#Oscar2016: the day after

Ammettetelo: siete crollati sprofondando sotto il piumone in un sonno profondo quando le stars ancora sgambettavano con fare altezzoso sul tappeto rosso, e non avete avuto neanche la forza di restare svegli per vedere l’inizio della cerimonia. E questa mattina, con un occhio ancora restio ad aprirsi ed ancora sprofondati sotto il piumone, avete afferrato il vostro smartphone e, brancolanti nel buio della vostra camera da letto, avete subito digitato su google “oscar 2016” per apprendere i risultati. Esatto?!

The day after e un solo imperativo: fingere! Fingere di essere stati attaccati alla tv con un grande patema d’animo in attesa degli ambiti verdetti; fingere di essere dei provetti cinefili (si, si dice cinefili e non cinofili!) pronti a pronosticare prima e a criticare poi il possesso della statuetta dorata; fingere di essere così avvezzi alla moda da poter giudicare con parole saputelle e fashionable quei look così estremi ma così invidiabili delle star di Hollywood. Calma! Fingere si, ma sino ad un certo punto. Diciamo che ognuno di noi vuole semplicemente esprimere il proprio modesto parere, perchè ogni giudizio è labile e del tutto personale, e nulla può contro ciò che è già stato deciso.

E dopo le lunghe attese e le estenuanti aspettative ecco quel che resta della notte degli Oscar (occhiaie a parte…): le opinioni e…

Un Oscar, l’Oscar, quell’Oscar a Leonardo Di Caprio! Ce l’ha fatta! Evviva! La sua intensa interpretazione, fatta di espressioni e di gesti, più che di parole, lo consacra a miglior attore protagonista, finalmente, dopo invane nomination passate. E con un discorso raffinato dal tempo, preparato negli anni e proclamato con la sicurezza di chi, sotto un beffardo e compiaciuto sorrisetto, pensa “Perchè io valgo!”, Leo stringe con inconsapevole avidità la statuetta tra la mano, e parla, fluido, regalandoci solo splendidi sorrisi, senza versamenti di lacrime alcuni. Il video della consacrazione è il più cercato e il più cliccato di sempre. Io però tifo ancora per Eddie Redmayne: caspita se se lo meritava e caspita se se lo aspettava (avete notato la sua faccia e il suo falso applauso per Leo?!). #IoStoConEddie.

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The Revenant consacra non solo Leo come miglior attore, ma anche, ancora una volta, Alejandro Gonzales Inarritu come miglior regista e, ancora una volta, Emmanuel Lubezki come miglior (direttore della) fotografia.

Il premio come miglior attrice protagonista va meritatamente all’eclettica Brie Larson per la fervida interpretazione in the Room. Chapeau al bambino prodigio Jacob Tremblay che, nello stesso film, dimostra brillanti doti nella recitazione e completa indissolubilmente la parte della Larson.

Miglior attore non protagonista è invece Mark Rylance ne Il ponte delle spie, dove con una fermezza apatica e una tranquilla e dormiente semplicità, riesce a conquistare un tale premio; miglior attrice non protagonista ovviamente la fantastica Alicia Vikander in The Danish girl che, look a parte (il mix dell’abito di Loius Vuitton di un “giallo Bella” di La Bella e la Bestia, con decorazioni gitane, e quegli orecchini un po’troppo pendenti, avevano un non so che di kitch…), la merita tutta questa statuina, essendo stata la sua un’interpretazione di una perfezione struggente. Non ne avevo dubbi.

Il titolo più emblematico, a mio avviso, cioè quello di miglior film va a Il caso Spotlight, che è si un gran bel film, ma per niente eclatante, anzi oserei dire tutt’altro. Non concordo ma rendo intanto grazie al fatto che codesto premio non sia andato a La grande Scommessa, deludente film che credo neanche meritasse la nomination.

Lo stesso film Il caso Spotlight regala il premio come miglior sceneggiatura originale a Tom McCarthy e Josh Singer; ed, ahimè, La grande Scommessa vince il premio come miglior sceneggiatura non originale grazie a Charles Randolph e Adam McKay.

