#NonSopporto

Facile a farsi, difficile a dirsi, tendiamo con incredibile frequenza a celare o ad omettere le nostre repulsioni.
Nell’epoca in cui si cercano sempre più consensi, sottolineando le cose che amiamo, ho deciso di provare a sfogarmi spiattellando liberamente tutto ciò che proprio non sopporto, perché se la speranza è l’ultima a morire, la pazienza, invece, è la prima a perire.

Ecco cosa io davvero non sopporto (anche se poi alla fine sono molto tollerante).

Il caffè in vetro. Lo zucchero nel caffè. Il caffè in ghiaccio senza latte di mandorla. La moka da lavare. Il letto da rifare. La guancia sgualcita dal sonno. Chi si azzarda a rivolgermi la parola prima del mio primo caffè mattutino. Il cappuccino tiepido. La televisione accesa mentre si dorme. Il cellulare lasciato a caricare mentre si dorme. Il cellulare acceso mentre si dorme. La sveglia dell’IPhone che si rifiuta di suonare se il telefono è spento. Il volume della TV troppo alto. Il doppio cuscino. Le lenzuola di flanella. I soprammobili. L’asciugamano attorcigliata in bagno. Il tappo del bagnoschiuma aperto. La tavoletta del wc alzata. Il rotolo di carta igienica terminato. L’acqua del rubinetto che scorre mentre si spazzolano i denti. Il tubetto del dentifricio ripiegato. L’accappatoio bagnato posato sul letto. I piatti di plastica. I tovaglioli di stoffa. Le tovaglie. Una bocca estranea a me che beve nel mio bicchiere. Il ticchettio dell’orologio mentre provo, invano, a dormire. Il ronzio dell’aspirapolvere. Le sonorità di un phon. Chi strilla quando parla. Chi alza subito il tono di voce. Coloro che non ti guardano mentre parli loro. Oziare nel letto senza dormire. La gente pigra. La gente che non viaggia. La mancanza di curiosità. Gli immuni alla cultura. Le persone a dieta. Le persone litigiose. Gli invidiosi. I bugiardi. La gelosia. Chi ha il doppio cellulare. Chi non compra libri, chi non legge libri. La prima fila al cinema. Chi salta la fila. Chi chatta su whatsapp al cinema. Chi usa il cellulare mentre guida. Gli uomini che spengono la radio quando parcheggiano. Il tutto esaurito al concerto dei Coldplay. Le persone esaurite. Chi non si siede al proprio posto assegnatoli ad un concerto all’Olimpico. Chi odia il teatro. Le poltrone del teatro talmente alte che mi penzolano le gambe. I fotografi che si lasciano sopraffare dal fotoritocco. Le emoticons su volti fotografati di bambini piccoli. La radio che passa sempre le stesse canzoni. La pubblicità dì Spotify. Chi non consacra le feste. Gli asociali. I compleanni in cui si paga alla romana. I permalosi. Chi, anche solo inconsapevolmente, mi ruba la penna. Chi si intasca l’accendino. Chi sotterra le cicche nella sabbia. Chi getta le carte per terra. Chi posa le borse per terra. Gli incivili. Gli impliciti. Le amicizie di circostanza. Il profilo di Instagram privato. Chi ha mai anche solo pensato di comprare followers su Instagram. Chi nasconde le amicizie dal proprio profilo Facebook. Chi mi vieta di sbirciare il proprio profilo Facebook. Il mio amico di Facebook che non mi saluta. Il profilo di coppia su Facebook. L’amica o l’amico che quando si fidanza puff: sparisce. Le canzoni di Clementino. L’ultimo album di Ligabue. La puzza di sigarette. Il tanfo di sudore. L’odore della candeggina. Il sapore del coriandolo. L’alito al mattino. Il rumore dei respiri durante una lezione di yoga. Il seitan. I funghi secchi. L’insalata in busta. L’avocado acerbo. Le banane mature. Coloro che camminan nel bel mezzo di una carreggiata, ignorando i marciapiedi. Il doloroso sellino della bicicletta. I pittbull lasciati liberi. Gli uomini che pisciano per strada. Quelli che sputano per terra. Le approssimazioni. L’assenza di galanteria. La carenza di intraprendenza. Gli addii. L’apatia. Le mail spam. Chi non legge i miei articoli sul blog. Le lampade Seletti. Le serie non aggiornate su Netflix. Gli influencer. I timidi dinanzi a un buffet. Chi non divora gli stuzzichini ad un aperitivo. Il ghiaccio nella Coca Cola. Chi vuole avere sempre ragione. Chi nega l’evidenza. Quelli che “je rode” sempre. Le donne che allattano in pubblico. Le unghie dei piedi senza smalto. Le unghie lunghe delle mani con lo smalto scuro. Lo smalto delle unghie degradato. I graffi sulla stoffa. Lo scontro di una forchetta di metallo con i denti. I dolori mestruali. I brufoli. Barbara d’Urso. Lavorare di domenica. Le torte bagnate con troppo liquore. Chi parla troppo. Chi, invece, parla troppo poco. Gli egoisti. Chi non sa ascoltare. L’ape piaggio che puntualmente avanza lentamente davanti a me, mentre il mio piede destro freme sull’acceleratore perché sono in ritardo. Il sabato sera a casa. La pizza con poca mozzarella. Il prosciutto crudo cotto. I cornetti surgelati. Il presunto cornetto alla Nutella che poi ha dentro una mera e triste imitazione della Nutella. L’olio di palma nella Nutella. Le Gocciole alla nocciola. Il pacco di Pandistelle che finisce subito. I Ringo. La carne di agnello. La carne al sangue. Le cozze crude. Le persone che si accollano. Il pesce surgelato. Il pasticciotto di quel bar a Gallipoli che non è più come una volta. Gallipoli ad agosto. Le lattine di birra. La birra Lambic. Il vino mediocre. L’acqua Levissima. Le borse Michael Kors. La Ferragni. Gli insetti. Il film de I soliti idioti. Il caldo atroce. Le macchine bianche. La musica techno. L’edilizia becera. L’architettura scadente. Le persiane verdi. La spazzatura per strada. Le lenti a contatto. Gli occhiali sporchi. Una donna con i capelli corti. Un uomo con i capelli lunghi. La forfora. I parrucchieri che tagliano i capelli con lo sfilzino. La shampista con la ricostruzione delle unghie che ti scartavetra il cuoio capelluto. Le estetiste indelicate. I capelli grassi. La pelle secca. I gomiti screpolati. I peli sulla lingua. Le commesse che non rispondono al tuo “Buongiorno”. La sauna. La posta pubblicitaria che suona sempre e solo al tuo interno. Il solletico. Gli assorbenti