonfio. Lo sportello del bancomat temporaneamente fuori servizio. Chi visualizza e non risponde. I letti a castello. I bagni senza finestra. Il termocamino. Il pavimento con le piastrelle disposte in diagonale. Il finto parquet. L’effetto pietra. Una finta cortina di mattoni. Il truciolato di Ikea. I mobili Mondo Convenienza. Chi prende sempre e solo l’ascensore. Chi lascia il portone di casa aperto. Chi si dimentica le luci accese. Il colore del 90% dei palazzi in Italia. Coloro che non vogliono camminare a piedi. I sotterfugi. L’Out of Stock di Zara. I negozi che non hanno scarpe di numero 35. Le persone troppo alte. Gli uomini troppi magri. La violenza. Chi l’ha visto. Salvini. Gli scurrili. Il gelato al pistacchio di colore verde acceso. Le tazze rovinate. Le tazze brutte. Le tazzine di caffè spese del bar che puntualmente ti sbrodola una goccia di espresso sul lembo delle labbra. Le persone frivole. Chi si ferma all’apparenza. Chi pensa solo ad apparire. Chi non si ferma allo Stop. L’aria condizionata troppo fredda. L’acqua da bere gelata. L’acqua della doccia bollente. I presuntuosi. Gli opportunisti. Chi tossisce senza pararsi la bocca con la mano. Le donne senza fazzoletti nella borsa. Gli zaini apposti sulle spalle nella metro. Gli scioperi dell’Atac il venerdì. Gli autisti dell’Atac. Gli automobilisti indisciplinati. Gli uomini che non hanno voglia di guidare. I ritardi di Trenitalia. Un volo troppo costoso di Ryanair. I controlli in aeroporto. Il caldo sulle banchine della metropolitana di Barcellona. La metro deserta di notte a Monaco. Gli scontrosi controllori della metro di Amsterdam. La bicicletta che proprio non riesce a frenare sull’Erasmus bridge a Rotterdam. I topi per le strade di Bruxelles. Il sapore pastoso del latte irlandese. Il latte a lunga conservazione. L’esoso afternoon tea a Londra. Il pesce cotto senza essere sventrato in Portogallo. Trovare chiuso Pierre Hermè a Parigi. Il deterioramento del Superkilen a Copenhagen. Le troppe poche polpette troppo buone in un piatto a Malmö. Le botole nei marciapiedi di New York. Le spiaggia ciottolose della Grecia. La scortesia dei romani. Le rosette senza mollica. L’autobus fuori servizio. Gli sport estremi. I cafoni. Le bestemmie. I prezzi esagerati di una cena in un ristorante stellato. Le borse di Prada troppo costose. Il bodyguard che ti fa sentire in soggezione da Tiffany. Chi mi chiama Signora. Chi mi chiede se sono maggiorenne. Il prezzo di Casabella. La Nespresso che non ha ancora aperto una boutique a Lecce. Le cialde compatibili. Tiger che di aprire in Salento non ne vuole proprio sapere. Le penne blu. Il colore giallo. I denti gialli. Un abito da sposa avorio. La droga. Chi si ubriaca tutte le sere. Chi non esce tutte le sere. Il sole che non tramonta nel mare. La pioggia. L’assistente della prof. di Restauro, bello come il sole al crepuscolo ma, inevitabilmente, gay. Gli omofobi. Gli uomini provoloni. La tristezza che inevitabilmente mi assale la domenica sera. Il lunedì. La mia ansia perenne. Le abitudini. Chi va a cena sempre al solito posto. Il matè. Le superga illibate. La Xylella. La TAP. La TAV. L’alta velocità. Chi disprezza l’ambiente. Chi non contempla la parola riciclo. La margarina vegetale. I film senza lieto fine. Le mie lentiggini. Le mie vertigini. Il mio PC da formattare. L’ordine degli Architetti. La formazione professionale continua. Inarcassa. Le promozioni poco convenienti della Vodafone. Chi dorme troppo. Chi cammina troppo lentamente. Chi parla troppo veloce. La memoria esaurita su ICloud. Chi paga l’abbonamento in palestra e poi alla fine non ci va. Chi non paga l’abbonamento sui mezzi pubblici. Gli scrocconi. Chi butta via il cibo. Chi non sta bene con se stesso. Gli intolleranti. Quel grazie non detto. Il ruttino cacofonico. Le pantofole raso terra. La zanzara che mi fa compagnia durante la notte. I ragni che compaiono in quell’angolo irraggiungibile di muro. Il mio ex vicino di casa che si tagliava le unghie delle mani affacciato alla finestra, di sabato mattina, mentre io facevo colazione. Il sapore troppo forte di uovo in alcune pietanze. Il brodo del sabato a pranzo. Quel monumento in ristrutturazione durante una mia capatina in quella città così lontana. I musei colmi di gente. I cuori cinici. I cuori affranti. I sogni infranti. La noia.

