#NonSopporto

Facile a farsi, difficile a dirsi, tendiamo con incredibile frequenza a celare o ad omettere le nostre repulsioni.
Nell’epoca in cui si cercano sempre più consensi, sottolineando le cose che amiamo, ho deciso di provare a sfogarmi spiattellando liberamente tutto ciò che proprio non sopporto, perché se la speranza è l’ultima a morire, la pazienza, invece, è la prima a perire.

Ecco cosa io davvero non sopporto (anche se poi alla fine sono molto tollerante).

Il caffè in vetro. Lo zucchero nel caffè. Il caffè in ghiaccio senza latte di mandorla. La moka da lavare. Il letto da rifare. La guancia sgualcita dal sonno. Chi si azzarda a rivolgermi la parola prima del mio primo caffè mattutino. Il cappuccino tiepido. La televisione accesa mentre si dorme. Il cellulare lasciato a caricare mentre si dorme. Il cellulare acceso mentre si dorme. La sveglia dell’IPhone che si rifiuta di suonare se il telefono è spento. Il volume della TV troppo alto. Il doppio cuscino. Le lenzuola di flanella. I soprammobili. L’asciugamano attorcigliata in bagno. Il tappo del bagnoschiuma aperto. La tavoletta del wc alzata. Il rotolo di carta igienica terminato. L’acqua del rubinetto che scorre mentre si spazzolano i denti. Il tubetto del dentifricio ripiegato. L’accappatoio bagnato posato sul letto. I piatti di plastica. I tovaglioli di stoffa. Le tovaglie. Una bocca estranea a me che beve nel mio bicchiere. Il ticchettio dell’orologio mentre provo, invano, a dormire. Il ronzio dell’aspirapolvere. Le sonorità di un phon. Chi strilla quando parla. Chi alza subito il tono di voce. Coloro che non ti guardano mentre parli loro. Oziare nel letto senza dormire. La gente pigra. La gente che non viaggia. La mancanza di curiosità. Gli immuni alla cultura. Le persone a dieta. Le persone litigiose. Gli invidiosi. I bugiardi. La gelosia. Chi ha il doppio cellulare. Chi non compra libri, chi non legge libri. La prima fila al cinema. Chi salta la fila. Chi chatta su whatsapp al cinema. Chi usa il cellulare mentre guida. Gli uomini che spengono la radio quando parcheggiano. Il tutto esaurito al concerto dei Coldplay. Le persone esaurite. Chi non si siede al proprio posto assegnatoli ad un concerto all’Olimpico. Chi odia il teatro. Le poltrone del teatro talmente alte che mi penzolano le gambe. I fotografi che si lasciano sopraffare dal fotoritocco. Le emoticons su volti fotografati di bambini piccoli. La radio che passa sempre le stesse canzoni. La pubblicità dì Spotify. Chi non consacra le feste. Gli asociali. I compleanni in cui si paga alla romana. I permalosi. Chi, anche solo inconsapevolmente, mi ruba la penna. Chi si intasca l’accendino. Chi sotterra le cicche nella sabbia. Chi getta le carte per terra. Chi posa le borse per terra. Gli incivili. Gli impliciti. Le amicizie di circostanza. Il profilo di Instagram privato. Chi ha mai anche solo pensato di comprare followers su Instagram. Chi nasconde le amicizie dal proprio profilo Facebook. Chi mi vieta di sbirciare il proprio profilo Facebook. Il mio amico di Facebook che non mi saluta. Il profilo di coppia su Facebook. L’amica o l’amico che quando si fidanza puff: sparisce. Le canzoni di Clementino. L’ultimo album di Ligabue. La puzza di sigarette. Il tanfo di sudore. L’odore della candeggina. Il sapore del coriandolo. L’alito al mattino. Il rumore dei respiri durante una lezione di yoga. Il seitan. I funghi secchi. L’insalata in busta. L’avocado acerbo. Le banane mature. Coloro che camminan nel bel mezzo di una carreggiata, ignorando i marciapiedi. Il doloroso sellino della bicicletta. I pittbull lasciati liberi. Gli uomini che pisciano per strada. Quelli che sputano per terra. Le approssimazioni. L’assenza di galanteria. La carenza di intraprendenza. Gli addii. L’apatia. Le mail spam. Chi non legge i miei articoli sul blog. Le lampade Seletti. Le serie non aggiornate su Netflix. Gli influencer. I timidi dinanzi a un buffet. Chi non divora gli stuzzichini ad un aperitivo. Il