Miglior film straniero è Il figlio di Saul e miglior film d’animazione Inside Out, che dà vita,voce e luce alle emozioni, come non le avevamo mai immaginate. La miglior scenografia va a Colin Gibson e Lisa Thompson per Mad Max: Fury Road, film che vince anche il premio come miglior montaggio, come miglior sonoro e miglior montaggio sonoro, come miglior costumi e miglior trucco.

L’italianissimo Ennio Morricone ci regala sentimenti di orgoglio connazionale vincendo l’Oscar per la miglior colonna sonora nel film The Hateful Eight.

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La miglior canzone è la lenta e inesorabile Writing’s on the Wall del film Spectre; i migliori effetti speciali son quelli di Ex Machina; il miglior documentario è Amy, ispirato alla folle vita di Amy Winehouse ed il miglior corto documentario è invece A Girl in the River: the price of forgiveness; il miglior corto risulta essere Stutterer ed il miglior corto d’animazione Bear Story.

Ma ora passiamo a ciò che di ancora più importante resta, almeno per oggi: i look delle star. Uomini a parte (e risvoltino maldestro e forse improvvisato di Pharrell Williams a parte; e fiorellino non all’occhiello di colui che in fatto di look si distingue sempre, Jared Leto, a parte), che con un gettonato e classico smoking, reinterpretato in maniera più o meno brillante da rinomati stilisti, molti dei quali ovviamente italiani, risolvono con una facile risolutezza il problema del “Ma come mi vesto?”.

Ecco le donne, le vere protagoniste del red carpet, che tra top e flop, tra cool e trash, ancheggiano con titubante sicurezza andando incontro agli occhi del mondo. Ecco le meritevoli di nota.

88th Annual Academy Awards - Arrivals

Saoirse Donan: un abito paiettato come un ultimo dell’anno, verde come la sua Irlanda, cupo come la sua faccia dopo la proclamazione dell’oscar ad un’altra miglior attrice protagonista; la generosa e particolare scollatura le dona un po’di pepe. Bravo Calvin Klein. Petalosa, si, avete sentito bene (ora si può dire vero? O sto commettendo ancora uno strafalcione grammaticale?) è Cate Blanchett in Armani Privè: modello semplice e raffinato reso un po’troppo aggrazziato da un eccesso di fiorellini di un candido azzurro, che fanno pendant con il colore dei suoi occhi. Un altro Armani Privè è quello di Naomi Watts: questo è meno Primavera del Botticelli ma più Catwoman in tenuta da sera, sbrilluccicante come il suo viso e come il generoso collier che io proprio non tollero (rovina la scollatura, o sbaglio?). Ci sta bene invece il collier su Tina Fay in Atelier Versace, che rende un semplice abito dai toni violacei leggermente più deciso. Petalina risulta essere invece Heidi Klum, che con incursioni floreali su un abito di Versace velato, celato e violetto, smorza cotanta bellezza. Brie Larson indossa un abito Gucci, blu come il cielo in una stanza, un blu scuro, denso, evocativo: reso luminoso da una cintura gioliello perde precipitosamente semplicità dall’alto verso il basso, dal bellissimo e semplice taglio della scollatura all’elaborata gonna con un’eccessiva cascata di ruche. Rooney Mara trionfa in un candido Givenchy Haute Couture by Riccardo Tisci dallo spacco e dalle prese areate provocanti e disarmanti nella loro mirata collocazione. Ricorda un vintage e un’eleganza d’altri tempi, e forse anche un abito da sposa d’altri tempi. Emily Blunt veste Prada e veste rosa (occhi a cuoricino!): leggero e romantico, cela dolcemente la dolce attesa. Di un candido rosa è anche l’abito raffinato di Jennifer Jason Leigh in Marchesa. E’ Chanel e si vede l’elegantissimo abito della bellissima Julianne Moore, nero e ampio, sobrio e dalle inserzioni luminose sulla particolare scollatura; bocciati gli orecchini a ciambella. Altro nero, altra corsa: particolarmente chiccosso è il vestito di Liz Hernandez, con una asimmetrica scollatura velata ed un’onda serpeggiante.