interni. L’idea di partorire. La sabbia nel costume. Il mare agitato. Le persone agitate. I ritardatari. Chi non mantiene la parola data. Chi spiffera un segreto. Chi disprezza il sud. Chi odia il nero. I razzisti. L’accento barese. Il riso scotto. La pasta scotta pure. I profumi troppo dolci. Le camicie senza i bottoni sino al collo. La chiazza di sudore sulle camicie. L’alone del deodorante. L’impronta del mascara sulle palpebre. Chi vive nel passato. Chi pensa troppo al futuro. Chi mi chiede quando mi sposo. Chi mi chiede se sono un architetto di interni o di esterni. Coloro che pensano che un geometra sia più economico di un architetto. Chi mi calpesta i piedi. Chi prova a mettermi in testa i piedi. I tirocini non retribuiti. L’errore irreversibile di Autocad. Il 29 agli esami universitari. Un 110 senza lode. Quel “Le faremo sapere”. L’arroganza. I libri con la copertina rigida. Il calzino che cede. Il calzino spaiato. Le mutande slabbrate. Un uomo con le mani piccole. Un uomo con i piedi grandi. I parcheggiatori abusivi. La sedia appena sotto il ciglio del marciapiede per preservare il parcheggio davanti casa. Il servizio al tavolo non incluso nel prezzo. Una bionda piccola a 5€. Un cocktail a 10€. L’IVA. Alcune leggi italiane. Chi non rispetta le regole. I conti alla rovescia. I conti che non tornano. Il conto in rosso. Gli hotel senza la colazione inclusa. La moquette. Il cameriere di Starbucks che sul mio bicchiere scrive Alice invece di Alessia. Il menú turistico. Le persone poco disponibili. La mancanza di igiene. La mia ipocondria. L’ipocrisia. Un mazzo di chiavi con troppe chiavi. Un portafoglio troppo gonfio. Lo sportello del bancomat temporaneamente fuori servizio. Chi visualizza e non risponde. I letti a castello. I bagni senza finestra. Il termocamino. Il pavimento con le piastrelle disposte in diagonale. Il finto parquet. L’effetto pietra. Una finta cortina di mattoni. Il truciolato di Ikea. I mobili Mondo Convenienza. Chi prende sempre e solo l’ascensore. Chi lascia il portone di casa aperto. Chi si dimentica le luci accese. Il colore del 90% dei palazzi in Italia. Coloro che non vogliono camminare a piedi. I sotterfugi. L’Out of Stock di Zara. I negozi che non hanno scarpe di numero 35. Le persone troppo alte. Gli uomini troppi magri. La violenza. Chi l’ha visto. Salvini. Gli scurrili. Il gelato al pistacchio di colore verde acceso. Le tazze rovinate. Le tazze brutte. Le tazzine di caffè spese del bar che puntualmente ti sbrodola una goccia di espresso sul lembo delle labbra. Le persone frivole. Chi si ferma all’apparenza. Chi pensa solo ad apparire. Chi non si ferma allo Stop. L’aria condizionata troppo fredda. L’acqua da bere gelata. L’acqua della doccia bollente. I presuntuosi. Gli opportunisti. Chi tossisce senza pararsi la bocca con la mano. Le donne senza fazzoletti nella borsa. Gli zaini apposti sulle spalle nella metro. Gli scioperi dell’Atac il venerdì. Gli autisti dell’Atac. Gli automobilisti indisciplinati. Gli uomini che non hanno voglia di guidare. I ritardi di Trenitalia. Un volo troppo costoso di Ryanair. I controlli in aeroporto. Il caldo sulle banchine della metropolitana di Barcellona. La metro deserta di notte a Monaco. Gli scontrosi controllori della metro di Amsterdam. La bicicletta che proprio non riesce a frenare sull’Erasmus bridge a Rotterdam. I topi per le strade di Bruxelles. Il sapore pastoso del latte irlandese. Il latte a lunga conservazione. L’esoso afternoon tea a Londra. Il pesce cotto senza essere sventrato in Portogallo. Trovare chiuso Pierre Hermè a Parigi. Il deterioramento del Superkilen a Copenhagen. Le troppe poche polpette troppo buone in un piatto a Malmö. Le botole nei marciapiedi di New York. Le spiaggia ciottolose della Grecia. La scortesia dei romani. Le rosette senza mollica. L’autobus fuori servizio. Gli sport estremi. I cafoni. Le bestemmie. I prezzi esagerati di una cena in un ristorante stellato. Le borse di Prada troppo costose. Il bodyguard che ti fa sentire in soggezione da Tiffany. Chi mi chiama Signora. Chi mi chiede se sono maggiorenne. Il prezzo di Casabella. La Nespresso che non ha ancora aperto una boutique a Lecce. Le cialde compatibili. Tiger che di aprire in Salento non ne vuole proprio sapere. Le penne blu. Il colore giallo. I denti gialli. Un abito da sposa avorio. La droga. Chi si ubriaca tutte le sere. Chi non esce tutte le sere. Il sole che non tramonta nel mare. La pioggia. L’assistente della prof. di Restauro, bello come il sole al crepuscolo ma, inevitabilmente, gay. Gli omofobi. Gli uomini provoloni. La tristezza che inevitabilmente mi assale la domenica sera. Il lunedì. La mia ansia perenne. Le abitudini. Chi va a cena sempre al solito posto. Il matè. Le superga illibate. La Xylella. La TAP. La TAV. L’alta velocità. Chi disprezza l’ambiente. Chi non contempla la parola riciclo. La margarina vegetale. I film senza lieto fine. Le mie lentiggini. Le mie vertigini. Il mio PC da formattare. L’ordine degli Architetti. La formazione professionale continua. Inarcassa. Le promozioni poco convenienti della Vodafone. Chi dorme troppo. Chi cammina troppo lentamente. Chi parla troppo veloce. La memoria esaurita su ICloud. Chi paga l’abbonamento in palestra e poi alla fine non ci va. Chi non paga l’abbonamento sui mezzi pubblici. Gli scrocconi. Chi butta via il cibo. Chi non sta bene con se stesso. Gli intolleranti. Quel grazie non detto. Il ruttino cacofonico. Le pantofole raso terra. La zanzara che mi fa compagnia durante la notte. I ragni che compaiono in quell’angolo irraggiungibile di muro. Il mio ex vicino di casa che si tagliava le unghie delle mani affacciato alla finestra, di sabato mattina, mentre io facevo colazione. Il sapore troppo forte di uovo in alcune pietanze. Il brodo del sabato a pranzo. Quel monumento in ristrutturazione durante una mia capatina in quella città così lontana. I musei colmi di gente. I cuori cinici. I cuori affranti. I sogni infranti. La noia.

