#Oscar2016: the day after

Ammettetelo: siete crollati sprofondando sotto il piumone in un sonno profondo quando le stars ancora sgambettavano con fare altezzoso sul tappeto rosso, e non avete avuto neanche la forza di restare svegli per vedere l’inizio della cerimonia. E questa mattina, con un occhio ancora restio ad aprirsi ed ancora sprofondati sotto il piumone, avete afferrato il vostro smartphone e, brancolanti nel buio della vostra camera da letto, avete subito digitato su google “oscar 2016” per apprendere i risultati. Esatto?!

The day after e un solo imperativo: fingere! Fingere di essere stati attaccati alla tv con un grande patema d’animo in attesa degli ambiti verdetti; fingere di essere dei provetti cinefili (si, si dice cinefili e non cinofili!) pronti a pronosticare prima e a criticare poi il possesso della statuetta dorata; fingere di essere così avvezzi alla moda da poter giudicare con parole saputelle e fashionable quei look così estremi ma così invidiabili delle star di Hollywood. Calma! Fingere si, ma sino ad un certo punto. Diciamo che ognuno di noi vuole semplicemente esprimere il proprio modesto parere, perchè ogni giudizio è labile e del tutto personale, e nulla può contro ciò che è già stato deciso.

E dopo le lunghe attese e le estenuanti aspettative ecco quel che resta della notte degli Oscar (occhiaie a parte…): le opinioni e…

Un Oscar, l’Oscar, quell’Oscar a Leonardo Di Caprio! Ce l’ha fatta! Evviva! La sua intensa interpretazione, fatta di espressioni e di gesti, più che di parole, lo consacra a miglior attore protagonista, finalmente, dopo invane nomination passate. E con un discorso raffinato dal tempo, preparato negli anni e proclamato con la sicurezza di chi, sotto un beffardo e compiaciuto sorrisetto, pensa “Perchè io valgo!”, Leo stringe con inconsapevole avidità la statuetta tra la mano, e parla, fluido, regalandoci solo splendidi sorrisi, senza versamenti di lacrime alcuni. Il video della consacrazione è il più cercato e il più cliccato di sempre. Io però tifo ancora per Eddie Redmayne: caspita se se lo meritava e caspita se se lo aspettava (avete notato la sua faccia e il suo falso applauso per Leo?!). #IoStoConEddie.

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The Revenant consacra non solo Leo come miglior attore, ma anche, ancora una volta, Alejandro Gonzales Inarritu come miglior regista e, ancora una volta, Emmanuel Lubezki come miglior (direttore della) fotografia.

Il premio come miglior attrice protagonista va meritatamente all’eclettica Brie Larson per la fervida interpretazione in the Room. Chapeau al bambino prodigio Jacob Tremblay che, nello stesso film, dimostra brillanti doti nella recitazione e completa indissolubilmente la parte della Larson.

Miglior attore non protagonista è invece Mark Rylance ne Il ponte delle spie, dove con una fermezza apatica e una tranquilla e dormiente semplicità, riesce a conquistare un tale premio; miglior attrice non protagonista ovviamente la fantastica Alicia Vikander in The Danish girl che, look a parte (il mix dell’abito di Loius Vuitton di un “giallo Bella” di La Bella e la Bestia, con decorazioni gitane, e quegli orecchini un po’troppo pendenti, avevano un non so che di kitch…), la merita tutta questa statuina, essendo stata la sua un’interpretazione di una perfezione struggente. Non ne avevo dubbi.

Il titolo più emblematico, a mio avviso, cioè quello di miglior film va a Il caso Spotlight, che è si un gran bel film, ma per niente eclatante, anzi oserei dire tutt’altro. Non concordo ma rendo intanto grazie al fatto che codesto premio non sia andato a La grande Scommessa, deludente film che credo neanche meritasse la nomination.

Lo stesso film Il caso Spotlight regala il premio come miglior sceneggiatura originale a Tom McCarthy e Josh Singer; ed, ahimè, La grande Scommessa vince il premio come miglior sceneggiatura non originale grazie a Charles Randolph e Adam McKay.