ghiaccio nella Coca Cola. Chi vuole avere sempre ragione. Chi nega l’evidenza. Quelli che “je rode” sempre. Le donne che allattano in pubblico. Le unghie dei piedi senza smalto. Le unghie lunghe delle mani con lo smalto scuro. Lo smalto delle unghie degradato. I graffi sulla stoffa. Lo scontro di una forchetta di metallo con i denti. I dolori mestruali. I brufoli. Barbara d’Urso. Lavorare di domenica. Le torte bagnate con troppo liquore. Chi parla troppo. Chi, invece, parla troppo poco. Gli egoisti. Chi non sa ascoltare. L’ape piaggio che puntualmente avanza lentamente davanti a me, mentre il mio piede destro freme sull’acceleratore perché sono in ritardo. Il sabato sera a casa. La pizza con poca mozzarella. Il prosciutto crudo cotto. I cornetti surgelati. Il presunto cornetto alla Nutella che poi ha dentro una mera e triste imitazione della Nutella. L’olio di palma nella Nutella. Le Gocciole alla nocciola. Il pacco di Pandistelle che finisce subito. I Ringo. La carne di agnello. La carne al sangue. Le cozze crude. Le persone che si accollano. Il pesce surgelato. Il pasticciotto di quel bar a Gallipoli che non è più come una volta. Gallipoli ad agosto. Le lattine di birra. La birra Lambic. Il vino mediocre. L’acqua Levissima. Le borse Michael Kors. La Ferragni. Gli insetti. Il film de I soliti idioti. Il caldo atroce. Le macchine bianche. La musica techno. L’edilizia becera. L’architettura scadente. Le persiane verdi. La spazzatura per strada. Le lenti a contatto. Gli occhiali sporchi. Una donna con i capelli corti. Un uomo con i capelli lunghi. La forfora. I parrucchieri che tagliano i capelli con lo sfilzino. La shampista con la ricostruzione delle unghie che ti scartavetra il cuoio capelluto. Le estetiste indelicate. I capelli grassi. La pelle secca. I gomiti screpolati. I peli sulla lingua. Le commesse che non rispondono al tuo “Buongiorno”. La sauna. La posta pubblicitaria che suona sempre e solo al tuo interno. Il solletico. Gli assorbenti interni. L’idea di partorire. La sabbia nel costume. Il mare agitato. Le persone agitate. I ritardatari. Chi non mantiene la parola data. Chi spiffera un segreto. Chi disprezza il sud. Chi odia il nero. I razzisti. L’accento barese. Il riso scotto. La pasta scotta pure. I profumi troppo dolci. Le camicie senza i bottoni sino al collo. La chiazza di sudore sulle camicie. L’alone del deodorante. L’impronta del mascara sulle palpebre. Chi vive nel passato. Chi pensa troppo al futuro. Chi mi chiede quando mi sposo. Chi mi chiede se sono un architetto di interni o di esterni. Coloro che pensano che un geometra sia più economico di un architetto. Chi mi calpesta i piedi. Chi prova a mettermi in testa i piedi. I tirocini non retribuiti. L’errore irreversibile di Autocad. Il 29 agli esami universitari. Un 110 senza lode. Quel “Le faremo sapere”. L’arroganza. I libri con la copertina rigida. Il calzino che cede. Il calzino spaiato. Le mutande slabbrate. Un uomo con le mani piccole. Un uomo con i piedi grandi. I parcheggiatori abusivi. La sedia appena sotto il ciglio del marciapiede per preservare il parcheggio davanti casa. Il servizio al tavolo non incluso nel prezzo. Una bionda piccola a 5€. Un cocktail a 10€. L’IVA. Alcune leggi italiane. Chi non rispetta le regole. I conti alla rovescia. I conti che non tornano. Il conto in rosso. Gli hotel senza la colazione inclusa. La moquette. Il cameriere di Starbucks che sul mio bicchiere scrive Alice invece di Alessia. Il menú turistico. Le persone poco disponibili. La mancanza di igiene. La mia ipocondria. L’ipocrisia. Un mazzo di chiavi con troppe chiavi. Un portafoglio troppo gonfio. Lo sportello del bancomat temporaneamente fuori servizio. Chi visualizza e non risponde. I letti a castello. I bagni senza finestra. Il termocamino. Il pavimento con le piastrelle disposte in diagonale. Il finto parquet. L’effetto pietra. Una finta cortina di mattoni. Il truciolato di Ikea. I mobili Mondo Convenienza. Chi prende sempre e solo