Perfezioni di #Primavera

Cosa c’è di più estasiante di quel fresco profumo che mescola l’ardore di una stagione con l’odore buono dei fiori, del caldo che sta per sopraggiungere e del mare che freme?

Se è vero che la virtù sta nel mezzo, allora la virtù è primavera.

Il sole bacia timido corpi timorosi a scoprirsi, la temperatura è piacevole con quel suo cagionevole e fresco calore, il cielo risplende in una scala cromatica di azzurro che nè acceca, nè deprime; l’aria profuma di meraviglia, priva come è dell’odore di bruciato, che sia di invernali tozzi di legno in un camino ardente o di estivo asfalto scioglievole sotto piedi abbronzati.

Il cielo infuocato dà proficui spettacoli quotidiani, abbandonandosi ad ogni imbrunire su di un mare azzurro e pacato.

I fiori sbocciano, leggiadri e colorati, pronti ad allietare oltre che l’olfatto anche la vista.

La frutta di stagione, invece, delizia il palato con le sue più fresche e gustose varietà, in un arcobaleno di vivaci sapori.

La voglia di gelato offusca la mente e pervade ogni singolo languore.

La voglia di uscire tutte, o quasi tutte, le sere, impazza. Preme il desiderio di abbandonare corpi stanchi ma energici su sedie all’aperto di bar colmi di avventori, pronti a passare spensierate ore sotto una fresca brezza che raddrizza peli schiariti dal sole, sorseggiando una bionda piccola e gelata.

La primavera è stupefacente.

Impacciata e languida seduce animi e corpi e conduce a quel risveglio dei sensi che culmina in un’afosa estate. Ed ecco che il buon umore (così come l’ormone) si desta, tipico come è della stagione più bella di tutte.

La primavera è perfetta.

Nonostante il grande enigma del mettere o non mettere i collant sotto una gonna roteante o sotto un vestito svolazzante.

Nonostante le prime punture di zanzare in festa.

Nonostante la fatidica prova costume sia alle porte.

Nonostante il polline che si insinua tra le narici.

Nonostante gli starnuti senza fine.

Nonostante il moccolone.

Nonostante la fastidiosissima allergia.

Perfezioni di #Primavera

#SaloneDelMobile2017:dentro e fuori

È da poco calato il sipario su una Milano agghindata a festa per la tanto attesa settimana del design. Il salone del mobile si è appena concluso ed ha lasciato dietro di se il riverbero di quel barlume di innovazione che, da sempre, lo caratterizza.

Con un sole splendente come non mai ed un corposo susseguirsi di eventi, in un andirivieni perpetuo di gente cosmopolita e bizzarramente vestita, la seriosa città del nord Italia si è risvegliata, destando anche gli animi più assopiti, e si è esposta con bizzarria agli occhi del mondo intero, mostrando il design di qualità, che sia semplice o essenziale, estroso o elegante, tradizionale o innovativo.

Prima tappa d’obbligo è Rho Fiera, per assaporare il gusto vero delle eccellenze dei complementi d’arredo e del lighting, in un’esposizione senza infamia e senza lode, dove oggetti da un monotono sapore vintage e dai colori cupi si ripetono scandendo il nostro camminare agguerrito, eccezion fatta per la splendente (in tutti i sensi) esposizione di Euroluce e per quel miraggio di avanguardia del Salone Satellite.

Dopo una veloce ma lunghissima carrellata di arredi, è il momento di immergersi nell’estasiante mare di eventi che solo il Fuori Salone può offrire.

Aleggia creatività nell’aria e in quelle strade percorse da corpi fuggenti e sfuggenti, che trasudano estro (spesso di cattivo gusto) dai loro look troppo eccentrici.

Perdendo l’orientamento tra i vicoli, le corti e le botteghe di Brera, adornate con allestimenti molto particolari, per poi catapultarsi nel cuore pulsante di via Tortona, dove spritz ghiacciati contornano esposizioni brillanti, dopo una lunga fila per ammirare la tanto ambita installazione di Cos, dove bolle rarefatte cascano da un albero astratto e si spospingono ovattate su mani con i palmi rivolti in alto, non può mancare una tappa “foodie”.