Chi si tedierà leggendo questo post.

Chi si offenderà leggendo questo post.

Chi non sopporta questo post. 

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#NonSopporto

#NewYork : emozioni e digressioni

Tombini fumanti. Grattacieli alti. Sole celato. Ombra perenne. Scorci soleggiati. Verde insinuoso. Un rettangolo verde contornato da lati di cemento: Central Park. Strade ortogonali. Linee sinuose. Una linea verde che corre e rincorre la città: l’High line. Traffico umano. Traffico. Disordine. E ordine. Frenesia. E tranquillità. Ridondanza. E diversità. Rooftop. Viste vertiginose. Viste pazzesche. Scorci mozzafiato. Times Square. Luci, troppe. Gente, troppa. Troppo Frastuono. Broadway. Colori accesi. Famigerati artisti di strada. Macy’s e lo shopping compulsivo. L’Empire State Building. Le torri gemelle che non ci sono più. L’architettura che rapisce. L’edilizia che stupisce. L’arte che lenisce. Il MoMA. Il MET. Le rotondità perfette del Guggenheim.

Il caldo atroce sulle banchine della subway. Il freddo atroce nei vagoni della subway. Aria condizionata gelida. Acqua da bere gelida. Acqua del rubinetto potabile. Acqua del rubinetto nauseante. Serbatoi giganti di acqua su ogni tetto che si rispetti.

Cuscini alti. Materassi alti. Botole nei imarciapiedi. Blatte sui marciapiedi. Topi tra i marciapiedi. Sacchi di spazzatura adagiati sopra i marciapiedi. Puzza. E pulizia. E polizia. Obesi. E palestrati. Gente cosmopolita. Fast food cosmopolita. La malia recondita del Chelsea Market. Burro d’arachidi nel cioccolato. M&m’s al cioccolato bianco. M&m’s al burro d’arachidi. Pancakes impilati. Muffin da mezzo chilo l’uno. Cheesecakes alte 30 cm. Sandwich da 20$. Steakhouse da 50$. Hamburger da 5000 Kcal. Patatine fritte ovunque. La bandiera americana ovunque. Starbuck’s ovunque. Caffè annaffiato. Caffè rovente. Caffè ustionante.

Brooklyn e quel ponte maestoso. Brooklyn e il fermento culturale. Brooklyn e il vintage. Williamsburg e gli hypster. Williamsburg e il brunch. Williamsburg e i mercatini dell’usato e non. Williamsburg e gli ebrei. E quel gradevole ritorno al passato che sa di arte, di estro, di libertà.

Lo stagliarsi di un’ambito skyline lambito dalla corrente fuggiasca del fiume Hudson.

Coney Island. La magia. L’infanzia ritrovata. L’Hotdogs di Nathan’s.

Le città nella città.

Questi strascichi di parole compiute e di frasi incompiute per rivivere in una carrellata di flashback l’atmosfera che, oltre allo smog, si respira nella grande mela. Tutto è come immaginavate, tutto è come viene propinato nelle pellicole.

New York è è la città del sogno che diventa realtà, del film che diventa realtà. È la città dei contrasti, delle contraddizioni preponderanti, della bellezza velata da una malinconica bruttezza. È la città delle esclamazioni e delle imprecazioni; delle emozioni e delle digressioni; dello stupore e della meraviglia: per quel costante fluttuare di corpi emotivamente instabili e fisicamente abili; per quel perpetuo andirivieni di automobili giganti; per quell’incessante frastuono di rumori, di suoni infranti, di luci penetranti; per quella fitta trama di edifici enormemente alti.

È una città da visitare, e poi da rivisitare, con consapevolezza. Perché New York è una giungla urbana che, inevitabilmente, vi rapirà il cuore, con quel suo ancestrale fascino caotico.

