Chrome #03

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Quest’anno sembra che la primavera non sia mai passata: clima mite e sole pungente ci han felicemente coccolati anche in inverno! E se durante le giornate più fredde, sognavamo il fresco profumo floreale della primavera, in questi miti giorni primaverili fantastichiamo sul profumo salino dell’estate. Ed a me viene subito in mente un aperitivo sulla spiaggia, al tramonto, coccolati dalla dolcezza di un fresco cocktail fruttato e sdraiati “sbracati” su di una sdraio con addosso una colorata T-shirt firmata Chrome!

Innovazione e tendenza sono le fondamenta di questo brand giovane e fresco, che sforna capi d’abbigliamento creativo, 100% Made in Italy e di estrema qualità ma a prezzi accessibili a tutte le tasche, minimal nell’essenza ma ricercati nei particolari.

Collaborazioni con artisti e designer internazionali e una costante ricerca polivalente contribuiscono a rendere unici questi capi, che sono in grado di adattarsi camaleonticamente alle tante personalità ed alle singole esigenze di chi gli indossa.

Sii libero di essere unico e scegli l’arte da indossare, quella che più ti si addice, quella che meglio rappresenta il tuo stato d’animo allegro e festivo. Un Animo ribelle, sensibile, raffinato ed elegante, che è quello che poi Chrome rappresenta.

Sognando l’estate, spogliamoci dei nostri ingombranti cappotti e indossiamo una confortevole maglietta di Chrome, che l’allegria ci piomba addosso e che forse con essa indosseremo anche l’estate, perché l’estate, si sa, è un sentimento.

Website & online store:

http://www.chromewr.com

 

 

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Chrome #03

#Cosmoprof: stanca ma felice

Il paese delle meraviglie è in una fiera, nel cuore dell’Italia, in quella splendida atmosfera vagamente senza tempo di Bologna, dove vengono messe in mostra le eccellenze della cosmesi internazionale, e noi donne vaghiamo senza meta, pervase da un’estasi incontenibile, tra padiglioni e stand, respirando profumo di cosmetici e toccando con mano make up che indistintamente vorremmo possedere. Ecco, vorremmo comprare tutto! Perché il Cosmoprof è una vetrina cosmopolita di marchi e brand dal mondo che spesso non è facile trovare con consuetudine in una qualunque profumeria italiana. E poi si ha la possibilità di parlare con make up artist di altissimo livello, con ambiti consulenti estetici, con celeberrimi hair designer, pronti a mettere a disposizione le loro ascetiche conoscenze per profondere in noi pillole di saggezza cosmetica. La gente arriva da ogni dove, dalle più disparate città del mondo: per lo più sono esperti del settore, come estetiste/i e parrucchiere/i, ma spopolano anche profani come me appassionati di beauty & co. La gente arriva con trolley vuoti, pronti ad accogliere prodotti innovativi, prodotti celebri scontati da convenienti “prezzi fiera”, prodotti in piccole dosi di tester gratuiti. La gente accorre numerosissima per conoscere ed assaporare soluzioni di bellezza innovative, per capire che vento tira oltre oceano, per masticare una cultura mondiale in fatto di cosmesi. La gente corre all’avanscoperta dell’ Inci perfetto e naturale o imperfetto e duraturo. Caotica ma enfatica, divertente e irriverente, la manifestazione del Cosmoprof ci regala giornate di shopping sfrenato ed esclusive lezioni di beauty estemporanee, nonché spettacoli, sfilate, esibizioni di truccatori, estetiste e parrucchieri, musica e tanta allegria; ci stordisce di gioia e ci ubriaca di buon umore.

Se ne esce estenuate, sfatte o rifatte da qualche artista del trucco o del parrucco, con i trolley pieni e i portafogli vuoti, con le gambe pesanti e le palpebre calanti, ma con il sorriso stampato sul volto, magari contornato da un rossetto che da tempo sognavamo di acquistare.

 

#Cosmoprof: stanca ma felice

#Vegana: vorrei ma non posso

  
Vorrei vivamente diventare vegana. Vorrei eliminare le proteine animali, vorrei smettere di mangiare animali morti, uova, formaggi, miele (ma che davvero?). Vorrei purificare il mio corpo da quella materia grassa conseguente l’ingestione talvolta spasmodica di prodotti di origine animale; vorrei depurare il mio corpo propiziandolo ad un consumo spasmodico di prodotti di origine vegetale. Vorrei elevare la mia mente a quell’abitudine aulica tesa a smorzare ogni senso di colpa. Vorrei contribuire ad apportare una riduzione di omicidi. Io lo vorrei davvero. Ma non posso.