Nel centro di Milano, in un nuovo pastificio come una volta dal nome “Pasta d’autore”, dove una nonnina energica stende sfoglie di pasta fresca a profusione, c’è ad attenderci un agguerrito chef Rubio, pronto ad accogliere amanti di design e, soprattutto, di cibo, impazienti di cimentarsi nella preparazione del tortello perfetto, da trasportare nel packaging perfetto.

Sguardo stanco, braccia conserte, avambracci tatuati, che sembrano esplodere sotto i succinti risvolti di un candido grembiule bianco, e tanta voglia di raccontare e di dimostrare come fare: ecco Gabriele Rubini che presenta il progetto di “Origami Italiani”, il nuovo pack dal design ergonomico (per il tortello) e innovativo, atto ad accogliere porzioni di tortelli impilati e leggermente sovrapposti tra loro, in un accostamento che ne preserva l’integrità e la bontà.

Con la complicità e l’elegante maestria del designer Filippo Protasoni, chef Rubio pensa, realizza e presenta la confezione ideale per i tortelli, bramoso com’è di innovazione, quasi quanto lo è di cibo.

La creatività sposa la tradizione e così, da un semplice foglio di carta, opportunamente piegato, si ottiene un tubo a sezione triangolare che diviene un impeccabile contenitore di pasta fresca, così come un foglio di pasta fresca, accuratamente ripiegato, diviene un impeccabile contenitore di un ripieno succulento. Semplice, facilmente trasportabile e dalla facile apertura che permette di far cadere a cascata ogni singolo tortello nell’acqua bollente in fase di cottura.

Dopo la simpatica presentazione di questo geniale ed essenziale progetto, nato dall’idiosincrasia di Rubio per lo sballottamento della pasta fresca adagiata su di un banale vassoio, si diventa subito operativi piegando prima la sfoglia del tortello, per racchiudere un ripieno di patate, menta e pecorino, e poi il foglio di carta della confezione, per racchiudere i tortelli hand made, pronti a resistere alla prova di sopravvivenza al trasporto in una Milano affetta da maratone feroci nei distretti del design.

E dopo l’assaggio del tortello preparato e cucinato in questo ristorante-laboratorio a conduzione familiare, una Peroni cruda gelata e un immancabile selfie con Rubio, il matterello lo offre la casa. Rigorosamente da apporre sotto l’ascella, insieme alla confezione di pasta fresca.

Rifocillati si è pronti per rincorrere esposizioni furtive, sgambettando da una parte all’altra, per poi vagare con gli occhi sgranati dalla curiosità nel cortile dell’Università Statale. Qui rinomati artisti e architetti internazionali hanno dato sfogo al loro estro realizzando piccole ma grandi installazioni. La mostra Material Immaterial presenta micro-architetture e macro-oggetti realizzati ponendo particolare attenzione alla sostenibilità e a processi produttivi innovativi.

Salendo la scalinata in legno, grezza ed essenziale ma al contempo maestosa, progettata da Michele De Lucchi, si può cogliere l’essenza della corte di questo bellissimo palazzo storico che ospita l’Università, scorgendo in una vista a volo d’uccello ogni singolo elemento scultoreo che la riempie. Capeggia in alto una frase che contiene tutte le lettere dell’alfabeto, scritta con un font luminoso dai tratti eleganti, progettata da BIG per Artemide.

Ma è in uno dei piccoli chiostri secondari che la semplicità vince su ogni complessità artistica: grandi specchi, posti e disposti in maniera geometrica al centro della corte, occupano si lo spazio ma creano l’illusione di essere superfici immateriali, riflettendo le quattro facciate del chiostro e dando una visione d’insieme dell’intero spazio aperto da ogni punto di vista. Plauso ad Antonio Citterio.

Per concludere non si può non immergersi nel top della tradizione visitando la mostra per i 90 anni di Cassina, curata da Patricia Urquiola. Arredi di gusto e di lusso si stagliano nello splendido spazio della Fondazione Feltrinelli, progettata da Herzog&De Meuron e ultima arrivata nello scenario dell’architettura contemporanea milanese.