Chi si tedierà leggendo questo post.

Chi si offenderà leggendo questo post.

Chi non sopporta questo post. 

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#NonSopporto

#NewYork : emozioni e digressioni

Tombini fumanti. Grattacieli alti. Sole celato. Ombra perenne. Scorci soleggiati. Verde insinuoso. Un rettangolo verde contornato da lati di cemento: Central Park. Strade ortogonali. Linee sinuose. Una linea verde che corre e rincorre la città: l’High line. Traffico umano. Traffico. Disordine. E ordine. Frenesia. E tranquillità. Ridondanza. E diversità. Rooftop. Viste vertiginose. Viste pazzesche. Scorci mozzafiato. Times Square. Luci, troppe. Gente, troppa. Troppo Frastuono. Broadway. Colori accesi. Famigerati artisti di strada. Macy’s e lo shopping compulsivo. L’Empire State Building. Le torri gemelle che non ci sono più. L’architettura che rapisce. L’edilizia che stupisce. L’arte che lenisce. Il MoMA. Il MET. Le rotondità perfette del Guggenheim.

Il caldo atroce sulle banchine della subway. Il freddo atroce nei vagoni della subway. Aria condizionata gelida. Acqua da bere gelida. Acqua del rubinetto potabile. Acqua del rubinetto nauseante. Serbatoi giganti di acqua su ogni tetto che si rispetti.

Cuscini alti. Materassi alti. Botole nei imarciapiedi. Blatte sui marciapiedi. Topi tra i marciapiedi. Sacchi di spazzatura adagiati sopra i marciapiedi. Puzza. E pulizia. E polizia. Obesi. E palestrati. Gente cosmopolita. Fast food cosmopolita. La malia recondita del Chelsea Market. Burro d’arachidi nel cioccolato. M&m’s al cioccolato bianco. M&m’s al burro d’arachidi. Pancakes impilati. Muffin da mezzo chilo l’uno. Cheesecakes alte 30 cm. Sandwich da 20$. Steakhouse da 50$. Hamburger da 5000 Kcal. Patatine fritte ovunque. La bandiera americana ovunque. Starbuck’s ovunque. Caffè annaffiato. Caffè rovente. Caffè ustionante.

Brooklyn e quel ponte maestoso. Brooklyn e il fermento culturale. Brooklyn e il vintage. Williamsburg e gli hypster. Williamsburg e il brunch. Williamsburg e i mercatini dell’usato e non. Williamsburg e gli ebrei. E quel gradevole ritorno al passato che sa di arte, di estro, di libertà.

Lo stagliarsi di un’ambito skyline lambito dalla corrente fuggiasca del fiume Hudson.

Coney Island. La magia. L’infanzia ritrovata. L’Hotdogs di Nathan’s.

Le città nella città.

Questi strascichi di parole compiute e di frasi incompiute per rivivere in una carrellata di flashback l’atmosfera che, oltre allo smog, si respira nella grande mela. Tutto è come immaginavate, tutto è come viene propinato nelle pellicole.

New York è è la città del sogno che diventa realtà, del film che diventa realtà. È la città dei contrasti, delle contraddizioni preponderanti, della bellezza velata da una malinconica bruttezza. È la città delle esclamazioni e delle imprecazioni; delle emozioni e delle digressioni; dello stupore e della meraviglia: per quel costante fluttuare di corpi emotivamente instabili e fisicamente abili; per quel perpetuo andirivieni di automobili giganti; per quell’incessante frastuono di rumori, di suoni infranti, di luci penetranti; per quella fitta trama di edifici enormemente alti.

È una città da visitare, e poi da rivisitare, con consapevolezza. Perché New York è una giungla urbana che, inevitabilmente, vi rapirà il cuore, con quel suo ancestrale fascino caotico.

 

#NewYork : emozioni e digressioni

#STAMMIBENE

Consapevolezza, integrità e naturalezza sono gli ingredienti primeggianti di STAMMIBENE, il nuovo ed unico mercato con cucina, dedito alla continua ricerca della genuinità perduta, che ha da poco aperto i battenti nel centro di Bari.
Un mercato con ristobotteghe, ossia variegati punti ristoro dove degustare ciò che di più sano e gustoso si può ottenere da prodotti locali e stagionali, a filiera corta e controllata, nell’arco dell’intera giornata.
Le freschissime ed espresse proposte culinarie abbracciano infatti ogni singola fascia oraria, spaziando da dolci fatti come in casa per la colazione, inzuppati in un espresso fatto a regola d’arte, nel latte o in bevande “a base di”, a spuntini veloci e naturali anche take-away, ad aperitivi sostanziosi e sostanziali, sino a giungere ai prelibati piatti bilanciati della tradizione mediterranea, rivisitati in chiave contemporanea, coloriti e colorati da una giusta dose di spezie, serviti a pranzo e a cena.
Il tutto contornato da un ambiente accogliente che trasuda freschezza, che vive e respira avvolto come è da un design sostenibile, armonico ed innovativo. Insomma ogni genere di comfort food desiderabile, addentato in un’adorabile comfort zone.
Atmosfera, arredamento, servizi, menú e prodotti sono stati pensati da un’agguerrita ciurma di ben 100 Ambasciatori del Gusto (di cui io stessa sono orgogliosamente onorata di far parte), provenienti da ogni parte d’Italia, che hanno annaffiato con copiose ispirazioni il primordiale seme di Stammibene.
Il mercato è progettato dal basso, ideato da chi lo userà e realizzato da un formidabile staff composto da 40 persone coordinate dal direttore Alessandro Milella, dall’executive chef Antonio Scalera e da Francesca Mosele che ha progettato l’anima di bar e cantina, che ha saputo apparecchiare con maestria i sogni di ogni fruitore su di un tavolo fatto di concrete visioni divenute presto realtà. Proprio come il Pratavolo, tavolo con un piano d’appoggio realizzato con vera e propria erba, pronto a dare l’illusione di un picnic nel parco anche tra le mura della città consolidata. O Aromantica, un’orto verticale costituito da erbe aromatiche che inondano le narici degli avventori in procinto di entrare nel mercato. E poi c’è Legumi & Legami, una zona dove è possibile scegliere tra legumi, semi e cereali antichi, percorrendo un fiume sotterraneo fatto proprio di legumi, semi e cereali antichi; Spezie dal mondo, punto in cui è possibile annusare e scegliere tra profumate e saporite spezie internazionali; Cucina Visiva, corner dove le prelibate pietanze stagionali, regionali con incursioni internazionali, a base di ingredienti autentici e naturali, vengono preparate sotto i vostri occhi curiosi e affamati. Ampia la scelta di vini naturali selezionati, riposti su di una colma scaffalatura dal nome Bere Bene, da degustare in accompagnamento al cibo gourmet.
In questo incedere lento e gradevole, lambendo i cinque sensi, tra dolce e salato, infusi, the, confetture, miele e prodotti naturali dedicati alla cura del corpo, si giunge alla sala ravvivata da un’avvolgente parete vegetale, che dona sempre a portata di naso una fresca ventata di ossigeno e che invoglia a soffermarsi dinanzi il vicino Alfabeto del Gusto, abaco dettagliato degli ingredienti di stagione che è possibile assaporare al mercato.

Seminando queste briciole di fantasia e di estrema bontà, è possibile mangiare bene senza rinunciare al gusto, in città come in campagna.

STAMMIBENE
Via Nicolai 31, Bari
Aperto tutti i giorni | 7.30 – 23.00

Un nuovo posto del cuore, nel cuore di Bari. Perché “uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene se non ha mangiato bene“.