Miglior film straniero è Il figlio di Saul e miglior film d’animazione Inside Out, che dà vita,voce e luce alle emozioni, come non le avevamo mai immaginate. La miglior scenografia va a Colin Gibson e Lisa Thompson per Mad Max: Fury Road, film che vince anche il premio come miglior montaggio, come miglior sonoro e miglior montaggio sonoro, come miglior costumi e miglior trucco.

L’italianissimo Ennio Morricone ci regala sentimenti di orgoglio connazionale vincendo l’Oscar per la miglior colonna sonora nel film The Hateful Eight.

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La miglior canzone è la lenta e inesorabile Writing’s on the Wall del film Spectre; i migliori effetti speciali son quelli di Ex Machina; il miglior documentario è Amy, ispirato alla folle vita di Amy Winehouse ed il miglior corto documentario è invece A Girl in the River: the price of forgiveness; il miglior corto risulta essere Stutterer ed il miglior corto d’animazione Bear Story.

Ma ora passiamo a ciò che di ancora più importante resta, almeno per oggi: i look delle star. Uomini a parte (e risvoltino maldestro e forse improvvisato di Pharrell Williams a parte; e fiorellino non all’occhiello di colui che in fatto di look si distingue sempre, Jared Leto, a parte), che con un gettonato e classico smoking, reinterpretato in maniera più o meno brillante da rinomati stilisti, molti dei quali ovviamente italiani, risolvono con una facile risolutezza il problema del “Ma come mi vesto?”.

Ecco le donne, le vere protagoniste del red carpet, che tra top e flop, tra cool e trash, ancheggiano con titubante sicurezza andando incontro agli occhi del mondo. Ecco le meritevoli di nota.

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Saoirse Donan: un abito paiettato come un ultimo dell’anno, verde come la sua Irlanda, cupo come la sua faccia dopo la proclamazione dell’oscar ad un’altra miglior attrice protagonista; la generosa e particolare scollatura le dona un po’di pepe. Bravo Calvin Klein. Petalosa, si, avete sentito bene (ora si può dire vero? O sto commettendo ancora uno strafalcione grammaticale?) è Cate Blanchett in Armani Privè: modello semplice e raffinato reso un po’troppo aggrazziato da un eccesso di fiorellini di un candido azzurro, che fanno pendant con il colore dei suoi occhi. Un altro Armani Privè è quello di Naomi Watts: questo è meno Primavera del Botticelli ma più Catwoman in tenuta da sera, sbrilluccicante come il suo viso e come il generoso collier che io proprio non tollero (rovina la scollatura, o sbaglio?). Ci sta bene invece il collier su Tina Fay in Atelier Versace, che rende un semplice abito dai toni violacei leggermente più deciso. Petalina risulta essere invece Heidi Klum, che con incursioni floreali su un abito di Versace velato, celato e violetto, smorza cotanta bellezza. Brie Larson indossa un abito Gucci, blu come il cielo in una stanza, un blu scuro, denso, evocativo: reso luminoso da una cintura gioliello perde precipitosamente semplicità dall’alto verso il basso, dal bellissimo e semplice taglio della scollatura all’elaborata gonna con un’eccessiva cascata di ruche. Rooney Mara trionfa in un candido Givenchy Haute Couture by Riccardo Tisci dallo spacco e dalle prese areate provocanti e disarmanti nella loro mirata collocazione. Ricorda un vintage e un’eleganza d’altri tempi, e forse anche un abito da sposa d’altri tempi. Emily Blunt veste Prada e veste rosa (occhi a cuoricino!): leggero e romantico, cela dolcemente la dolce attesa. Di un candido rosa è anche l’abito raffinato di Jennifer Jason Leigh in Marchesa. E’ Chanel e si vede l’elegantissimo abito della bellissima Julianne Moore, nero e ampio, sobrio e dalle inserzioni luminose sulla particolare scollatura; bocciati gli orecchini a ciambella. Altro nero, altra corsa: particolarmente chiccosso è il vestito di Liz Hernandez, con una asimmetrica scollatura velata ed un’onda serpeggiante.

