#DoReMi fa

Qualche nota fa, Sanremo era il festival della canzone italiana, ebbasta! Superlative composizioni musicali e testi indelebili echeggiavano per un tempo illimitato nelle orecchie di italiani e non. La canzone era la vera e unica protagonista. La canzone è invece oggi relegata ad un secondo piano, sopraffatta da ospitate internazionali, da vallette e valletti (?), da critiche e da ironie. Dopo un periodo di abisso, in cui guardare Sanremo era sinonimo di sfigato o matusa, siamo giunti, negli ultimi anni, ad una condizione in cui stare attaccati alla TV a contemplare il festival è di estrema importanza per il nostro essere glamour e social. Si, va di moda guardare Sanremo! Ma mica per ascoltare le canzoni! No, no! Le melodie entrano da un orecchio, e dall’altro ne escono, eclissate dai nostri neuroncini che ad altro non pensano che a criticare il look, i gesti, le parole, la scenografia, i fiori, gli ospiti! E della canzone non je ne può fregà di meno! E anche di chi vincerà non je ne può importare mica, dato che da dopodomani i nomi di canzone e cantante vincitori scivoleranno inesorabilmente nel dimenticatoio!

Comunque per la dovizia di spettatori, o per la noia alle porte, quest’anno è pure crashata la Rai!

Il primo anno che tutti o quasi ne parlano bene (eccetto i tweetteromani, of course!), lo voglio un po’ critirare io, perché non può esistere un festival della canzone italiana senza un minimo inderogabile di critiche, che siano rivolte allo spettacolo in se per se, o a chi, indiscretamente, lo guarda!

Carlo Conti: bravo, semplice ma soprattutto abbronzato; a tratti apatico, ma sempre col sorriso impresso sul viso! Dove lo metti sta!

Le vallette: una perfetta, simpatica ma anche bella, e soprattutto italiana; l’altra la classica bella statuina, la classica straniera, ovviamente bel corpo, ma un viso che lascia pensare ad una nomade scappata da un campo (i Rom non me ne vogliano!); l’altro (o altra?) alquanto scialbo, che campa di una bellezza e mascolinità remota, ormai soppiantata da un eccesso di sottigliezza dell’arcata sopraccigliare, da zigomi più alti del The Shard di Londra, da un capello nero finto più scuro della pelle di Carlo (chi l’avrebbe mai detto esistesse qualcosa di più nero!) e da uno smisurato uso di fondotinta in forma compatta!

I cantanti: alcuni sono degli abituè, altri, come sempre, sono degli sconosciuti; ma una cosa gli accomuna: canzoni un po’ troppo lagnose e scontate!

Una parentesi a parte va aperta per questi presunti rapper napoletani che altro non fanno che reinterpretare in chiave moderna la canzone neomelodica per eccellenza, provando a farci credere che innovano un po’, ma in realtà mescolano solo stili musicali che insieme non ci azzeccano per niente! Però il pubblico applaude lo stesso!

Gli ospiti: in genere pagati in maniera direttamente proporzionale alla distanza dal luogo di provenienza, hanno saputo, chi più chi meno, sorprendere ed emozionare, recando addirittura una commozione generale, come quella conseguente l’esibizione del talentuoso pianista Ezio Bosso, ieri conosciuto a pochi, oggi, dopo la sua performance, divenuto giustamente di fama mondiale. Una forza rocciosa e spiazzante, una bravura che la malattia non ha fatto altro che fortificare, permettendo alle sue note, scandite da mani esperte, di raggiungere l’apoteosi delle emozioni in ognuno di noi.

Le cose più belle, oltre ad Ezio Bosso? Ovviamente la poliedrica Virginia Reffaeli, ma questo già si sa; il mitico Marco Castoldi, in arte Morgan, criticone, predicone e mal razzolante, ma sempre di un fascino adorabile; Elio e la sua band, perché lui innova sempre, fa ridere con grazia e stupisce ancora, e perché hanno fatto un’esibizione in un look total pink; il colore (naturale???) delle labbra e la tenerezza dondolante di Lorenzo Fragola; la canzone di Rino Gaetano, che resta sempre bella, nonostante sia stata maldestramente reinterpretata da voci quasi bianche di una band x (come si chiamavano quelli?) come nei peggior karaoke (Rino, abbi pietà di loro!); le vocine della Gialappa’s del Dopo Festival! Ah, e i nastri arcobaleno, a supporto del tanto atteso risveglio nazionale!

Sicuramente bella sarà l’esibizione della Cristina nazionale, che vale più di tutti quei nastri arcobaleno nella lotta ideologica per le unioni civili, di “un certo” Fiorello e di quel Brignano (a me già fa ridere solo la faccia!).

Ma si, guardatelo pure questo festival, che sia per ascoltare speranzosi della auspicabile buona musica, o che sia anche solo per criticarlo, come solo noi italiani sappiamo fare!

Perché Sanremo è Sanremo!

E perché il canone Rai tanto lo paghiamo lo stesso!

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