 

[ Le foto sono un racconto visivo di quel girotondo di abbracci e di sapori avvenuto durante la cena di noi Ambasciatori del Gusto ]

#STAMMIBENE

#SALENTO DA MANGIARE

Dai, lo so che molti, anzi troppi, di voi quest’estate si crogioleranno sulle spiagge del meraviglioso Salento.
Ma questo l’ho già detto l’anno scorso in un post in cui vi davo qualche ispirazione su dei luoghi emblematici ed imperdibili di questa meravigliosa terra.
Ora è giunto il momento di consigliarvi dove gustare le migliori prelibatezze del posto.
Perché se Caparezza vi “consigliava” di venire a ballare in Puglia, io invece vi straconsiglio di venire a mangiare in Puglia!
Il Salento mica è solo spiaggia e divertimento!
Bagnato da dolci e fresche acque, il tacco d’Italia è permeato da sapori genuini, semplici ed essenziali della dieta mediterranea, con piatti abbondanti che non badano alle calorie.
E’ quindi d’obbligo una maratona gastronomica, piacevole intermezzo tra la salsedine ed i granelli di sabbia.
Ecco dove condire con tanto sapore, con una buona dose di tradizione e con un pizzico di creatività la vostra vacanza nel sud della Puglia:

 
• AVIO BAR

 
via XXV Luglio 16, Lecce

 
Come iniziare al meglio una calda giornata di mezza estate se non con un fresco caffè leccese? Espresso bollente gettato di getto su di un letto di latte di mandorla, in un bicchiere colmo di cubetti di ghiaccio.
Qui all’Avio bar, dove il caffè è rigorosamente Quarta qualità Avio, appunto, ci aggiungono, a coronamento di questo espresso già perfetto così, una fresca spuma di caffè shakerato al momento. Ed ecco servito il più bel buongiorno salentino che ogni vacanziere possa desiderare.

 

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• PASTICCERIA FRANCHINI

 

via S. Lazzaro 36, Lecce

 

Il rustico, quello vero, quello leccese, con friabile pasta sfoglia unta al punto giusto, con succulento pomodorino a pezzettoni, filante mozzarella fresca e strabordante besciamella leggermente pepata, incarna la perfezione in questo piccolo bar nel centro di Lecce.
Da gustare in ogni momento della giornata.

 

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• BROS’

 
via degli Acaya 2, Lecce

 
Per le vie del centro, a due passi da piazza Sant’Oronzo, tra baretti e fastfood locali popolati prevalentemente di notte, brilla di luce propria questo ristorante ambito e riverito, fiore all’occhiello della Lecce bene, pretenziosa e avanguardista.
Qui, in un ambiente dal design minimal e glabro, prende forma e gusto una cucina gourmet, ricercata e sperimentale, dove l’innovazione è l’ingrediente principale di ogni singolo piatto, dove la ricerca è il condimento essenziale di ogni portata in continua evoluzione.
I giovanissimi ed intraprendenti fratelli Pellegrino, dopo un susseguirsi di esperienze internazionali e non, posano questa pietra miliare sullo sfondo di un panorama gastronomico salentino fatto di pura dedizione alla tradizione. Circondati da un creativo team estremamente giovane, dedito e determinato, captano il futuro e lo imprimono in questo angolo di alta cucina contemporanea.
Durante quest’avventura culinaria, percorrendo i meandri di un’estasi sensoriale, si vive una vera e propria esperienza mistica che parte dagli occhi, sprofonda nello stomaco e raggiunge il cuore.
Perché “l’essenziale è visibile al gusto”.

 

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• CANTINA DON CARLO

 
via S. Antonio 10, San Pietro in Lama (LE)

 
Ampio e accogliente, con un giardino interno davvero delizioso, ornato da blocchi di tufo, alberelli, un pozzo e tante lucine, vanta anche piatti davvero deliziosi, accuratamente riportati su di un menù altrettanto ampio. Si piò scegliere tra antipasti, primi o secondi di mare o di terra e, nell’indecisione, azzeccata sarebbe la scelta di optare per la loro notevole pizza, tonda o al metro. Le pietanze sono semplici e abbondanti, con una dovizia di condimento.
Per concludere in dolcezza ed in freschezza, non si può non assaggiare uno spumone artigianale, gelato arricchito tipico del Salento, declinato in vari gusti. Lodevole quello al pistacchio, variante apprezzata del più tradizionale alla nocciola.

 

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• ASCALONE

 
via Vittorio Emanuele 17, Galatina (LE)

 
Fu proprio il signor Ascalone ad ideare, nel lontano 1740, il pasticciotto, dolce tipico della tradizione salentina composto da una base di frolla impastata con lo strutto ripiena da abbondante crema pasticciera compatta. Questa ricetta, antichissima e ben custodita, è stata tramandata per ben 10 generazioni, per far giungere sua maestà Pasticciotto illibato nella sua fragrante genuinità sino ai giorni nostri.
Affondando i denti sulla sua superficie crepata e leggermente brustolita, nell’ascensione dalla croccantezza della pasta alla sofficiezza della calda crema interna, si può godere di un gusto semplice eppur idilliaco. Tradizionale è anche la pasticceria, dove molti arredi antichi sono altrettanto ben custoditi, essendo rimasti intatti o quasi nello scorrere del tempo. Ipnotica è la cassa manuale, rimasta proprio come un tempo, come la ricetta del vero pasticciotto che solo qui si può trovare. Ineguagliabile.

 

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Foto da http://www.dissapore.com

 

• TOP ORANGE

 
Piazza Sandro Pertini 3, Zollino (LE)

 
In pochi sanno che il Salento, in fatto di dolci, non è solo pasticciotto.
Nel vicino 1990 un pasticciere dell’entroterra ha ben pensato di brevettare un nuovo dolce composto da un’armonia di ingredienti che si sgretolano ad ogni singolo morso, fondendosi in un allegoria di sapori indissolubili. Cioccolato raffinato dentro e fuori, pasta di mandorle, croccante di mandorle e nocciole tostate, il tutto annegato
in cuore morbido di crema di nocciole. Ecco a voi la Sibilla, dolce piccolo ma intenso, nato e cresciuto a Zollino. Diffidate dalle imitazioni.

 

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• PASTICCERIA DENTONI

 
via Matteotti, Torre dell’Orso | Melendugno (LE)

 
Prima di tuffarsi nell’azzurro immenso del mare che lambisce la spiaggetta affollata di Torre dell’Orso, è bene assaggiare quella favola che si chiama Torta Crepes di Dentoni. Ogni morso racconta di una magia: quella del matrimonio tra una delicata crema pasticciera interna, che si insinua prepotente tra sottili sfoglie di crepes, ed un’intensa crema di nocciole esterna. Torta da mozzare il fiato, così come il panorama che si può godere dalla terrazza del bar. Da non sottovalutare la rosticceria.