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Rosso fuoco è Keltie Knight con un abito importante troppo rielaborato. Il rosso che primeggia è senza dubbio quello di Charlize Theron in Christian Dior: sobrio e profondamente scollato, con un lungo strascico e un sapore di sirenetta, esalta la silhoutte perfetta dell’attrice. Un rosso dai toni più scuri regala un profilo smagliante a Zuri Hall, in un abito sorprendentemente semplice ma sorprendentemente bello. Sembra sobria anche Lady Gaga, in un bellissimo abito bianco di Brandon Maxwell. Eccelle Olivia Wild in un Valentino Couture che osa e merita la lode: scollatura troppo generosa, sul davanti ma soprattutto sul didietro, ma troppo raffinata, bianco sporco e plissè. Il collare da lontano può anche starci, da vicino invece risulta un tantino stucchevole. Elegantissima Jennifer Lawrence, che con pizzi neri e sfondi nude, amplifica il suo sex appeal in un convincente abito Christian Dior Couture. Arancio compito è il garbato abito di Stella McCartney indossato da Olivia Munn. Accurato e fine il vestito indossato da Stephanie Bauer e pensato da Porta & Scarlett, che esalta con maestria curve eloquenti. Alicia Vikander ci lascia sgomenti: un Louis Vuitton gitano ma dalle note fiabesche dona lei il sentore di una Bella contemporanea, di un ritorno al futuro di La Bella e la Bestia, i cui modi giulivi ricordano più quelli di Alice nel paese delle meraviglie. Golden come la statuetta è il vestito Tom Ford di Margot Robbie. La generosa Whoopi Goldberg indossa un abito The Danes che la rende ancora più altruista: ecco la prova che non sempre il nero snellisce. Una grande olaaa per Kate Capshow, la moglie di Spielberg, che si spinge oltre e indossa i segni dell’emancipazione femminile: beffarda e di classe, mi piace! Vada il modello, ma quello che non va nell’abito Ralph Lauren di Kate Winslet è l’estrema somiglianza ad un sacchetto di plastica nera per la spazzatura: troppo e troppa. Kerry Washington si mostra in un bianco e nero aggressivo di Atelier Versace, corazzata e accollata, tendente quasi al fetish. Delude la costumista Sandy Powell, proprio lei che dovrebbe essere d’esempio si presenta in un orripilante completo, mi piace sperare in memoria di un David Bowie. La forma non aiuta Mindy Kaling a stare a suo agio in un pregevole abito di Elizabet Kennedy, che azzarda con successo un ardito accorpamento di colori litigiosi: il nero ed il blu.

88th Annual Academy Awards - Arrivals

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E voi di che look siete?

 

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#Oscar2016: the day after

Archibeginner: e mo #basta! 

Colleghi presenti e futuri, architetti di fatto o architetti di poi che si accingono ad esserlo, ve-prego, siate amorevoli verso voi stessi e altruisti verso gli altri: non accettate collaborazioni e prestazioni professionali aggratis! E-mo-bbbasta! Ci siamo rovinato la reputazione e abbiamo dato adito a sfruttamenti incessanti accondiscendendo a lavorare senza compenso alcuno o con un contentino monetario denigrante! È ora di cambiare! Il nostro è un lavoro bello ma pieno di responsabilità che vanno riconosciute e dignitosamente ripagate; un lavoro dove l’attenzione va sempre tenuta desta e la mente ingegnosa va costantemente spremuta. Perché come diceva quel tale, un medico può seppellire i propri errori, ma un architetto no! Quindi dobbiamo esigere un giusto contributo per tutti quei problemi che quotidianamente ci troviamo ad affrontare, con quella dovizia di particolari e con quell’entusiasmo perenne che da sempre contraddistingue la nostra indole carismatica e “dosatamente” estrosa. E’giunto il momento di ritornare a farci rispettare, così come la precedente generazione sapeva fare! Ecco!

#IoDicoNoAllAggratis

#StopAlloSfruttamento

E se puta caso non riuscirò mai a fare l’Architetto, forse sarò in grado di diventare una brava sindacalista!

Perdonate l’impertinenza.

Con professionale affetto.

Archibeginner: e mo #basta! 

#Cosmoprof waiting for

Ci siamo. Il cuore batte e l’attesa cresce ma il tempo si accorcia, ed ecco che manca poco meno di un mese all’unica vera manifestazione emblematica in campo di beauty e di make-up: il Cosmoprof è alle porte!