 

#NewYork : emozioni e digressioni

#SALENTO DA MANGIARE

Dai, lo so che molti, anzi troppi, di voi quest’estate si crogioleranno sulle spiagge del meraviglioso Salento.
Ma questo l’ho già detto l’anno scorso in un post in cui vi davo qualche ispirazione su dei luoghi emblematici ed imperdibili di questa meravigliosa terra.
Ora è giunto il momento di consigliarvi dove gustare le migliori prelibatezze del posto.
Perché se Caparezza vi “consigliava” di venire a ballare in Puglia, io invece vi straconsiglio di venire a mangiare in Puglia!
Il Salento mica è solo spiaggia e divertimento!
Bagnato da dolci e fresche acque, il tacco d’Italia è permeato da sapori genuini, semplici ed essenziali della dieta mediterranea, con piatti abbondanti che non badano alle calorie.
E’ quindi d’obbligo una maratona gastronomica, piacevole intermezzo tra la salsedine ed i granelli di sabbia.
Ecco dove condire con tanto sapore, con una buona dose di tradizione e con un pizzico di creatività la vostra vacanza nel sud della Puglia:

 
• AVIO BAR

 
via XXV Luglio 16, Lecce

 
Come iniziare al meglio una calda giornata di mezza estate se non con un fresco caffè leccese? Espresso bollente gettato di getto su di un letto di latte di mandorla, in un bicchiere colmo di cubetti di ghiaccio.
Qui all’Avio bar, dove il caffè è rigorosamente Quarta qualità Avio, appunto, ci aggiungono, a coronamento di questo espresso già perfetto così, una fresca spuma di caffè shakerato al momento. Ed ecco servito il più bel buongiorno salentino che ogni vacanziere possa desiderare.

 

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• PASTICCERIA FRANCHINI

 

via S. Lazzaro 36, Lecce

 

Il rustico, quello vero, quello leccese, con friabile pasta sfoglia unta al punto giusto, con succulento pomodorino a pezzettoni, filante mozzarella fresca e strabordante besciamella leggermente pepata, incarna la perfezione in questo piccolo bar nel centro di Lecce.
Da gustare in ogni momento della giornata.

 

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• BROS’

 
via degli Acaya 2, Lecce

 
Per le vie del centro, a due passi da piazza Sant’Oronzo, tra baretti e fastfood locali popolati prevalentemente di notte, brilla di luce propria questo ristorante ambito e riverito, fiore all’occhiello della Lecce bene, pretenziosa e avanguardista.
Qui, in un ambiente dal design minimal e glabro, prende forma e gusto una cucina gourmet, ricercata e sperimentale, dove l’innovazione è l’ingrediente principale di ogni singolo piatto, dove la ricerca è il condimento essenziale di ogni portata in continua evoluzione.
I giovanissimi ed intraprendenti fratelli Pellegrino, dopo un susseguirsi di esperienze internazionali e non, posano questa pietra miliare sullo sfondo di un panorama gastronomico salentino fatto di pura dedizione alla tradizione. Circondati da un creativo team estremamente giovane, dedito e determinato, captano il futuro e lo imprimono in questo angolo di alta cucina contemporanea.
Durante quest’avventura culinaria, percorrendo i meandri di un’estasi sensoriale, si vive una vera e propria esperienza mistica che parte dagli occhi, sprofonda nello stomaco e raggiunge il cuore.
Perché “l’essenziale è visibile al gusto”.

 

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• CANTINA DON CARLO

 
via S. Antonio 10, San Pietro in Lama (LE)

 
Ampio e accogliente, con un giardino interno davvero delizioso, ornato da blocchi di tufo, alberelli, un pozzo e tante lucine, vanta anche piatti davvero deliziosi, accuratamente riportati su di un menù altrettanto ampio. Si piò scegliere tra antipasti, primi o secondi di mare o di terra e, nell’indecisione, azzeccata sarebbe la scelta di optare per la loro notevole pizza, tonda o al metro. Le pietanze sono semplici e abbondanti, con una dovizia di condimento.
Per concludere in dolcezza ed in freschezza, non si può non assaggiare uno spumone artigianale, gelato arricchito tipico del Salento, declinato in vari gusti. Lodevole quello al pistacchio, variante apprezzata del più tradizionale alla nocciola.

 

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• ASCALONE

 
via Vittorio Emanuele 17, Galatina (LE)

 
Fu proprio il signor Ascalone ad ideare, nel lontano 1740, il pasticciotto, dolce tipico della tradizione salentina composto da una base di frolla impastata con lo strutto ripiena da abbondante crema pasticciera compatta. Questa ricetta, antichissima e ben custodita, è stata tramandata per ben 10 generazioni, per far giungere sua maestà Pasticciotto illibato nella sua fragrante genuinità sino ai giorni nostri.
Affondando i denti sulla sua superficie crepata e leggermente brustolita, nell’ascensione dalla croccantezza della pasta alla sofficiezza della calda crema interna, si può godere di un gusto semplice eppur idilliaco. Tradizionale è anche la pasticceria, dove molti arredi antichi sono altrettanto ben custoditi, essendo rimasti intatti o quasi nello scorrere del tempo. Ipnotica è la cassa manuale, rimasta proprio come un tempo, come la ricetta del vero pasticciotto che solo qui si può trovare. Ineguagliabile.