 

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• IL BASTIONE

 
Riviera Nazario Sauro 28, Gallipoli (LE)

 

Il nome la dice lunga su questo ristorante: sorge infatti su di uno dei bastioni racchiusi tra le mura del centro storico gallipolino. L’incantevole vista panoramica va a braccetto con un’incantevole cucina, volta ad esaltare ed enfatizzare ogni singolo piatto della gastronomia del sud. E, con lo sguardo rivolto verso un mar Jonio che appare infinito, si assaporano semplici prelibatezze locali, accuratamente preparate, che danno l’illusione di ingoiare strascichi saporiti di quel mare lì.

 

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• SCAFUD MARE

 
via Carlo Muzio 23, Gallipoli (LE)

 
Sino a qualche anno fa anche il solo pensiero di mangiare un panino farcito con del pesce faceva quasi rabbrividire. Oggi invece pare sia molto in voga gustare o degustare panini pieni o strapieni di pesce. E non poteva mancare nella Perla dello Ionio un posto dove poter mangiare i freschi frutti del mare gallipolino racchiusi all’interno di un panino. Ecco che nasce Scafud Mare, new entry nel panorama degli
innumerevoli ristoranti del centro storico. Una sorta di luminarie a forma di pesce (ovviamente) rivestono le pareti interne ed esterne di questo piccolo localino dove si ricongiungono le delizie e le conserve di questa terra, come gli immancabili pomodori secchi, il patè di olive nere locali, le cime di rapa, la burrata e chi più ne ha più ne metta, con la freschezza del pescato del giorno e non solo. Gradevoli accostamenti, che spesso giocano d’azzardo, si fondono con il sapore del mare ad ogni singolo morso. Da provare il panino con la salsiccia di pesce spada. Si, avete capito bene.

 

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• IL CHIOSCO | alias FERRUCCIO

 
Lungomare Galileo Galilei, Gallipoli (LE)

 
Di tipico c’è ben poco, ma più passa il tempo e più si afferma nell’immaginario culinario salentino di ognuno di noi. Sembra il classico “paninaro” senza pretese, un po’ più ripulito e stilizzato, ma in realtà è ormai da anni sinonimo di qualità e di garanzia. Un panino tondo, leggermente scaldato per renderlo croccante, su cui si adagiano lattuga, rucola, fette di pomodori, patatine fritte, ketchup, maionese e, a scelta, salsiccia dolce o piccante, hamburger, porchetta, affettati vari, coronati ovviamente da una fettona di formaggio caldo e filante.
Questa è la versione “completa” del panino protagonista di questo chiosco. Ovviamente sono possibili altre varianti, con sottrazione o addizione di questi o di altri ingredienti. Semplice ma mai banale, calorico ma mai respinto, strabordante ma mai lasciato, stupisce per l’incredibile maniera in cui questi condimenti piuttosto sempliciotti riescono ad amalgamarsi, conducendo le papille gustative in uno stato di estasi.

 

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BUBBA BAR

 
Strada Provinciale 215, Mancaversa | Taviano (LE)

 
Un burger di qualità con contaminazioni locali, che spaziano dalla farcitura del panino alle birre artigianali prodotte in loco (e non), come solo il Salento meritava di avere. Un piatto da fastfood d’oltre oceano, se mangiato qui e come lo fanno qui, dà quasi l’illusione di essere autoctono. Le dimensioni sono generose, gli ingredienti sono di alta qualità, la carne è succulenta e saporita e c’è la possibilità di scegliere tipi di animali diversi (passatemi il termine, i vegetariani e vegani non
me ne vogliano).

 

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• SCIAMU MOI

 
via Mariana Albina 94, Alezio (LE)

 
I proprietari, di una gentilezza estrema, sono giunti dal nord in questo piccolo e tranquillo paesello salentino, dopo aver subito un innamoramento per questa terra, pronti a portare una ventata d’innovazione gourmet nei piatti tradizionali. E così gli ingredienti freschi e locali trasmutano in una tavolozza di colori e di sapori che, straordinariamente combinati tra loro, creano un quadro commestibile, bello da vedere ma soprattutto buono da mangiare. Dal gusto non convenzionale ma strepitosamente gradevole.

 

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• LA MARRUZZELLA

 

Riviera Colombo, Lido Conchiglie | Gallipoli (LE)

 
Rude, cafone, sciatto, senza pretese, senza lode, ma tanto tipico, semplice e buono. E’ proprio qui, a pochi passi da un mare spumeggiante, che numerosi avventori si affollano e si accodano già dalla tarda mattinata o dal tardo pomeriggio, pronti ad attendere un
tavolo di plastica ma vista mare, con sedie labili ma comode, su cui verranno serviti crudi di mare, frutti di mare, fritti di mare, primi di mare, secondi di mare, assieme ad una sgorgante quantità di vino becero ma gustoso, bianco e ghiacciato. A La Marruzzella ci si sente come a casa, comodamente seduti in terrazza o in veranda, in un informale pasto tra amici.

 

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• BARRUECO 

 
via Cantù 46, Santa Caterina | Nardò (LE)

 
Chi pensa che la pizza coi fiocchi si può gustare solo a Napoli e dintorni, evidentemente non ha mai avuto il piacere di assaggiare la pizza del Barrueco. Altamente digeribile, prodotta e condita con ingredienti di qualità, vi sorprenderà per la sua estrema bontà. Da mangiare fritta a tocchetti con una cascata di ingredienti locali addosso, o classica e tonda, magari condita con prodotti tradizionali come i pomodori secchi, i pomodorini “schiattati”, la burrata, il capocollo di Martina Franca.
Da non sottovalutare però, nell’indecisione, un’appetitosa impepata di cozze o uno spaghetto sempre con le cozze.
Gradevole è anche il locale, con tavolini posti all’aperto sullo sfondo di una vista mare mozzafiato, con lucine, panche in legno e paglia pendente dalla copertura del gazebo.
Lunga potrebbe essere l’attesa di un tavolo, essendo il locale sempre affollato, e per ammazzare il tempo non perdete occasione di divorare a piccoli sorsi il loro strepitoso mojito fatto solo come Dio comanda, dove di pestato c’è anche il ghiaccio (frantumato rumorosamente a mano dai barman con una sorta di martello di legno). Eccovi servita una perfetta cena nel bel mezzo di un’estate che incalza.

 

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• FARMACIA DEI SANI

 
Piazza del Popolo 14, Ruffano (LE)

 
A conduzione familiare, dei giovani fratelli sono riusciti a creare un ambiente di nicchia, dove gustare piatti raffinati e ricercati che revisionano magistralmente la gastronomia tradizionale, il tutto abbinato ad un’ottima cantina di vini locali. Si assapora una decostruzione della cucina locale, una ricongiunzione di ingredienti comunemente antitetici, un’esaltazione di sapori sperimentali. Ogni singolo piatto servito sa di novità. La cura dei dettagli e la perfezione di ogni tipo di cottura ne fanno uno dei più ambiti ristoranti del Salento. Da non perdere la loro Anarchia di cioccolato, elegantemente preparata al tavolo, con annessa accurata spiegazione del processo di preparazione.