Dal 17 al 21 marzo la città di Bologna ospiterà, ancora una volta, nel Quartiere Fieristico, la 49a edizione della manifestazione dell’industria cosmetica mondiale: il COSMOPROF WORLDWIDE BOLOGNA.

Organizzata da BolognaFiere SpA in collaborazione con Cosmetica Italia e con il supporto di ICE_Agenzia per la Promozione all’Estero e l’Internazionalizzazione delle Imprese Italiane e del Ministero per lo Sviluppo Economico, ospiterà ben oltre 2500 aziende cosmetiche, di cui circa il 73% proveniente dall’estero e 25 Collettive Nazionali, le quali si apprestano energicamente ad occupare lo spazio fieristico ed a colmarlo con eclatanti colori, profumati odori e magnetiche impressioni. Nuovi espositori, operatori professionali e qualificati ricercatori, sono pronti ad espletare il loro know-how; workshop, convegni ed eventi delizieranno tutte e cinque le giornate.

Molte saranno inoltre le novità dell’edizione 2016: un’area dedicata al benessere e alle tendenze nel settore Spa, la Cosmoprof Wellness, che ci donerà attimi di puro piacere e di intenso relax, permettendoci un’immersione in un percorso Spa e una piacevole cascata di parole con relatori del settore nello spazio convegni; Halal Beauty Care & Spa, un’intera area espositiva riservata ad aziende nazionali e internazionali produttrici o distributrici di prodotti certificati Halal (“leciti” in arabo); il 1° Cosmoprof Barber Show, organizzato in collaborazione con la Camera Italiana dell’Acconciatura (Ma che davero? Quindi esiste davvero?), porterà in scena esibizioni di giovani talentuosi barbieri che presenteranno nuovi look di tendenza in fatto di barbe, espressione di una mascolinità remota dal sapore vintage, cosa che in questo clima in fermento tra hipsterie e ritorno al passato, risulta essere quanto mai attuale e gettonata; dimostrazioni live per la 1a edizione di Make Up On Stage porteranno nelle giornate di venerdì 18 e sabato 19 marzo le make-up artist Fabienne Rea e Monica Zanelli a realizzare delle esuberanti sezioni di trucco che prevedono l’utilizzo di prodotti freschi freschi, provenienti direttamente dagli espositori italiani di lancio ivi presenti; Not-to-be-missed, una selezione dei migliori prodotti scelti dal magazine ELLE in base alle novità presenti in fiera; infine si terrà il primo workshop Retail & Beauty by Largo Consumo, dedicato ai canali distributivi e agli operatori di settore del mondo beauty.

Tante saranno ancora le conferme: IoSposa Bridal Hair & Nail Art Inspiration esibisce quanst’anno le più trend nail art per ogni sposa che si rispetti e la 7a edizione di On Hair, porta sul palco hair designer internazionali di altissimo livello, pronti a mettere in scena il loro estro più bizzarro.

L’edizione 2016 di Cosmopack, la manifestazione che coinvolge l’intera filiera produttiva della cosmetica, dalle materie prime alla formulazione, dai macchinari al packaging, si annuncia altrettanto ricca di innovative iniziative e si volgerà in concomitanza con Nuce_Health World Expo, il salone internazionale per l’industria nutraceutica, cosmeceutica, functional foods & beverages e health ingredients, che avrà luogo a Bologna il 17 e 18 Marzo 2016 presso il Palazzo dei Congressi di Fiera Bologna. Cresce intanto l’attesa per la The Cosmopack Factory, l’installazione che presenta ogni anno gli step produttivi dei più importanti prodotti cosmetici, dove protagonisti indiscussi saranno le nuove tecnologie e i materiali più innovativi. Per l’edizione 2016 sarà realizzata la Cream Factory, che mostrerà le fasi principali della produzione di un siero perfezionante illuminante, il Cosmopack Optimoist Perfectionist Serum, dalla texture leggera e impalpabile. E torna ancora una volta il The Cosmopack Wall 2016_Theavant-garde edition, volto a premiare prodotti skincare e make up che spiccano per la loro formulazione e per il packaging involutivo, nonchè per la tecnologia e il design rivoluzionari di rilievo.