l’ascensore. Chi lascia il portone di casa aperto. Chi si dimentica le luci accese. Il colore del 90% dei palazzi in Italia. Coloro che non vogliono camminare a piedi. I sotterfugi. L’Out of Stock di Zara. I negozi che non hanno scarpe di numero 35. Le persone troppo alte. Gli uomini troppi magri. La violenza. Chi l’ha visto. Salvini. Gli scurrili. Il gelato al pistacchio di colore verde acceso. Le tazze rovinate. Le tazze brutte. Le tazzine di caffè spese del bar che puntualmente ti sbrodola una goccia di espresso sul lembo delle labbra. Le persone frivole. Chi si ferma all’apparenza. Chi pensa solo ad apparire. Chi non si ferma allo Stop. L’aria condizionata troppo fredda. L’acqua da bere gelata. L’acqua della doccia bollente. I presuntuosi. Gli opportunisti. Chi tossisce senza pararsi la bocca con la mano. Le donne senza fazzoletti nella borsa. Gli zaini apposti sulle spalle nella metro. Gli scioperi dell’Atac il venerdì. Gli autisti dell’Atac. Gli automobilisti indisciplinati. Gli uomini che non hanno voglia di guidare. I ritardi di Trenitalia. Un volo troppo costoso di Ryanair. I controlli in aeroporto. Il caldo sulle banchine della metropolitana di Barcellona. La metro deserta di notte a Monaco. Gli scontrosi controllori della metro di Amsterdam. La bicicletta che proprio non riesce a frenare sull’Erasmus bridge a Rotterdam. I topi per le strade di Bruxelles. Il sapore pastoso del latte irlandese. Il latte a lunga conservazione. L’esoso afternoon tea a Londra. Il pesce cotto senza essere sventrato in Portogallo. Trovare chiuso Pierre Hermè a Parigi. Il deterioramento del Superkilen a Copenhagen. Le troppe poche polpette troppo buone in un piatto a Malmö. Le botole nei marciapiedi di New York. Le spiaggia ciottolose della Grecia. La scortesia dei romani. Le rosette senza mollica. L’autobus fuori servizio. Gli sport estremi. I cafoni. Le bestemmie. I prezzi esagerati di una cena in un ristorante stellato. Le borse di Prada troppo costose. Il bodyguard che ti fa sentire in soggezione da Tiffany. Chi mi chiama Signora. Chi mi chiede se sono maggiorenne. Il prezzo di Casabella. La Nespresso che non ha ancora aperto una boutique a Lecce. Le cialde compatibili. Tiger che di aprire in Salento non ne vuole proprio sapere. Le penne blu. Il colore giallo. I denti gialli. Un abito da sposa avorio. La droga. Chi si ubriaca tutte le sere. Chi non esce tutte le sere. Il sole che non tramonta nel mare. La pioggia. L’assistente della prof. di Restauro, bello come il sole al crepuscolo ma, inevitabilmente, gay. Gli omofobi. Gli uomini provoloni. La tristezza che inevitabilmente mi assale la domenica sera. Il lunedì. La mia ansia perenne. Le abitudini. Chi va a cena sempre al solito posto. Il matè. Le superga illibate. La Xylella. La TAP. La TAV. L’alta velocità. Chi disprezza l’ambiente. Chi non contempla la parola riciclo. La margarina vegetale. I film senza lieto fine. Le mie lentiggini. Le mie vertigini. Il mio PC da formattare. L’ordine degli Architetti. La formazione professionale continua. Inarcassa. Le promozioni poco convenienti della Vodafone. Chi dorme troppo. Chi cammina troppo lentamente. Chi parla troppo veloce. La memoria esaurita su ICloud. Chi paga l’abbonamento in palestra e poi alla fine non ci va. Chi non paga l’abbonamento sui mezzi pubblici. Gli scrocconi. Chi butta via il cibo. Chi non sta bene con se stesso. Gli intolleranti. Quel grazie non detto. Il ruttino cacofonico. Le pantofole raso terra. La zanzara che mi fa compagnia durante la notte. I ragni che compaiono in quell’angolo irraggiungibile di muro. Il mio ex vicino di casa che si tagliava le unghie delle mani affacciato alla finestra, di sabato mattina, mentre io facevo colazione. Il sapore troppo forte di uovo in alcune pietanze. Il brodo del sabato a pranzo. Quel monumento in ristrutturazione durante una mia capatina in quella città così lontana. I musei colmi di gente. I cuori cinici. I cuori affranti. I sogni infranti. La noia.