 

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Foto da http://www.dissapore.com

 

• TOP ORANGE

 
Piazza Sandro Pertini 3, Zollino (LE)

 
In pochi sanno che il Salento, in fatto di dolci, non è solo pasticciotto.
Nel vicino 1990 un pasticciere dell’entroterra ha ben pensato di brevettare un nuovo dolce composto da un’armonia di ingredienti che si sgretolano ad ogni singolo morso, fondendosi in un allegoria di sapori indissolubili. Cioccolato raffinato dentro e fuori, pasta di mandorle, croccante di mandorle e nocciole tostate, il tutto annegato
in cuore morbido di crema di nocciole. Ecco a voi la Sibilla, dolce piccolo ma intenso, nato e cresciuto a Zollino. Diffidate dalle imitazioni.

 

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• PASTICCERIA DENTONI

 
via Matteotti, Torre dell’Orso | Melendugno (LE)

 
Prima di tuffarsi nell’azzurro immenso del mare che lambisce la spiaggetta affollata di Torre dell’Orso, è bene assaggiare quella favola che si chiama Torta Crepes di Dentoni. Ogni morso racconta di una magia: quella del matrimonio tra una delicata crema pasticciera interna, che si insinua prepotente tra sottili sfoglie di crepes, ed un’intensa crema di nocciole esterna. Torta da mozzare il fiato, così come il panorama che si può godere dalla terrazza del bar. Da non sottovalutare la rosticceria.

 

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• IL BASTIONE

 
Riviera Nazario Sauro 28, Gallipoli (LE)

 

Il nome la dice lunga su questo ristorante: sorge infatti su di uno dei bastioni racchiusi tra le mura del centro storico gallipolino. L’incantevole vista panoramica va a braccetto con un’incantevole cucina, volta ad esaltare ed enfatizzare ogni singolo piatto della gastronomia del sud. E, con lo sguardo rivolto verso un mar Jonio che appare infinito, si assaporano semplici prelibatezze locali, accuratamente preparate, che danno l’illusione di ingoiare strascichi saporiti di quel mare lì.

 

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• SCAFUD MARE

 
via Carlo Muzio 23, Gallipoli (LE)

 
Sino a qualche anno fa anche il solo pensiero di mangiare un panino farcito con del pesce faceva quasi rabbrividire. Oggi invece pare sia molto in voga gustare o degustare panini pieni o strapieni di pesce. E non poteva mancare nella Perla dello Ionio un posto dove poter mangiare i freschi frutti del mare gallipolino racchiusi all’interno di un panino. Ecco che nasce Scafud Mare, new entry nel panorama degli
innumerevoli ristoranti del centro storico. Una sorta di luminarie a forma di pesce (ovviamente) rivestono le pareti interne ed esterne di questo piccolo localino dove si ricongiungono le delizie e le conserve di questa terra, come gli immancabili pomodori secchi, il patè di olive nere locali, le cime di rapa, la burrata e chi più ne ha più ne metta, con la freschezza del pescato del giorno e non solo. Gradevoli accostamenti, che spesso giocano d’azzardo, si fondono con il sapore del mare ad ogni singolo morso. Da provare il panino con la salsiccia di pesce spada. Si, avete capito bene.

 

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• IL CHIOSCO | alias FERRUCCIO

 
Lungomare Galileo Galilei, Gallipoli (LE)

 
Di tipico c’è ben poco, ma più passa il tempo e più si afferma nell’immaginario culinario salentino di ognuno di noi. Sembra il classico “paninaro” senza pretese, un po’ più ripulito e stilizzato, ma in realtà è ormai da anni sinonimo di qualità e di garanzia. Un panino tondo, leggermente scaldato per renderlo croccante, su cui si adagiano lattuga, rucola, fette di pomodori, patatine fritte, ketchup, maionese e, a scelta, salsiccia dolce o piccante, hamburger, porchetta, affettati vari, coronati ovviamente da una fettona di formaggio caldo e filante.
Questa è la versione “completa” del panino protagonista di questo chiosco. Ovviamente sono possibili altre varianti, con sottrazione o addizione di questi o di altri ingredienti. Semplice ma mai banale, calorico ma mai respinto, strabordante ma mai lasciato, stupisce per l’incredibile maniera in cui questi condimenti piuttosto sempliciotti riescono ad amalgamarsi, conducendo le papille gustative in uno stato di estasi.