Globale e cosmopolita, innovativa e sperimentale, sostenibile e naturale, virale e dinamica, questa edizione del COSMOPROF WORLDWIDE BOLOGNA cercherà di sorprenderci ancora, svelando all’immenso pubblico il top dell’innovazione cosmetica con la presentazione di tutte le novità assolute e internazionali del settore.

Un avanguardista occhio di riguardo, prontamente rivolto all’ecosostenibilità, che mira alla divulgazione di una cosmesi tendente sempre più al naturale e alla scelta di un’accurata selezione di materie prime certificate e altamente qualificate, volte ad indurre un positivo uso e abuso di prodotti di origine vegetale e minerale, caratterizza il sensibile fiuto degli organizzatori della manifestazione, che scovano le novità più verdi in fatto di prodotti per la bellezza e le espongono con cura nella Extraordinary Gallery.

Chi bella vuole apparire, al Cosmoprof deve venire!

L’imperativo dell’ambita bellezza perfetta e il misterioso arcano dei più arcani segreti per cercare di raggiungerla saranno svelati al Cosmoprof. E non importa che tu sia Clio Make up o meno: tu ne sarai magneticamente attratta comunque, tu lo visiterai entusiasta, tu ne resterai estasiata!

Perché noi donne, si sa, ce l’abbiamo nel DNA la passione per trucco e parrucco: la cura del nostro corpo è per noi un piacevole seme intrinseco ed in fermento da coltivare con fermezza, da innaffiare con costanza, per ottenere degli ottimi frutti, sodi e duraturi nel tempo. E poi anche gli uomini e i presunti tali potranno giovare della manifestazione e fare tesoro di consigli e novità, di trucchi e trucco per la cura anche della loro di persona.

Beauty blogger e non, beauty addict e fashion snob, uomini e donne, etero e gay, gender e transgender, accorrete a scoprire la pozione per un involucro perfetto! Perchè soprattutto l’occhio vuole la sua parte.

Save the date:
• COSMOPROF WORLDWIDE BOLOGNA_17-21 Marzo 2016_Quartiere Fieristico_Bologna

Per maggiori info: Cosmoprof 2016

E vissero tutte felici e contente!

#Cosmoprof waiting for

#Culinaria: uno spettacolo di cucina!

Roma. Qui si magna e qui si beve. Ma questo weekend bando a locali, trattorie, brunch glamour e burger night: questo weekend la cucina, quella vera, ma soprattutto quella creativa, è solo al Capitol Club di Roma, che ospita la decima edizione di Culinaria_Il gusto dell’identità. Una full immertion in uno spettacolo di cucina, in un trionfo di sapori, colori, ingredienti, che, in un tripudio di idee bizzarre e innovative di chef di alto livello, alcuni dei quali addirittura stellati, è pronta a regalare attimi di esultanza anche ai palati più esigenti. Il tema di questa edizione è il Futurismo in cucina, nell’ottantacinquesimo anniversario del lancio del “Manifesto della Cucina Futurista” del folle Filippo Tommaso Marinetti, con l’intento di promuovere una rivisitazione di una sana cucina mediterranea, aperta a incursioni esotiche ed orientali, prediligendo ingredienti naturali, integrali e non raffinati, per un’auspicabile prevenzione oncologica. L’intento è ancor più benefico in quanto parte del ricavato sarà devoluto per sostenere la ricerca sulle malattie rare.

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Interazione tra musica e arte, tra arte e cucina, tra cucina e salute: il tutto accompagnato da estemporanee culinarie, assaggi fortuiti, ricette decantate, degustazione di ottimi vini, una vasta scelta di birre artigianali, piatti gourmet dolci e salati, intenti sociali e delle deliziose note musicali. Esordiscono carichi chef da ogni dove, esaltando sapori convenzionali con abbinamenti tutt’altro che convenzionali.

Adorabile la pasta non pasta e quindi senza glutine, con inebriante profumo e avvolgente sapore di mare, di Roy Caceres, sbarcato dal ristorante Metamorfosi di Roma.