Non posso perché non c’è cosa più atta ad un risveglio efficace di una tazza di cappuccino fumante tra le mani, al mattino; e va bene che gradisco con un certo grado di gusto anche il latte di soia, ma il sapore denso e corposo del succo di mucca è davvero insostituibile, non surrogabile, non eliminabile. Non posso perché sono italiana, sono nata nel paese di poeti, artisti, navigatori e…della pizza. E sulla pizza c’è la mozzarella, per forza! La mozzarella: parliamone. Quel sapore stucchevole e grandioso, la sua consistenza morbida e corposa, quell’appagabile fresca scioglievolezza per il palato. No se puede. Abbinata ad un prosciuttino crudo, magari anche tagliato a mano, poi diventa pura poesia. E non posso perché davanti ad una fetta di prosciutto crudo, anche non tagliato a mano, anche se esile e sottile, io proprio mi sciolgo: e impossessata da non so quale diavolo di divinità che si oppone alla spopolante cultura veg, lascio sciogliere in me il suo sapore, lascio sprigionare quel gusto deciso, intenso, a cui sul serio io proprio non potrei rinunciare. Se lo mettiamo poi sulla pizza…ecco: “la morte sua”! Io lo vorrei davvero. Ma non posso perché non potrei più deglutire particelle alimentari contenenti uova, e con le uova si fa un po’tutto: torte, biscotti, focacce, polpettoni, tortini salati, crêpes, pancakes, muffin, cupcakes. La dicitura “Può contenere tracce di uova” (e frutta a guscio) è onnipresente. E poi le uova sono il salva cena per eccellenza: ti svoltano la serata ed in due semplici mosse ti assicurano un pasto completo di facile preparazione e veloce manifattura. Senza dispendio di energie creative, senza perdita di tempo. Due uova al tegamino et voilà, la cena è servita.
Non posso perché il miele non solo è buono, ma fa anche bene! Ha delle proprietà nutritive e benefiche non indifferenti ed è un ingrediente irrinunciabile di molte ricette. Non posso perché tollero allegramente il tofu, ma il seitan invece è qualcosa (cosa???) di davvero abominevole. 

Non posso perché adoro si la frutta secca, ma le noci chiamano sempre a gran voce il gorgonzola o lo speck. Non posso perché adoro ogni genere e specie di semini, ma dolcemente adagiati su un cremoso letto di yogurt. E poi ho un fidanzato di origine molisana che vive a cavallo tra Molise a Abruzzo. Ecco, io davvero proprio non posso.

Non posso perché non potrei più ingerire i biscotti gentilini, le galatine, il cornetto algida, la salsa bbq al miele. Niente più tiramisù, pasticciotti, rustico leccese, hamburger, tagliata rucola e pachino. Mai più KFC, Mc Donald’s, Sturbucks. Mai più la carbonara di Roscioli, il maritozzo con la panna di Regoli, le arancine di Mizzica, le polpette al sugo della nonna, le cozze gratinate della mamma. Mai più pizza bianca “co a mortazza”; mai più una cena tipica ad Ariccia. Il mai più mi spaventa, tremendamente.

Profonda stima, sul serio, per coloro che con estrema forza di volontà riescono a condurre questo stile di vita sano per il corpo, per la mente e per lo spirito. Vorrei però ricordare ai vegetariani che anche i pesci sono degli esseri animali, capite? E vorrei vivamente far presente ai vegani che le borse comprate da “Altromercato” e le scarpe Camper che quotidianamente indossate sono realizzate con pellami anch’essi di origine animale: ecco!

Io credo che la virtù sta nel mezzo, che gli estremi sono sempre dannosi e che l’importante sia evitare gli eccessi. Un’alimentazione sana è un’alimentazione varia.

Però io lo vorrei davvero. Vorrei, fortissimamente vorrei. Ma non ho quell’innaturale forza che spinge i più a rinunciare a qualcosa di buono, seppur a volte eticamente scorretto. 

Io vorrei ma non posso.

Finirò nel girone dei golosi, lo so. Ma intanto mi godo le gioie del palato, e chi se ne…..

Poi, magari, un giorno chissà…

#Vegana: vorrei ma non posso

#Bob: sono vittima anch’io!

Ebbene sì, proprio io che con la lunga chioma liscia, naturale e folta, avevo stretto un patto apparentemente propenso all’eternità, beh, ho ceduto a questa impazzante moda del Bob, sebben con un ritardo più che annuale! E zac: taglio netto, all’altezza delle spalle, all’apparenza paro, ma dalle punte sfoltite e allegerite. E il nuovo look prende forma! Un caschetto cresciuto e trascurato, sembrerebbe, dall’anima wild, dall’essenza natural e dall’aspetto spettinato del tipo “m’hanno appena buttata giù dar letto”.