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Rosso fuoco è Keltie Knight con un abito importante troppo rielaborato. Il rosso che primeggia è senza dubbio quello di Charlize Theron in Christian Dior: sobrio e profondamente scollato, con un lungo strascico e un sapore di sirenetta, esalta la silhoutte perfetta dell’attrice. Un rosso dai toni più scuri regala un profilo smagliante a Zuri Hall, in un abito sorprendentemente semplice ma sorprendentemente bello. Sembra sobria anche Lady Gaga, in un bellissimo abito bianco di Brandon Maxwell. Eccelle Olivia Wild in un Valentino Couture che osa e merita la lode: scollatura troppo generosa, sul davanti ma soprattutto sul didietro, ma troppo raffinata, bianco sporco e plissè. Il collare da lontano può anche starci, da vicino invece risulta un tantino stucchevole. Elegantissima Jennifer Lawrence, che con pizzi neri e sfondi nude, amplifica il suo sex appeal in un convincente abito Christian Dior Couture. Arancio compito è il garbato abito di Stella McCartney indossato da Olivia Munn. Accurato e fine il vestito indossato da Stephanie Bauer e pensato da Porta & Scarlett, che esalta con maestria curve eloquenti. Alicia Vikander ci lascia sgomenti: un Louis Vuitton gitano ma dalle note fiabesche dona lei il sentore di una Bella contemporanea, di un ritorno al futuro di La Bella e la Bestia, i cui modi giulivi ricordano più quelli di Alice nel paese delle meraviglie. Golden come la statuetta è il vestito Tom Ford di Margot Robbie. La generosa Whoopi Goldberg indossa un abito The Danes che la rende ancora più altruista: ecco la prova che non sempre il nero snellisce. Una grande olaaa per Kate Capshow, la moglie di Spielberg, che si spinge oltre e indossa i segni dell’emancipazione femminile: beffarda e di classe, mi piace! Vada il modello, ma quello che non va nell’abito Ralph Lauren di Kate Winslet è l’estrema somiglianza ad un sacchetto di plastica nera per la spazzatura: troppo e troppa. Kerry Washington si mostra in un bianco e nero aggressivo di Atelier Versace, corazzata e accollata, tendente quasi al fetish. Delude la costumista Sandy Powell, proprio lei che dovrebbe essere d’esempio si presenta in un orripilante completo, mi piace sperare in memoria di un David Bowie. La forma non aiuta Mindy Kaling a stare a suo agio in un pregevole abito di Elizabet Kennedy, che azzarda con successo un ardito accorpamento di colori litigiosi: il nero ed il blu.

88th Annual Academy Awards - Arrivals

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E voi di che look siete?

 

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#Oscar2016: the day after

7 pensieri su “#Oscar2016: the day after

  1. LEO in realtà si riferiva alla DEPOPOLAZIONE MONDIALE ideata dall’elite. di cui la DISTRUZIONE DEL PIANETA è un effetto collaterale.. ma per via della censura la puo far intendere solo come qualcosa dovuto alla negligenza dell’uomo.., non una cosa progettata,,LEO just Confirm MICHAEL JACKSON’S message in HEAL THE WORLD.. ..”CHILDREN’S CHILDREN..”
    “Think about the generations and to say we want to make it a better
    world for our children and OUR CHILDREN’S CHILDREN. So that they know
    it’s a better world for them; and think if they can make it a better place.”
    He used also the same qords of the MJ song “SGE’S OUT OF MY LIFE”..
    I TOOK her FOR GRANTED…..”
    there are other words in the song.:
    “.I don’t know whether to LIVE or DIE–”
    “NOW the WAY that it stands..” () = NOW =NWO.. Way = Milky WAY & Big Bang & Cern )

    “I was so CAVELIER..”
    “it CUTS LIKE A NIFE..
    .So I’ve learned that love’s not posse.SSI.on
    NOW I’ve learned that love needs expre.SSI.on
    “..
    And the message in the film THIS IS IT of 2009 …( = th.ISIS.it)
    “TAKE CARE OF THE PLANET. WE HAVE 4 YEARS TO GET IT RIGHT, OR IT’S IRREVERSIBLE…!
    MJ referse to the isis. NWO & DEPOPULATION OF WHICH SIDE EFFECT IS THE GLOBAL WARMING..

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