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Ovviamente stupisce ancora Gabriele Rubini, in arte Chef Rubio: unto e bisunto, bello e dannato, crude e crudele nella preparazione di piatti raffinati dagli accostamenti azzardati ma azzeccati, come il cono di perilla con amaranto, crema di zucchine, anacardi, yogurt ed una manciata croccante di uova di salmone. Lui che parla come mangia; lui che non è in grado di perdere il suo savoir-faire neanche quando parla del ruolo dell’olio di soia nel prevenire i tumori alla prostata; lui che imbocca con dolcezza arrogante i bambini; lui che, colmo d’emozione e con voce a tratti tremolante, si fa portavoce di “Vite coraggiose_Fondazione Ospedale Bambin Gesù onlus” nella promozione di una cucina di qualità all’interno degli ospedali e soprattutto a portata dei più piccoli. E poi un selfie con lui e fatto da lui vale molto più dell’assaggio di mille dei suoi buonissimi piatti!

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Folle l’esibizione ai fornelli di Walter Musco dalla Pasticceria Bompiani di Roma e del suo team, che si immedesimano totalmente in memorie futuriste con slanci e lanci di ingredienti.

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E dopo esibizioni musicali, note di oggi con DJ Stefano Gamma e note d’altri tempi con le Mille Bolle Blu di Nicky Nicolai accompagnata dal jazzista italiano per eccellenza Stefano di Battista, chiude la cucina la stellata Cristina Bowerman, dalla Glass Hostaria di Roma, unica donna in scaletta, che ci convince con fare discreto e con un piatto dal gusto semplice e popolare, senza esimersi da un tocco di raffinatezza nel raccontare in una padella la sua interpretazione di Trastevere. Commenta incalzante il mitico architetto e critico Luigi Prestinenza Puglisi.

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Chiudono le danze della prima delle due giornate di questo evento, gli artisti del drink perfetto del The Jerry Thomas Project.

Oggi un’altra ed ultima giornata, con un’altra intensa e sorpendente scaletta, pronta ad allietare la vostra domenica foody! Pance, fatevi capanna!

www.culinaria.it 

Culinaria_Il gusto dell’identità _Capitol Club _via Giuseppe Sacconi 39 _Roma

#Culinaria: uno spettacolo di cucina!

#ArchiOutfit

Il bello dell’essere architetto, oltre al fatto che puoi camminare nei tuoi sogni, è che ti puoi vestire come-cappero-ti-pare, tanto la gente ti biasima e a te non te ne importa mica!

Architetti e moda sono due poli opposti che non si attraggono quasi mai.

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L’uomo architetto predilige, da sempre, look total black, sinonimo di eleganza e segno tangibile dell’essere un tipo che costruisce concretamente le proprie idee. Con sobria eleganza completa in genere il tutto abbinandoci un occhialetto dalle forme tonde e generose, in stile Le Corbusier, o una sciarpina fricchettona che crede, erroneamente, che non guasti mai, e che dona, involontariamente, anche a quei pochi etero reduci, una percentuale di omosessualità non indifferente! In alternativa un papillon di rappresentanza, anch’esso rigorosamente total black, afferma l’immagine ideologica di un architetto. I più affermati indossano solo t-shirt e pantaloni neri come la pece o vagamente sbiaditi da numerosi lavaggi ma a bassa frequenza, conseguenza di un guardaroba limitato e monotono, nonostante il gonfio portafogli che gonfia le scolorite tasche. Un elemento d’eccezione non può mancare, detentore di estrosa personalità: un calzino di un colore acceso, un lungo giaccone satinato di un tessuto non convenzionale, un accessorio sgargiante…a patto che siano gli stessi, sempre quelli, da anni!

La donna architetto, invece, si veste alla come-cacchio-mi-pare-e-piace, non segue la moda ma la rispolvera e sfoggia con noncuranza outfit naif che sfiorano la soglia dell’orrido. Raccapriccianti accostamenti lanciano talvolta mode, ma fanno sprofondare l’interessata in un disinteressato stato di degrado, che alle più retrograde appare subire il fascino della rovina! Architetta, ricorda che uno di noi ce l’ha detto in tutti i modi: LESS IS MORE! E che ci sono accostamenti di Pantoni auspicabili anche in fatto di maglie, di gonne e di calzoni!