 

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BUBBA BAR

 
Strada Provinciale 215, Mancaversa | Taviano (LE)

 
Un burger di qualità con contaminazioni locali, che spaziano dalla farcitura del panino alle birre artigianali prodotte in loco (e non), come solo il Salento meritava di avere. Un piatto da fastfood d’oltre oceano, se mangiato qui e come lo fanno qui, dà quasi l’illusione di essere autoctono. Le dimensioni sono generose, gli ingredienti sono di alta qualità, la carne è succulenta e saporita e c’è la possibilità di scegliere tipi di animali diversi (passatemi il termine, i vegetariani e vegani non
me ne vogliano).

 

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• SCIAMU MOI

 
via Mariana Albina 94, Alezio (LE)

 
I proprietari, di una gentilezza estrema, sono giunti dal nord in questo piccolo e tranquillo paesello salentino, dopo aver subito un innamoramento per questa terra, pronti a portare una ventata d’innovazione gourmet nei piatti tradizionali. E così gli ingredienti freschi e locali trasmutano in una tavolozza di colori e di sapori che, straordinariamente combinati tra loro, creano un quadro commestibile, bello da vedere ma soprattutto buono da mangiare. Dal gusto non convenzionale ma strepitosamente gradevole.

 

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• LA MARRUZZELLA

 

Riviera Colombo, Lido Conchiglie | Gallipoli (LE)

 
Rude, cafone, sciatto, senza pretese, senza lode, ma tanto tipico, semplice e buono. E’ proprio qui, a pochi passi da un mare spumeggiante, che numerosi avventori si affollano e si accodano già dalla tarda mattinata o dal tardo pomeriggio, pronti ad attendere un
tavolo di plastica ma vista mare, con sedie labili ma comode, su cui verranno serviti crudi di mare, frutti di mare, fritti di mare, primi di mare, secondi di mare, assieme ad una sgorgante quantità di vino becero ma gustoso, bianco e ghiacciato. A La Marruzzella ci si sente come a casa, comodamente seduti in terrazza o in veranda, in un informale pasto tra amici.

 

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• BARRUECO 

 
via Cantù 46, Santa Caterina | Nardò (LE)

 
Chi pensa che la pizza coi fiocchi si può gustare solo a Napoli e dintorni, evidentemente non ha mai avuto il piacere di assaggiare la pizza del Barrueco. Altamente digeribile, prodotta e condita con ingredienti di qualità, vi sorprenderà per la sua estrema bontà. Da mangiare fritta a tocchetti con una cascata di ingredienti locali addosso, o classica e tonda, magari condita con prodotti tradizionali come i pomodori secchi, i pomodorini “schiattati”, la burrata, il capocollo di Martina Franca.
Da non sottovalutare però, nell’indecisione, un’appetitosa impepata di cozze o uno spaghetto sempre con le cozze.
Gradevole è anche il locale, con tavolini posti all’aperto sullo sfondo di una vista mare mozzafiato, con lucine, panche in legno e paglia pendente dalla copertura del gazebo.
Lunga potrebbe essere l’attesa di un tavolo, essendo il locale sempre affollato, e per ammazzare il tempo non perdete occasione di divorare a piccoli sorsi il loro strepitoso mojito fatto solo come Dio comanda, dove di pestato c’è anche il ghiaccio (frantumato rumorosamente a mano dai barman con una sorta di martello di legno). Eccovi servita una perfetta cena nel bel mezzo di un’estate che incalza.

 

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• FARMACIA DEI SANI

 
Piazza del Popolo 14, Ruffano (LE)

 
A conduzione familiare, dei giovani fratelli sono riusciti a creare un ambiente di nicchia, dove gustare piatti raffinati e ricercati che revisionano magistralmente la gastronomia tradizionale, il tutto abbinato ad un’ottima cantina di vini locali. Si assapora una decostruzione della cucina locale, una ricongiunzione di ingredienti comunemente antitetici, un’esaltazione di sapori sperimentali. Ogni singolo piatto servito sa di novità. La cura dei dettagli e la perfezione di ogni tipo di cottura ne fanno uno dei più ambiti ristoranti del Salento. Da non perdere la loro Anarchia di cioccolato, elegantemente preparata al tavolo, con annessa accurata spiegazione del processo di preparazione.