Chi si tedierà leggendo questo post.

Chi si offenderà leggendo questo post.

Chi non sopporta questo post. 

Annunci
#NonSopporto

#SaloneDelMobile2017:dentro e fuori

È da poco calato il sipario su una Milano agghindata a festa per la tanto attesa settimana del design. Il salone del mobile si è appena concluso ed ha lasciato dietro di se il riverbero di quel barlume di innovazione che, da sempre, lo caratterizza.

Con un sole splendente come non mai ed un corposo susseguirsi di eventi, in un andirivieni perpetuo di gente cosmopolita e bizzarramente vestita, la seriosa città del nord Italia si è risvegliata, destando anche gli animi più assopiti, e si è esposta con bizzarria agli occhi del mondo intero, mostrando il design di qualità, che sia semplice o essenziale, estroso o elegante, tradizionale o innovativo.

Prima tappa d’obbligo è Rho Fiera, per assaporare il gusto vero delle eccellenze dei complementi d’arredo e del lighting, in un’esposizione senza infamia e senza lode, dove oggetti da un monotono sapore vintage e dai colori cupi si ripetono scandendo il nostro camminare agguerrito, eccezion fatta per la splendente (in tutti i sensi) esposizione di Euroluce e per quel miraggio di avanguardia del Salone Satellite.

Dopo una veloce ma lunghissima carrellata di arredi, è il momento di immergersi nell’estasiante mare di eventi che solo il Fuori Salone può offrire.

Aleggia creatività nell’aria e in quelle strade percorse da corpi fuggenti e sfuggenti, che trasudano estro (spesso di cattivo gusto) dai loro look troppo eccentrici.

Perdendo l’orientamento tra i vicoli, le corti e le botteghe di Brera, adornate con allestimenti molto particolari, per poi catapultarsi nel cuore pulsante di via Tortona, dove spritz ghiacciati contornano esposizioni brillanti, dopo una lunga fila per ammirare la tanto ambita installazione di Cos, dove bolle rarefatte cascano da un albero astratto e si spospingono ovattate su mani con i palmi rivolti in alto, non può mancare una tappa “foodie”.