 

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• LE STANZIE

 
Strada Provinciale 362 (km 32,9), Supersano (LE)

 

Se si immagina il Salento, quello fatto di terra rossa ed arsa dal sole, di foglie al vento di enormi ulivi secolari, di quel verde ostinato dei fichi d’india e dei filari di vite, di muretti a secco e coperture in cannucciato, beh, forse lo si immagina così come lo si trova racchiuso all’interno dell’esterno di questa tipica masseria. Datata e quasi illibata, incarna appieno il canone estetico di quel che la tradizione salentina porta dietro di se. Tutto quel che si mangia, dalla verdura alla frutta, dall’olio al pane, in un menù fisso ma in divenire, che varia quotidianamente in base al raccolto del giorno, proviene dalla terra che vi troverete di fronte ai vostri occhi.
La cucina casareccia, quella fatta come solo le nostre nonne sanno fare, è la protagonista indiscussa di questo massria-agriturismo-azienda agricola, dove è anche possibile dormire.

 

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• FRIGGITORIA ISOLA DEL SOLE

 

via Panoramica, Castro (LE)

 
Fronte mare, spartano ed essenziale, con prezzi contenuti, ma soprattutto con una vasta scelta di frutti di mare e pesce fresco a portata di bocca e di tasca, a portata di tutti. Gettonato nelle calde sere d’estate, è letteralmente preso d’assalto da turisti e autoctoni che si appropinquano ad un’intensa abbuffata di pesce, sulla scogliera selvaggia di Castro marina.

 

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Ritornerete così con un bagaglio culinario arricchito, dopo quest’avanscoperta in terre pugliesi, e, sicuramente, anche con qualche kilogrammo di troppo, ma state pur certi che saranno kilogrammi di adiposa e genuina felicità!

#SALENTO DA MANGIARE

Perfezioni di #Primavera

Cosa c’è di più estasiante di quel fresco profumo che mescola l’ardore di una stagione con l’odore buono dei fiori, del caldo che sta per sopraggiungere e del mare che freme?

Se è vero che la virtù sta nel mezzo, allora la virtù è primavera.

Il sole bacia timido corpi timorosi a scoprirsi, la temperatura è piacevole con quel suo cagionevole e fresco calore, il cielo risplende in una scala cromatica di azzurro che nè acceca, nè deprime; l’aria profuma di meraviglia, priva come è dell’odore di bruciato, che sia di invernali tozzi di legno in un camino ardente o di estivo asfalto scioglievole sotto piedi abbronzati.

Il cielo infuocato dà proficui spettacoli quotidiani, abbandonandosi ad ogni imbrunire su di un mare azzurro e pacato.

I fiori sbocciano, leggiadri e colorati, pronti ad allietare oltre che l’olfatto anche la vista.

La frutta di stagione, invece, delizia il palato con le sue più fresche e gustose varietà, in un arcobaleno di vivaci sapori.

La voglia di gelato offusca la mente e pervade ogni singolo languore.

La voglia di uscire tutte, o quasi tutte, le sere, impazza. Preme il desiderio di abbandonare corpi stanchi ma energici su sedie all’aperto di bar colmi di avventori, pronti a passare spensierate ore sotto una fresca brezza che raddrizza peli schiariti dal sole, sorseggiando una bionda piccola e gelata.

La primavera è stupefacente.

Impacciata e languida seduce animi e corpi e conduce a quel risveglio dei sensi che culmina in un’afosa estate. Ed ecco che il buon umore (così come l’ormone) si desta, tipico come è della stagione più bella di tutte.

La primavera è perfetta.

Nonostante il grande enigma del mettere o non mettere i collant sotto una gonna roteante o sotto un vestito svolazzante.

Nonostante le prime punture di zanzare in festa.

Nonostante la fatidica prova costume sia alle porte.

Nonostante il polline che si insinua tra le narici.

Nonostante gli starnuti senza fine.

Nonostante il moccolone.

Nonostante la fastidiosissima allergia.

Perfezioni di #Primavera

#SaloneDelMobile2017:dentro e fuori

È da poco calato il sipario su una Milano agghindata a festa per la tanto attesa settimana del design. Il salone del mobile si è appena concluso ed ha lasciato dietro di se il riverbero di quel barlume di innovazione che, da sempre, lo caratterizza.

Con un sole splendente come non mai ed un corposo susseguirsi di eventi, in un andirivieni perpetuo di gente cosmopolita e bizzarramente vestita, la seriosa città del nord Italia si è risvegliata, destando anche gli animi più assopiti, e si è esposta con bizzarria agli occhi del mondo intero, mostrando il design di qualità, che sia semplice o essenziale, estroso o elegante, tradizionale o innovativo.

Prima tappa d’obbligo è Rho Fiera, per assaporare il gusto vero delle eccellenze dei complementi d’arredo e del lighting, in un’esposizione senza infamia e senza lode, dove oggetti da un monotono sapore vintage e dai colori cupi si ripetono scandendo il nostro camminare agguerrito, eccezion fatta per la splendente (in tutti i sensi) esposizione di Euroluce e per quel miraggio di avanguardia del Salone Satellite.

Dopo una veloce ma lunghissima carrellata di arredi, è il momento di immergersi nell’estasiante mare di eventi che solo il Fuori Salone può offrire.

Aleggia creatività nell’aria e in quelle strade percorse da corpi fuggenti e sfuggenti, che trasudano estro (spesso di cattivo gusto) dai loro look troppo eccentrici.

Perdendo l’orientamento tra i vicoli, le corti e le botteghe di Brera, adornate con allestimenti molto particolari, per poi catapultarsi nel cuore pulsante di via Tortona, dove spritz ghiacciati contornano esposizioni brillanti, dopo una lunga fila per ammirare la tanto ambita installazione di Cos, dove bolle rarefatte cascano da un albero astratto e si spospingono ovattate su mani con i palmi rivolti in alto, non può mancare una tappa “foodie”.

Nel centro di Milano, in un nuovo pastificio come una volta dal nome “Pasta d’autore”, dove una nonnina energica stende sfoglie di pasta fresca a profusione, c’è ad attenderci un agguerrito chef Rubio, pronto ad accogliere amanti di design e, soprattutto, di cibo, impazienti di cimentarsi nella preparazione del tortello perfetto, da trasportare nel packaging perfetto.

Sguardo stanco, braccia conserte, avambracci tatuati, che sembrano esplodere sotto i succinti risvolti di un candido grembiule bianco, e tanta voglia di raccontare e di dimostrare come fare: ecco Gabriele Rubini che presenta il progetto di “Origami Italiani”, il nuovo pack dal design ergonomico (per il tortello) e innovativo, atto ad accogliere porzioni di tortelli impilati e leggermente sovrapposti tra loro, in un accostamento che ne preserva l’integrità e la bontà.