 

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• LE STANZIE

 
Strada Provinciale 362 (km 32,9), Supersano (LE)

 

Se si immagina il Salento, quello fatto di terra rossa ed arsa dal sole, di foglie al vento di enormi ulivi secolari, di quel verde ostinato dei fichi d’india e dei filari di vite, di muretti a secco e coperture in cannucciato, beh, forse lo si immagina così come lo si trova racchiuso all’interno dell’esterno di questa tipica masseria. Datata e quasi illibata, incarna appieno il canone estetico di quel che la tradizione salentina porta dietro di se. Tutto quel che si mangia, dalla verdura alla frutta, dall’olio al pane, in un menù fisso ma in divenire, che varia quotidianamente in base al raccolto del giorno, proviene dalla terra che vi troverete di fronte ai vostri occhi.
La cucina casareccia, quella fatta come solo le nostre nonne sanno fare, è la protagonista indiscussa di questo massria-agriturismo-azienda agricola, dove è anche possibile dormire.

 

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• FRIGGITORIA ISOLA DEL SOLE

 

via Panoramica, Castro (LE)

 
Fronte mare, spartano ed essenziale, con prezzi contenuti, ma soprattutto con una vasta scelta di frutti di mare e pesce fresco a portata di bocca e di tasca, a portata di tutti. Gettonato nelle calde sere d’estate, è letteralmente preso d’assalto da turisti e autoctoni che si appropinquano ad un’intensa abbuffata di pesce, sulla scogliera selvaggia di Castro marina.

 

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Ritornerete così con un bagaglio culinario arricchito, dopo quest’avanscoperta in terre pugliesi, e, sicuramente, anche con qualche kilogrammo di troppo, ma state pur certi che saranno kilogrammi di adiposa e genuina felicità!

#SALENTO DA MANGIARE

Nice #Venice

Se mi dicessero di scegliere una strepitosa meraviglia italiana, dopo la mia amata pizza e la mia tanto interdetta Roma, beh, quella meraviglia sarebbe Venezia. Unica al mondo, nel suo genere e nella sua imperfetta compostezza, catapulta qualunque osservatore in un’epoca passata, permeata di allori e di romantiche sensazioni.

Una città costruita sull’acqua, che dall’acqua nasce e si erge in quelle architetture datate, fitte e maestose, che angosciano ed emozionano ad ogni singolo sguardo.

Ogni scorcio si riflette nell’acqua: nell’acqua dei canali, con le barchette parcheggiate e le gondole dondolanti in transito; nell’acqua delle pozzanghere, che ricamano i vicoli stretti e tortuosi, dove spicchi di sole cercano di farsi spazio tra ombre dense e insidiose; nell’acqua sul fondo dei calici un attimo prima pieni di spritz, dove galleggia una fettina di arancia, dove galleggiano i pensieri abbandonati.

Già all’uscita dalla stazione ci si immerge in questa strepitosa dimensione fatta di ponticelli, di vaporetti, di squarci di cielo rosato. E perdendosi tra le calle, colme di piccole botteghe artigiane, si incontrano piccole piazze che sembrano immense aprendosi a sorpresa dopo le fessure pedonali che si percorrono con un andamento lento e rilassato, con la voglia di scoprire cosa ti aspetta dietro il prossimo angolo.

Trasportati dall’incessante flusso turistico, che avanza inesorabile e rigorosamente a piedi, si arriverà a percorre il Ponte di Rialto, dove, salterellando sui suoi bassi gradini, l’ampio scorcio della città che si specchia nel Canal Grande vi sorprenderà. E passo dopo passo, salendo e scendendo su di innumerevoli ponticelli, si arriva alla maestosa Piazza San Marco: un ampio spazio aperto popolato da numerosi piccioni, oltre che da orde di turisti. Circondata da egregi palazzi, con decorazioni in un incesto di stili ai piani alti e con costosi caffè lussuosi ai piani bassi, è dominata da sua maestà Basilica di San Marco, con la prospiciente Torre dell’orologio, l’adiacente e stupefacente Palazzo Ducale e il dirimpettaio Campanile. Alto si staglia quest’ultimo nel bel mezzo della piazza, dominando dall’alto della sua posizione isolata l’intera città, ma ben pochi sanno che in realtà è un falso storico in quanto fu ricostruito come era e dove era dopo il crollo della torre campanaria originale nel 1902.

Dopo la visita di questi strepitosi monumenti ecco che l’odore salmastro ci sospinge sulle sponde più ampie del Grand Canale, dove si gode di un panorama mozzafiato e di ampie vedute della laguna, dove lo skyline confuso e superbo di questa città unica al monda fa finalmente capolino, dove ci si accinge ad ammirare il famoso Ponte dei Sospiri.