So che il tempo da dedicare a se stessi è poco; so che il tempo da dedicare allo shopping è quasi nullo, impegnati come siamo a perdere la vista e a rotolare in uno stato vegetativo di degenza progettuale dinanzi ad un triste pc con una mano appiccicata su di un mouse, feriali e festivi, giorno e notte, pranzo e cena, ma ve-prego cercate di applicare una quota parte del vostro quoziente estetico anche in ciò che indossate!

Fatti non foste a vestire come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza (anche per quanto concerne la moda!).

E ricordate di indossare sempre una buona dose di ottimismo e un’infinita scorta di pazienza!

Ah, anche un sorriso impresso sul viso alle volte non vi starebbe male!

#ArchiOutfit

Noi del club #Nespresso

Non è tutto oro quel che luccica. Ma c’è anche dell’oro che mica luccica: è l’oro nero (e per me l’oro nero è solo il caffè!)! Si, benché non sia un metallo o un idrocarburo, il caffè è altrettanto prezioso per noi umani, essendo oramai divenuto per alcuni un bene di prima necessità. Non ne possiamo letteralmente fare a meno! È essenziale per i nostri risvegli, necessario per il nostro umore, benefico per il nostro corpo, energetico per la nostra mente, digestivo per il nostro stomaco. E poi manda in un positivo subbuglio le nostre papille gustative! Io ne bevo ettolitri!

Ma non è tutto oro nero quel che contiene caffeina. Ci sono caffè e caffè! In grani o in polvere, per moka o per espresso, ristretto, lungo o americano, in cialda o in capsula. Poi però scopri il Nespresso, e ti rendi conto che il buon vero caffè, da fare a casa come al bar, è solo lui!

Due mie amiche, tremendamente #coffeeaddict proprio come me, che tanto decantavano l’inebriante e gustoso aroma di questo caffè, mi iniziarono a questo circolo vizioso. E poi il mio primo stipendio, ed ecco che l’acquisto di una macchinetta Nespresso ne è la naturale conseguenza. Correva l’anno 2013 quando entrai a far parte del club! Si, perché acquistare una macchinetta Nespresso implica entrare a far parte di una sorta di setta mistica dalla quale è poi difficile uscirne fuori: implica convertirsi (quasi) totalmente alla bontà dei loro Gran Cru, implica fedeltà (quasi) assoluta pena la tristezza del nostro palato, implica privilegi. Implica poter gustare gratuitamente un buon e ricco caffè in qualsiasi boutique Nespresso, in qualsiasi parte del mondo; implica poter usufruire di eventuali corsi personalizzati per divenire un vero degustatore e intenditore di caffè.

La varietà di “essenze” caffeinomani e quindi la varietà di scelta, le limited edition da carpe diem, gli accostamenti inusuali che mixano sapori particolari, l’eleganza e la gentilezza, il rispetto della stagionatura in determinati casi, la loro politica sul riciclo, il design: tutte strategie di marketing, si sa, ma ben accette se ciò serve ad esaltare un prodotto la cui qualità è, a prescindere, comunque eccelsa.

Degustato da solo, ristretto o lungo, macchiato o immerso nel latte, freddo o caldo, liscio o schiumato, sprigiona in ogni combinazione l’essenza emblematica ed uno strepitoso e suggestivo aroma che inebria i nostri sensi!

Degustare un buon caffè Nespresso è un vero e proprio rito propiziatorio al benessere.

E poi come fai a non fidarti di George?!

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Noi del club #Nespresso

#DoReMi fa

Qualche nota fa, Sanremo era il festival della canzone italiana, ebbasta! Superlative composizioni musicali e testi indelebili echeggiavano per un tempo illimitato nelle orecchie di italiani e non. La canzone era la vera e unica protagonista. La canzone è invece oggi relegata ad un secondo piano, sopraffatta da ospitate internazionali, da vallette e valletti (?), da critiche e da ironie. Dopo un periodo di abisso, in cui guardare Sanremo era sinonimo di sfigato o matusa, siamo giunti, negli ultimi anni, ad una condizione in cui stare attaccati alla TV a contemplare il festival è di estrema importanza per il nostro essere glamour e social. Si, va di moda guardare Sanremo! Ma mica per ascoltare le canzoni! No, no! Le melodie entrano da un orecchio, e dall’altro ne escono, eclissate dai nostri neuroncini che ad altro non pensano che a criticare il look, i gesti, le parole, la scenografia, i fiori, gli ospiti! E della canzone non je ne può fregà di meno! E anche di chi vincerà non je ne può importare mica, dato che da dopodomani i nomi di canzone e cantante vincitori scivoleranno inesorabilmente nel dimenticatoio!