Nel centro di Milano, in un nuovo pastificio come una volta dal nome “Pasta d’autore”, dove una nonnina energica stende sfoglie di pasta fresca a profusione, c’è ad attenderci un agguerrito chef Rubio, pronto ad accogliere amanti di design e, soprattutto, di cibo, impazienti di cimentarsi nella preparazione del tortello perfetto, da trasportare nel packaging perfetto.

Sguardo stanco, braccia conserte, avambracci tatuati, che sembrano esplodere sotto i succinti risvolti di un candido grembiule bianco, e tanta voglia di raccontare e di dimostrare come fare: ecco Gabriele Rubini che presenta il progetto di “Origami Italiani”, il nuovo pack dal design ergonomico (per il tortello) e innovativo, atto ad accogliere porzioni di tortelli impilati e leggermente sovrapposti tra loro, in un accostamento che ne preserva l’integrità e la bontà.

Con la complicità e l’elegante maestria del designer Filippo Protasoni, chef Rubio pensa, realizza e presenta la confezione ideale per i tortelli, bramoso com’è di innovazione, quasi quanto lo è di cibo.

La creatività sposa la tradizione e così, da un semplice foglio di carta, opportunamente piegato, si ottiene un tubo a sezione triangolare che diviene un impeccabile contenitore di pasta fresca, così come un foglio di pasta fresca, accuratamente ripiegato, diviene un impeccabile contenitore di un ripieno succulento. Semplice, facilmente trasportabile e dalla facile apertura che permette di far cadere a cascata ogni singolo tortello nell’acqua bollente in fase di cottura.

Dopo la simpatica presentazione di questo geniale ed essenziale progetto, nato dall’idiosincrasia di Rubio per lo sballottamento della pasta fresca adagiata su di un banale vassoio, si diventa subito operativi piegando prima la sfoglia del tortello, per racchiudere un ripieno di patate, menta e pecorino, e poi il foglio di carta della confezione, per racchiudere i tortelli hand made, pronti a resistere alla prova di sopravvivenza al trasporto in una Milano affetta da maratone feroci nei distretti del design.

E dopo l’assaggio del tortello preparato e cucinato in questo ristorante-laboratorio a conduzione familiare, una Peroni cruda gelata e un immancabile selfie con Rubio, il matterello lo offre la casa. Rigorosamente da apporre sotto l’ascella, insieme alla confezione di pasta fresca.

Rifocillati si è pronti per rincorrere esposizioni furtive, sgambettando da una parte all’altra, per poi vagare con gli occhi sgranati dalla curiosità nel cortile dell’Università Statale. Qui rinomati artisti e architetti internazionali hanno dato sfogo al loro estro realizzando piccole ma grandi installazioni. La mostra Material Immaterial presenta micro-architetture e macro-oggetti realizzati ponendo particolare attenzione alla sostenibilità e a processi produttivi innovativi.

Salendo la scalinata in legno, grezza ed essenziale ma al contempo maestosa, progettata da Michele De Lucchi, si può cogliere l’essenza della corte di questo bellissimo palazzo storico che ospita l’Università, scorgendo in una vista a volo d’uccello ogni singolo elemento scultoreo che la riempie. Capeggia in alto una frase che contiene tutte le lettere dell’alfabeto, scritta con un font luminoso dai tratti eleganti, progettata da BIG per Artemide.

Ma è in uno dei piccoli chiostri secondari che la semplicità vince su ogni complessità artistica: grandi specchi, posti e disposti in maniera geometrica al centro della corte, occupano si lo spazio ma creano l’illusione di essere superfici immateriali, riflettendo le quattro facciate del chiostro e dando una visione d’insieme dell’intero spazio aperto da ogni punto di vista. Plauso ad Antonio Citterio.

Per concludere non si può non immergersi nel top della tradizione visitando la mostra per i 90 anni di Cassina, curata da Patricia Urquiola. Arredi di gusto e di lusso si stagliano nello splendido spazio della Fondazione Feltrinelli, progettata da Herzog&De Meuron e ultima arrivata nello scenario dell’architettura contemporanea milanese.