E riperdendosi tra le calle, per poi ritrovarsi nei piccoli Campi, tra orientamento e disorientamento, tra panni stesi e antiche casette colorate, si arriva in zona Castello e si rimane esterrefatti dalla decadente e datata bellezza dell’Arsenale, grezzo e robusto ma incredibilmente fatato.

Altrettanta bellezza la si ritrova nel quartiere di Cannareggio.

Dopo un caffè con vista panoramica e uno spritz ghiacciato preparato rigorosamente con dell’ottimo vino bianco, dopo un dolce gustoso e una svaria di cicchetti appetitosi al sapore di mare, meritano una visita alcuni musei degni di nota come il Museo Peggy Guggenheim, le Gallerie dell’Accademia ed i Musei civici e le innumerevoli e notevoli chiese, alcune dei quali con campanili imponenti e pendenti.

Poi ci stanno le splendide isole di Murano e Burano, ma loro meritano un articolo a parte.

Nice #Venice

Reporting from the #front

Mancano solo pochi giorni al termine della 15. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia dal titolo Reporting from the Front, presieduta da Paolo Baratta e diretta dall’architetto cileno Alejandro Aravena. Un grande architetto che nella sua semplice essenza ha messo in piedi una grande mostra dal gusto semplice, essenziale ed esistenziale.

L’architettura si manifesta agli occhi critici degli addetti al settore, suscitando un invidioso stupore o, raramente, un indignoso rigetto.

Un’architettura di qualità: quella povera, che parte dal basso; quella partecipata, che attizza ogni possibile fruitore; quella ecocompatibile, che con leggiadra attenzione rispetta l’ambiente.

Si punta alla condivisione con un pubblico ampio di opere architettoniche che spaziano in nuovi campi d’azione, che sconfinano i risaputi orizzonti approdando in dimensioni che integrano differenti settori, come quello artistico e culturale, quello politico e quello sociale, quello economico e quello ambientale.

Architetture pensate, architetture ritrovate, rinnovate o innovate; architetture che rispondono a delle domande o che le aggirano con costruzioni furibonde. Ma pur sempre architetture che suscitano una qualche sorta di emozione.

L’esposizione che si snoda all’interno degli spazi dell’Arsenale mostra i retroscena di un lavoro efficace e costante, in una sorta di work in progress che si evolve durante il percorso adagiato su di una grafica accattivante e alternativa.

I padiglioni dei giardini espongono con chiara eleganza o con complessa opulenza i lavori più validi realizzati all’interno e non del proprio paese, esaltando con discrezione dei progetti eclatanti e ben riusciti; eppure talvolta tendono ad un’autoreferenzialità che perde di vista l’obbiettivo della mostra, sconfinando verso una monumentalizzazione del proprio lavoro non sempre qualitativamente elevato.

Ecco in piccoli shot il mio Reporting:

 

Reporting from the #front

#Napulè mille colori

Vedi Napoli e poi muori.

E poi muori perché ti sparano, perché ti derubano e ti minacciano, perché ti viene un infarto quando un motorino con a bordo almeno tre persone, rigorosamente senza casco, ti sfreccia accanto. Perché ti investono ignorando un semaforo rosso che per i nativi del posto è un mero arredo urbano.

Si, forse intendono questo asserendo quella frase.

Perchè appena si sbarca in quella giungla urbana, ogni luogo comune viene confermato. Già sul treno direzione Napoli si percepisce un’aurea di illegalità. Ma forse anche questo fa parte della bellezza di questa città: il proibito consentito, il grottesco.

A Napoli, però, si può anche morire di bellezza e di felicità. Perché quel sole millanta un lucente e brillante calore, posandosi quieto sulle acque salmastre di un rarefatto orizzonte e sui dolci pendii del Vesuvio che imponente sopisce. Perché il mare luccica e tira forte il vento. Perché le strade profumano di tradizione. Perché cammini per quelle viuzze e odi il caldo rumore delle posate metalliche sbaragliare dentro piatti di ceramiche colmi di pasta e patate, pasta e fagioli, pasta e ceci, nelle case di famiglie rumorose, numerose, unite.

Perché le pizza è troppo buona. Perchè la pizza fritta lo è ancora di più. Perché hai mangiato troppa pizza. Perchè la mozzarella di bufala è sempre al top. Perchè il caffè è fatto a regola d’arte. Perchè la croccantezza di una sfogliatella calda e fragrante appena sfornata o la bollente friabilità di un morso di frolla o la succulenta ed ineguagliabile sofficezza di un babà ti elevano ad un paradiso terrestre appena prima sconosciuto.