Con la complicità e l’elegante maestria del designer Filippo Protasoni, chef Rubio pensa, realizza e presenta la confezione ideale per i tortelli, bramoso com’è di innovazione, quasi quanto lo è di cibo.

La creatività sposa la tradizione e così, da un semplice foglio di carta, opportunamente piegato, si ottiene un tubo a sezione triangolare che diviene un impeccabile contenitore di pasta fresca, così come un foglio di pasta fresca, accuratamente ripiegato, diviene un impeccabile contenitore di un ripieno succulento. Semplice, facilmente trasportabile e dalla facile apertura che permette di far cadere a cascata ogni singolo tortello nell’acqua bollente in fase di cottura.

Dopo la simpatica presentazione di questo geniale ed essenziale progetto, nato dall’idiosincrasia di Rubio per lo sballottamento della pasta fresca adagiata su di un banale vassoio, si diventa subito operativi piegando prima la sfoglia del tortello, per racchiudere un ripieno di patate, menta e pecorino, e poi il foglio di carta della confezione, per racchiudere i tortelli hand made, pronti a resistere alla prova di sopravvivenza al trasporto in una Milano affetta da maratone feroci nei distretti del design.

E dopo l’assaggio del tortello preparato e cucinato in questo ristorante-laboratorio a conduzione familiare, una Peroni cruda gelata e un immancabile selfie con Rubio, il matterello lo offre la casa. Rigorosamente da apporre sotto l’ascella, insieme alla confezione di pasta fresca.

Rifocillati si è pronti per rincorrere esposizioni furtive, sgambettando da una parte all’altra, per poi vagare con gli occhi sgranati dalla curiosità nel cortile dell’Università Statale. Qui rinomati artisti e architetti internazionali hanno dato sfogo al loro estro realizzando piccole ma grandi installazioni. La mostra Material Immaterial presenta micro-architetture e macro-oggetti realizzati ponendo particolare attenzione alla sostenibilità e a processi produttivi innovativi.

Salendo la scalinata in legno, grezza ed essenziale ma al contempo maestosa, progettata da Michele De Lucchi, si può cogliere l’essenza della corte di questo bellissimo palazzo storico che ospita l’Università, scorgendo in una vista a volo d’uccello ogni singolo elemento scultoreo che la riempie. Capeggia in alto una frase che contiene tutte le lettere dell’alfabeto, scritta con un font luminoso dai tratti eleganti, progettata da BIG per Artemide.

Ma è in uno dei piccoli chiostri secondari che la semplicità vince su ogni complessità artistica: grandi specchi, posti e disposti in maniera geometrica al centro della corte, occupano si lo spazio ma creano l’illusione di essere superfici immateriali, riflettendo le quattro facciate del chiostro e dando una visione d’insieme dell’intero spazio aperto da ogni punto di vista. Plauso ad Antonio Citterio.

Per concludere non si può non immergersi nel top della tradizione visitando la mostra per i 90 anni di Cassina, curata da Patricia Urquiola. Arredi di gusto e di lusso si stagliano nello splendido spazio della Fondazione Feltrinelli, progettata da Herzog&De Meuron e ultima arrivata nello scenario dell’architettura contemporanea milanese.

Calibrando quella ventata di cambiamento con un occhio di riguardo per la tradizione, il Salone del mobile tira così le somme su ciò che accade nel mondo del design.

#SaloneDelMobile2017:dentro e fuori

Una serie di #serie

Quale periodo migliore se non lo scorrere lento e inesorabile della stagione invernale che, finalmente, sta per volgere a termine, tra freddo esteriore e lo strepitoso tepore che ci avvolge sotto un soffice piumone, per dedicare un po’del nostro tempo libero a guardare le nostre serie “tv” preferite?
Con una tazzona fumante tra le mani, che sia piena di un’adiposa cioccolata calda e zuccherina, di un energizzante the verde o di una più sana tisana rilassante o digestiva, ecco perdere lo sguardo davanti lo schermo della tv o del pc, lasciando il corpo sopire sul divano e la testa vagare nei meandri di Sky, di Netflix o della rete, alla ricerca dell’ultimo episodio della serie che più ci aggrada.
Ora va di moda guardare le serie. Ne sfornano a bizzeffe.
Ecco una shortlist di quelle che proprio non riesco a smettere di guardare e di quelle che provano timidamente a sedurmi:

• SUITS

È la mia preferita del momento. E, cavalcando l’onda della seconda parte della sesta stagione appena uscita, ho vissuto ogni settimana passata con il patema d’animo in attesa della nuova puntata. Due avvocati (e, diciamolo pure, ovviamente gnocchi), uno vero e l’altro presunto, un umorismo celato da una sceneggiatura intelligente, una New York idealizzata come molti se la immaginano, ed episodi che ondeggiano tra potere e simpatia, tra sfide a colpi legali ed avventure amorose, non possono che coinquistare proprio tutti, donne e uomini, giovani e vecchi.

Suits - Season 6

• SEX AND THE CITY

Vabbè, questa serie è storia, è vita ed è legge per il pubblico femminile. Anche qui la grande mela che tutti sognano fa da sfondo alle vicende dinamiche di donne fighe, sboccate e prive di inibizioni che strappano sorrisi, suscitano emozioni e provocano invidia per i loro eclettici guardaroba e per quella lunga serie di uomini impavidi che, con garbata nonchalance, si lasciano alle spalle.

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• THE AFFAIR

Un’intensa passione, due amanti veementi ed una lunga vacanza estiva sono i principali ingredienti di questa serie che racconta di una relazione extraconiugale vista dai due differenti, tanto differenti, punti di vista degli infedeli. Intrigante.

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• STRANGER THINGS

Fantasy e adimensionale, dalle scenografie vintage e dalla sceneggiatura talvolta inquietante, seduce con la sua eclettica e criptica ambiguità. I protagonisti sono dei coraggiosi bambini. In attesa della seconda stagione.

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THE YOUNG POPE

La strepitosa serie firmata Sorrentino ha spopolato sia in Italia che all’estero. Sarà per l’eccellenza di Jude Law nell’interpretare un papa giovane, superbo ed arrogante, sarà per la sceneggiatura ricercata e raffinata, sarà per la fotografia impeccabile e per quella Roma che appare calma e serena nel suo essere perfettamente fotogenica, le dieci puntate della prima serie hanno ammaliato anche i più scettici. Avvince e convince nella sua bizzarria e nel magico surrealismo che, impercettibile, avvolge ogni singola puntata.

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• WEST WORLD

Un dinamico western fantasy, narra di una popolazione di androidi programmata e pilotata, per consentire agli spettatori un revival violento del western di una volta. Peccato che questi esseri computerizzati si rivelano avere una forte propensione all’umanità.