Non ho ancora ben capito se il mio sia un Lob (Long + Bob), un VLob (Very Long + Bob), un Wob (Weavy + Bob) o un semplice Bob… C’è un semiesplorato mondo alle spalle, una vera e propria filosofia energumena a cui hair designer cercano di dare forma e senso. Ma per ora questo nuovo look mi convince tantissimo! Insomma: lo adoro! Credo che sia un taglio che sta bene un po’a tutte, facile da gestire nella sua pretesa di essere così casual, veloce da arruffare per avere in un attimo un aspetto fresco e sbarazzino. E poi ci permettere di rompere definitivamente con quel passato in cui la Yuko Yamashita inneggiava ad un liscio perfetto e la piastra per capelli era la nostra migliore amica (anche se in realtà io la uso proprio di rado..).

Sarà stata forse l’assuefazione multimediatica derivante da una proposizione in tutte le salse di Bob di star di hollywood, di showgirls italiane, di malate di instagram, di bloggers, di street style, di gente comune, a far crescere in me la voglia di darci un taglio per davvero. Non la solita spuntatina in cui la parrucchiera mi fa semplicemente udire il rumore delle forbici, insomma. E poi, diciamolo, un po’a tutte é venuta la voglia di afferrare un paio di forbici seduta stante e autodarci un taglio, quando abbiam visto la cenerentola contemporanea Joy farlo con nonchalance in quella emblematica scena del film…

Marketing, consapevolezza e coraggio, tanto, e il nuovo haircut è servito!

E voi riuscite a resistere o finirete col desistere?

#Bob: sono vittima anch’io!

#MFW2016 F/W: what’s in

Milano Fashion Week.

Per la cronaca, giusto solo per la cronaca, ecco quali tendenze dovremo ipoteticamente vestire o disgraziatamente sorbire nel prossimo venturo autunno-inverno 2016-2017. É qui che si decide tutto. L’unica certezza assoluta, senza ombra di dubbio, è l’eccesso, che da sempre fa da padrone nelle sfilate di sempre.

Look curvy-friendly, abbondanti, ampi (ma alloggiati su corpi troppi esili), che nascondono rotondità troppo sinuose, maxi coat e maxi pull, maxi dress e maxi bag, senza rinunciare ad un magico tocco di femminilità, che con cromie romantiche esplorano i meandri della creatività assoluta. Un viaggio bizzarro nel tempo, a partire dal Rinascimento sino a sfiorare con gusto gli anni ’30 e ’70, esplorando grunge e street style. Rombi survivor, pizzi, paiettes. Cappelli eccentrici e sportive borse a tracolla. Fantasie uscite da fantasie oniriche.

Sul podio della moda internazionale troviamo ancora il Made in Italy che detta legge in fatto di stile. E per la prima volta, la Camera Nazionale della moda presenta le linee guida sui requisiti eco-tossicologici per abbigliamento e accessori con l’obiettivo di ridurre l’utilizzo di determinati gruppi di sostanze chimiche.

L’eleganza primeggia sulla passerella di Giorgio Armani che chiude la kermesse milanese con look black velvet, soft, sobri e che profondono stile.

Sono forse 50 le sfumature di rosso per Laura Biagiotti mentre fatata è l’intuizione modaiola di Dolce & Gabbana.

Prada opta per look safari, che raccontano di donne e di avventure.

Alberta Ferretti punta su di una femminilità un po’ naif e tanto retrò.

Philosophy predilige le trasparenza; Max Mara invece stupisce con semplicità e con eleganza. E lo fa ispirandosi al movimento artistico e architettonico del Bauhaus, con essenziali grafismi colorati e capi dalle forme semplici ed estremamente gradevoli.

Gucci eccede e trabocca con paiettes, frange, piume, stampe, balze, colori.

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Nudità e amenità.
Che poi ai più è anche un alquanto inutile assistere (anche solo in maniera virtuale) a sfilate dove vanno in scena abiti troppo lunghi, troppo estrosi, troppo trasparenti, inadeguati alla quotidianità, inappropriati alla vita di sempre, eccessivi e scoordinati nelle loro contrastanti combinazioni. Che se tipo provi ad andare a prendere anche solo al volo un caffè al bar conciata in quel modo, il barista il caffè forse te lo tira addosso, almeno sei costretta a correre a casa per cambiarti d’abito! Che se tipo incontri per caso Enzo e Carla per strada gli fai andare entrambi in shock anafilattico. E se ti becchi con un’amica a pranzo, lei appena ti vede sviene, e non per la fame. Capi che potrebbero avere il benestare se presi singolarmente, precipitano vorticosamente nel gusto dell’orrido e nell’etichetta del trash se abbinati in maniera così impropria, così svitata! Capi che non indosseremo forse mai, vuoi per una mancata manciata di coraggio, vuoi per un costo esorbitante. Impertinenti stilisti talvolta non si curano del gusto comune, prediligono accostamenti estremi e sfiorano l’inaccettabile.

La moda è fatta per andare fuori moda. Ma loro per ora sembrano, delle volte, andati fuori di testa.
È solo un teatro di stile. A volte aleatorio. Ma non disdegnerei affatto qualcuno di quei capi nel mio umile guardaroba!

#MFW2016 F/W: what’s in