Così, a partire dalla stazione che tende sempre più ad un design d’avanguardia, transitando in metro nelle spettacolari fermate dell’arte, per poi passeggiare e fare shopping in via Toledo e nella galleria Umberto I, sino a raggiungere sua maestà piazza del Plebiscito con il suo gigante palazzo reale dall’ampio colonnato neoclassico, si arriva dolcemente sul lungomare, dove la vista è mozzafiato e l’andamento si accorda al dondolio dell’acqua marina, dove il paesaggio naturale viene brevemente interrotto dalla sobrietà dell’antica costruzione di Castel dell’Ovo.

È d’obbligo un’elevata passeggiata al Vomero, un tour nella Napoli Sotterranea e nella Galleria Borbonica, una visita al museo di Capodimonte e alla Cappella di Sansevero con la statua del Cristo velato, una sbirciatina al Maschio Angioino.

E poi si deve assolutamente varcare la soglia del popolare quartiere Spaccanapoli, per visitare il Duomo e ammirare parte dello splendido tesoro di San Gennaro; per conoscere la vera e tipica Napoli, tra panni stesi e svolazzanti al vento su fili tesi, tra fascinose corti accroccate e vicoli stretti e chiassosi.

Ci si può spingere oltre azzardando addirittura una passeggiata nei veraci quartieri spagnoli, per una tappa obbligata nell’ancora più verace cucina di Nennella.

Perché se arduo sarà scegliere se prediligere la storica pizza di Michele o la bivalente pizza di Sorbillo, la trattoria da Nennella accorda tutti. E poi il caffè si prende rigorosamente da Gambrinus, il babà da Scaturchio, le frolle e le ricce ustionanti da Attanaglio, i fritti da asporto da Di Matteo.

 

Passeggiando allegramente tra illegalità e tradizione, tra stupore e meraviglia, in un altalenante ibrido brivido di terrore e di piacere, che pervade questa città fatta di contrasti, l’idillio di un boccone della vera pizza prevarica ogni vano tentativo di furto.

 

#Napulè mille colori

#Portogallo brincando brincando 

Colori accessi, gente vivace e verace, profumo di oceano. Spioventi tetti, vestiti di coppi di una terracotta intensa, scandiscono un cielo azzurro a sud, grigio e denso di vapore acqueo a nord. Ceramiche arzigogolate e raffinate. Ruderi residenziali contrastano a malapena la gravità temporale. Lo spettro del tempo che passa impregna l’aria delle città, tra sprazzi di architettura nuova ed essenziale, nella forma e nella sostanza, bianca e pura o allegramente colorata, e sprazzi di architettura abbandonata, vecchia e rifunzionalizzata, che esonda di nuova vitalità e di ritrovata positività.

Salite e discese. E salite. E sanpietrini ovunque, che caschi anche sull’asciutto. Acqua dolce e acqua salata, il fiume che si confonde con il mare, l’orizzonte che si confonde con un ponte. Natura selvaggia, ripida e irruenta. Scogliere pungenti tra sprazzi di sabbia dorata. Onde sulle sponde alte, sulle sponde basse. Brezza marina e ventata di sud.

I vestiti sgualciti dalla compressione in una valigia un po’ troppo piena: piena di vestiti, di gioia, di voglia di scoperte e di libertà.

Il vino buono, a poco prezzo. Il vino verde. Odore di sardine arrosto che ti ricorda che è quasi giunta l’ora del pranzo o della cena, anche se tu stai ancora facendo colazione. Un’ottima bica (caffè ristretto) in ogni momento della giornata, per farti sentir meno la nostalgia di quella buona tazzina di espresso italiano. La buccia di patate fritta, unta e croccante. L’abuso di aglio e cipolla, ovunque. Le chewing-gum alla cannella. Il polpo tenero e soffice come mousse.

Ma anche un popolo di teste calde pronte ad infervorarsi per un niente, di parcheggiatori abusivi, di un numero vertiginoso di spacciatori, di conducenti di tram che corrono come se fossero su un circuito di formula uno, di camerieri che oscillano tra l’essere troppo burberi e l’essere troppo poco gentili e, per fortuna, anche di automobilisti che, nonostante la lancetta del contachilometri supera il numero 100, si fermano a 10 metri dalle strisce pedonali per fare attraversare te pedone spaventato.

Un’aureola profusa di buonumore, nonostante tutto.

Ecco immagini di scorci che da Lisbona a Portimao, passando per Cascais, cabo de Roca e Sintra, da Aveiro a Porto, transitando per Costa Nova, hanno suscitato emozioni alla mia calda vacanza d’agosto, sorprendendo i miei occhi, anche se un po’ meno di quanto immaginassi.

 

#Portogallo brincando brincando