Calibrando quella ventata di cambiamento con un occhio di riguardo per la tradizione, il Salone del mobile tira così le somme su ciò che accade nel mondo del design.

#SaloneDelMobile2017:dentro e fuori

Reporting from the #front

Mancano solo pochi giorni al termine della 15. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia dal titolo Reporting from the Front, presieduta da Paolo Baratta e diretta dall’architetto cileno Alejandro Aravena. Un grande architetto che nella sua semplice essenza ha messo in piedi una grande mostra dal gusto semplice, essenziale ed esistenziale.

L’architettura si manifesta agli occhi critici degli addetti al settore, suscitando un invidioso stupore o, raramente, un indignoso rigetto.

Un’architettura di qualità: quella povera, che parte dal basso; quella partecipata, che attizza ogni possibile fruitore; quella ecocompatibile, che con leggiadra attenzione rispetta l’ambiente.

Si punta alla condivisione con un pubblico ampio di opere architettoniche che spaziano in nuovi campi d’azione, che sconfinano i risaputi orizzonti approdando in dimensioni che integrano differenti settori, come quello artistico e culturale, quello politico e quello sociale, quello economico e quello ambientale.

Architetture pensate, architetture ritrovate, rinnovate o innovate; architetture che rispondono a delle domande o che le aggirano con costruzioni furibonde. Ma pur sempre architetture che suscitano una qualche sorta di emozione.

L’esposizione che si snoda all’interno degli spazi dell’Arsenale mostra i retroscena di un lavoro efficace e costante, in una sorta di work in progress che si evolve durante il percorso adagiato su di una grafica accattivante e alternativa.

I padiglioni dei giardini espongono con chiara eleganza o con complessa opulenza i lavori più validi realizzati all’interno e non del proprio paese, esaltando con discrezione dei progetti eclatanti e ben riusciti; eppure talvolta tendono ad un’autoreferenzialità che perde di vista l’obbiettivo della mostra, sconfinando verso una monumentalizzazione del proprio lavoro non sempre qualitativamente elevato.

Ecco in piccoli shot il mio Reporting:

 

Reporting from the #front

#CortiliAperti : una Roma che si svela

L’imperdibile evento del weekend in corso è sicuramente Cortili Aperti a Roma, manifestazione organizzata dall’ADSI (Associazione dimore storiche italiane), che svela i tesori nascosti all’interno dei palazzi storici romani di un certo calibro, convogliando amatori, amanti e professionisti di arte e architettura o semplicemente curiosi e turisti per caso. Perché un portone antico spalancato ammicca con fare persuasivo e ci sospinge all’interno con bramosa curiosità. Ed ecco apparire agli occhi di un pubblico estasiato capolavori scultori e architettonici datati ma tenuti in tiro, contornati da ornamenti architettonici e vegetali.

Meraviglie indiscusse si mostreranno ai vostri occhi indiscreti, assetati di cultura e di scultura, che saranno deliziati da bellezze senza tempo e senza fine.


Save the date: sabato 21 e domenica 22 maggio, nel cuore di Roma.

L’elenco completo dei cortili aperti qui: http://www.adsi.it/giornate-nazionali-adsilazio-2016/

#CortiliAperti : una Roma che si svela

Roma si tinge di verde: #FestivalDelVerdeEDelPaesaggio

Questo weekend Roma si è tinta di verde, un verde naturale, primordiale ma al contempo innovativo, dove design e natura si intrecciano cercando genuini compromessi. Il tutto è avvenuto nella splendida cornice del parco pensile dell’Auditorium di Renzo Piano, che ha ospitato, durante il Festival del Verde e del Paesaggio, circa 25.000 mq di esposizione per terrazzi, balconi e giardini.