Comunque per la dovizia di spettatori, o per la noia alle porte, quest’anno è pure crashata la Rai!

Il primo anno che tutti o quasi ne parlano bene (eccetto i tweetteromani, of course!), lo voglio un po’ critirare io, perché non può esistere un festival della canzone italiana senza un minimo inderogabile di critiche, che siano rivolte allo spettacolo in se per se, o a chi, indiscretamente, lo guarda!

Carlo Conti: bravo, semplice ma soprattutto abbronzato; a tratti apatico, ma sempre col sorriso impresso sul viso! Dove lo metti sta!

Le vallette: una perfetta, simpatica ma anche bella, e soprattutto italiana; l’altra la classica bella statuina, la classica straniera, ovviamente bel corpo, ma un viso che lascia pensare ad una nomade scappata da un campo (i Rom non me ne vogliano!); l’altro (o altra?) alquanto scialbo, che campa di una bellezza e mascolinità remota, ormai soppiantata da un eccesso di sottigliezza dell’arcata sopraccigliare, da zigomi più alti del The Shard di Londra, da un capello nero finto più scuro della pelle di Carlo (chi l’avrebbe mai detto esistesse qualcosa di più nero!) e da uno smisurato uso di fondotinta in forma compatta!

I cantanti: alcuni sono degli abituè, altri, come sempre, sono degli sconosciuti; ma una cosa gli accomuna: canzoni un po’ troppo lagnose e scontate!

Una parentesi a parte va aperta per questi presunti rapper napoletani che altro non fanno che reinterpretare in chiave moderna la canzone neomelodica per eccellenza, provando a farci credere che innovano un po’, ma in realtà mescolano solo stili musicali che insieme non ci azzeccano per niente! Però il pubblico applaude lo stesso!

Gli ospiti: in genere pagati in maniera direttamente proporzionale alla distanza dal luogo di provenienza, hanno saputo, chi più chi meno, sorprendere ed emozionare, recando addirittura una commozione generale, come quella conseguente l’esibizione del talentuoso pianista Ezio Bosso, ieri conosciuto a pochi, oggi, dopo la sua performance, divenuto giustamente di fama mondiale. Una forza rocciosa e spiazzante, una bravura che la malattia non ha fatto altro che fortificare, permettendo alle sue note, scandite da mani esperte, di raggiungere l’apoteosi delle emozioni in ognuno di noi.

Le cose più belle, oltre ad Ezio Bosso? Ovviamente la poliedrica Virginia Reffaeli, ma questo già si sa; il mitico Marco Castoldi, in arte Morgan, criticone, predicone e mal razzolante, ma sempre di un fascino adorabile; Elio e la sua band, perché lui innova sempre, fa ridere con grazia e stupisce ancora, e perché hanno fatto un’esibizione in un look total pink; il colore (naturale???) delle labbra e la tenerezza dondolante di Lorenzo Fragola; la canzone di Rino Gaetano, che resta sempre bella, nonostante sia stata maldestramente reinterpretata da voci quasi bianche di una band x (come si chiamavano quelli?) come nei peggior karaoke (Rino, abbi pietà di loro!); le vocine della Gialappa’s del Dopo Festival! Ah, e i nastri arcobaleno, a supporto del tanto atteso risveglio nazionale!

Sicuramente bella sarà l’esibizione della Cristina nazionale, che vale più di tutti quei nastri arcobaleno nella lotta ideologica per le unioni civili, di “un certo” Fiorello e di quel Brignano (a me già fa ridere solo la faccia!).

Ma si, guardatelo pure questo festival, che sia per ascoltare speranzosi della auspicabile buona musica, o che sia anche solo per criticarlo, come solo noi italiani sappiamo fare!

Perché Sanremo è Sanremo!

E perché il canone Rai tanto lo paghiamo lo stesso!

#DoReMi fa