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• BLACK MIRROR

La critica della società contemporanea dominata da una tecnologia che impazza, dove la situazione sfugge presto di mano e dove l’uomo per natura sociale diventa un animale asociale, coinvolto come è in questa realtà virtuale che ci circonda: sono questi i tratti essenziali di questa serie fatta di episodi autonomi, significativi e futuristici, che fanno riflettere, puntando i riflettori sulla nostra dipendenza dalla tecnologia e lasciando l’amaro in bocca.

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• ORANGE IS THE NEW BLACK

Perché parlare di carcere deve essere sinonimo di testosterone? Qui le protagoniste di una bizzarra prigione americana sono donne, cazzute, cazzutissime donne che tra lavori forzati, episodi di bullismo e di violenza gratuita, ironizzano su una cruda verità, strappando sorrisi ed aprendoci gli occhi.

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• BREAKING BAD

Un chimico, professore, con una degna famiglia, scopre di avere ancora poco tempo da vivere e, in preda a problemi economici e grazie all’incontro con un suo ex studente spacciatore, decide di “vincere facile” e guadagnare illegalmente producendo metanfetamine. Molto particolare. E dalle molte reazioni collaterali.

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• MR ROBOT

Sociopatico e nettamente ansioso, dipendente da morfina, spesso il male di vivere ha incontrato: ecco un breve e conciso ritratto dell’esperto di sicurezza informatica che è il protagonista. Lavora per una società a tempo pieno ma a tempo perso stalkerizza conoscenti e non svelando i meandri della loro vita privata hackerando quella rete che ben conosce. Viene ingaggiato da Mr. Robot, un anarchico insurrezionalista, per dare il suo contributo nel salvare l’umanità dalla corruzione. Angoscia in quell’insidioso labirinto della depressione altrui, travolge e stravolge.

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• NARCOS

La verve di questo delinquente narcotrafficante latino americano, dal carattere forte e dall’aspetto vintage. Con incursioni veementi in lingua spagnola. Uno spagnolo che fa ribollire il sangue nelle vene. Tratto da una storia vera, quella di Pablo Escobar che ha contribuito alla diffusione collaterale della cocaina in America e in Europa.

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• MASTER OF SEX

I segreti che si celano dietro al piacere femminile ed a quello maschile vengono indagati, studiati e sperimentati da un ginecologo “nerd”, apparentemente apatico ma sostanzialmente irriverente, che sperimenta prima su terzi e poi su se stesso, aiutato da quella balda donzella della sua segretaria, i meandri dei meccanismi ignoti dell’orgasmo.

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• FARGO

I fratelli Cohen colpiscono e scolpiscono la mente con questa stramba e splatter serie, da loro coprodotta ed ispirata ad un loro vecchio film. Psicologica e psicotica, ovviamente. Ovviamente strepitosa. Due stagioni, l’una indipendente dall’altra. Ora si attende con trepidazione la terza.

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• THE CROWN

La vera storia della regina Elisabetta, raccontata con estrema cura dei dettagli e con una toccante narrazione cinematografica, intrisa di sentimentalismo. Scorre lenta, a tratti annoia, ma piace ai più.

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• TWO AND HALF MAN

Risate, grasse e grosse risate. Due fratelli, uno ricco sfondato e sfrontato, l’altro povero e timido con una piccola peste a carico. Umorismo a non finire. Per quelle sere in cui si vuole alleggerire la mente.

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• THE NIGHT OF

Un omicidio, un apparente colpevole non colpevole, vittima di un sorpruso, ed un avvocato bizzarro che vuole fare un bel colpo. Incuriosisce scoprire quali grossi interessi si celano dietro ad una notte di sesso occasionale sfociata in tragedia.

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• THE NIGHT MANAGER

Il traffico illecito di armi ed il conseguente arricchimento di europei che smerciano illegalmente questa roba verso l’Oriente, portano un ex soldato, che ha visto morire a profusione poveri innocenti, a puntare i proiettori e fare luce sulla vita fatta di lussi e sregolatezze di un potente uomo inglese.

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• HOUSE OF CARDS

Gli intrighi più segreti della Casa Bianca sono raccontati in maniera avvincente da un attore premio Oscar che smaschera finzioni e convinzioni, svelando cosa si cela dietro un’apparentemente sana e normale legalità, scovando tra amori e tradimenti, tra apparenze e inganni.

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• UNA MAMMA PER AMICA

Ha accompagnato e continua ad accompagnare la vita di giovani figlie e di giovani madri, in un rapporto di parentela stretta che sconfina in un’amicizia vera, sana e indissolubile tra una madre ed una figlia fuori dal comune. Risate e spensieratezza.

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• DIVORCE

Un rapporto di coppia sopraffatto dalle abitudini di una famiglia assodata, dalle incombenze di una prole adolescente e impertinente, da un’inevitabile attitudine fedifraga. Il tutto raccontato in maniera briosa, tra fashion e humor. E poi la Sarah Jessika Parker è sinonimo di garanzia.

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• ABSTRACT: THE ART OF DESIGN

Questa docuserie partorita in casa Netflix racconta i mille volti del design tramite un’accurata selezione di giovani ed intraprendenti artisti, provenienti da diversi luoghi del mondo, dal disegnatore al fotografo, dal pittore all’architetto, facendo luce sul lato oscuro dell’arte in maniera fresca e giocosa.

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• LE REGOLE DEL DELITTO PERFETTO

Un thriller giudiziario capeggiato dal cazzuto carisma di un’avvocatessa e professoressa che si trova a fronteggiare casi difficili, come l’omicidio di una studentessa che scopre essere l’amante del marito. Contornata da cinque studenti prediletti e dai suoi fedeli associati, affronta con determinazione ed apparente sangue freddo ogni singolo caso. Un plauso alla regia ed al montaggio incalzante che contribuisce a fomentare quella suspance perenne.

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• BATES MOTEL

Inquietante, come lo sguardo statico del ragazzino protagonista, come la mente contorta della madre del ragazzino, altra protagonista. Questo thriller psicologico ha una trama avvincente e psicotica, liberamente ispirata a Psycho, per l’appunto. L’ira funesta, a volte soffocata, a volte emersa, dei protagonisti, gli porta a lasciarsi sopraffare dall’impulso di un’insana violenza, che sgorga da problemi direttamente in transito da un passato oscuro.

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• REVENGE

La vendetta servita a piccole dosi, con cognizione di causa e indistintamente ad ogni, seppur minimo, fautore di un’ingiustizia. La protagonista cerca di annientare lentamente ogni singolo colpevole dell’ingiusta condanna all’ergastolo di suo padre. Perché di tutte le armi con le quali possiamo combattere non ce ne è alcuna potente come la mente umana. Intrighi, denaro, scoperte, amori repressi e amori progettati, falsi sorrisi e finzioni infinite, fanno di Revenge una serie che ammicca, seppur sconfinando a volte in una irreale realtà.

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EMILY VANCAMP, HENRY CZERNY,  GABRIEL MANN, MADELEINE STOWE, CONNOR PAOLO, NICK WECHSLER, CHRISTA B. ALLEN, JOSH BOWMAN, ASHLEY MADEKWE

Una serie di #serie