Una piacevole passeggiata lunga un chilometro è stata percorsa da numerosissimi visitatori che girovagavano curiosi tra gocce d’acqua e spicchi di sole, costeggiando pareti verdi, immersi in profumi, colori e varietà di piante insolite, orti, serre e terrarium, sullo sfondo di design e progetti d’autore. Una vetrina all’aperto che mostra dalle più disparate essenze arboree ai più eleganti arredi per outdoor, come le linee eleganti di Ethimo e la raffinatezza essenziale del design di Studiotamat in collaborazione con Blu di Prussia; dai pannelli modulari di orto verticale che preleva l’acqua dall’acquario, si nutre di questa, la purifica e la rimmette nell’acquario, agli hula hoop ed ai contenitori di tetrapack che diventano vasi, perché in natura nulla si crea, nulla di distrugge ma tutto si trasforma.

Natura e artificio si innestano creando soluzioni efficaci che mostrano quasi sempre un occhio di riguardo all’ambiente, cercando di sposare la filosofia del rispetto e di imboccare la strada del riuso e della sostenibilità.

Roma si tinge di verde: #FestivalDelVerdeEDelPaesaggio

#MySalone 

Strampalata gente dalla pulsante vena artistica si aggirava, la settimana appena trascorsa, per le strade di una Milano che forse mai così è stata piena di vita. Il Salone del Mobile, e tutto ciò che c’è di annesso e connesso, che corre sotto il nome di Fuori Salone, ubriaca la città meneghina di un’estrosa e travolgente energia, di una coinvolgente e contagiosa creatività impulsiva. Ecco che ogni luogo profuma di design; ecco un fragoroso bombardamento di input, di mode che verranno, di stili che mai se ne andranno, di colori, di textures, di geometrie, di luci, di idee. Una maratona favolosa alla scoperta di aziende e di marchi, di eventi, di assaggi (in tutti i sensi), di ispirazione. Le immagini parlano da sole. Ecco il mio salone del mobile in pillole:

#MySalone 

#MilanoDesignWeek2016 coming soon soon

Finché c’è design c’è salone, il Salone del Mobile esattamente, quell’evento internazionale che concentra concentrate pillole di innovativo design in quelle che sono ormai divenute le giornate più famose di Milano.

La città si anima di una pazzesca verve creativa, diventa vetrina sul mondo di architettoniche novità, emana auree di cosmopolita arte, presenta giovani e ambiziosi designer, irradia cultura artistica, trasuda geniale creatività.

Eccola una Milano sovversiva, estrosa e dinamica, che con regolare ordine gestisce le orde di appassionati ed esperti del settore che invadono la fiera, che si riversano su strade allegre colme di eventi collaterali. Spontanee manifestazioni strettamente connesse alla fiera ma largamente aperte a commistioni trasversali caratterizzano il Fuori Salone, che si dirama per tutta la città di Milano. Il fuori onda per eccellenza che però l’onda la cavalca, e ci s’impenna pure sulla cresta di questa: è nel Fuori Salone infatti che prendono vita le situazioni più interessanti! E Brera, così come San Babila, Porta Venezia, Ventura Lambrate e via Durini, brillano di luce riflessa. E persino i profani si destano. Noi sacri invece drizziamo ben bene le orecchie per ascoltare e passare al vaglio il meglio del meglio, per captare quante più ispirazioni possibili. Noi sacri ci concediamo una pausa dal nostro agire architettonico imperterrito solo durante il Salone del Mobile, sempre se di “pausa” si può parlare. Noi sacri non attendiamo altro, viviamo in funzione del “Salone”, lo aspettiamo con implacabile ansia, lo osanniamo. Tutto si ferma, perché è poi da qui che tutto prende vita.

Alchimie, spesso al limite della decenza, tra vecchio e nuovo, tra quel che più di tradizionale c’è con quel che più di contemporaneo tira, vengono esposte, presentate, toccate con mano.

È quasi già domani, tra poche ore tutto avrà inizio, Fiera Milano Rho freme, ma dietro le quinte del Fuori Salone, tra i vicoli del centro, gli eventi già vanno in scena.

#MilanoDesignWeek2016 coming soon soon