Calibrando quella ventata di cambiamento con un occhio di riguardo per la tradizione, il Salone del mobile tira così le somme su ciò che accade nel mondo del design.

#SaloneDelMobile2017:dentro e fuori

Una serie di #serie

Quale periodo migliore se non lo scorrere lento e inesorabile della stagione invernale che, finalmente, sta per volgere a termine, tra freddo esteriore e lo strepitoso tepore che ci avvolge sotto un soffice piumone, per dedicare un po’del nostro tempo libero a guardare le nostre serie “tv” preferite?
Con una tazzona fumante tra le mani, che sia piena di un’adiposa cioccolata calda e zuccherina, di un energizzante the verde o di una più sana tisana rilassante o digestiva, ecco perdere lo sguardo davanti lo schermo della tv o del pc, lasciando il corpo sopire sul divano e la testa vagare nei meandri di Sky, di Netflix o della rete, alla ricerca dell’ultimo episodio della serie che più ci aggrada.
Ora va di moda guardare le serie. Ne sfornano a bizzeffe.
Ecco una shortlist di quelle che proprio non riesco a smettere di guardare e di quelle che provano timidamente a sedurmi:

• SUITS

È la mia preferita del momento. E, cavalcando l’onda della seconda parte della sesta stagione appena uscita, ho vissuto ogni settimana passata con il patema d’animo in attesa della nuova puntata. Due avvocati (e, diciamolo pure, ovviamente gnocchi), uno vero e l’altro presunto, un umorismo celato da una sceneggiatura intelligente, una New York idealizzata come molti se la immaginano, ed episodi che ondeggiano tra potere e simpatia, tra sfide a colpi legali ed avventure amorose, non possono che coinquistare proprio tutti, donne e uomini, giovani e vecchi.

Suits - Season 6

• SEX AND THE CITY

Vabbè, questa serie è storia, è vita ed è legge per il pubblico femminile. Anche qui la grande mela che tutti sognano fa da sfondo alle vicende dinamiche di donne fighe, sboccate e prive di inibizioni che strappano sorrisi, suscitano emozioni e provocano invidia per i loro eclettici guardaroba e per quella lunga serie di uomini impavidi che, con garbata nonchalance, si lasciano alle spalle.

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• THE AFFAIR

Un’intensa passione, due amanti veementi ed una lunga vacanza estiva sono i principali ingredienti di questa serie che racconta di una relazione extraconiugale vista dai due differenti, tanto differenti, punti di vista degli infedeli. Intrigante.

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• STRANGER THINGS

Fantasy e adimensionale, dalle scenografie vintage e dalla sceneggiatura talvolta inquietante, seduce con la sua eclettica e criptica ambiguità. I protagonisti sono dei coraggiosi bambini. In attesa della seconda stagione.

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THE YOUNG POPE

La strepitosa serie firmata Sorrentino ha spopolato sia in Italia che all’estero. Sarà per l’eccellenza di Jude Law nell’interpretare un papa giovane, superbo ed arrogante, sarà per la sceneggiatura ricercata e raffinata, sarà per la fotografia impeccabile e per quella Roma che appare calma e serena nel suo essere perfettamente fotogenica, le dieci puntate della prima serie hanno ammaliato anche i più scettici. Avvince e convince nella sua bizzarria e nel magico surrealismo che, impercettibile, avvolge ogni singola puntata.

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• WEST WORLD

Un dinamico western fantasy, narra di una popolazione di androidi programmata e pilotata, per consentire agli spettatori un revival violento del western di una volta. Peccato che questi esseri computerizzati si rivelano avere una forte propensione all’umanità.

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• BLACK MIRROR

La critica della società contemporanea dominata da una tecnologia che impazza, dove la situazione sfugge presto di mano e dove l’uomo per natura sociale diventa un animale asociale, coinvolto come è in questa realtà virtuale che ci circonda: sono questi i tratti essenziali di questa serie fatta di episodi autonomi, significativi e futuristici, che fanno riflettere, puntando i riflettori sulla nostra dipendenza dalla tecnologia e lasciando l’amaro in bocca.

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• ORANGE IS THE NEW BLACK

Perché parlare di carcere deve essere sinonimo di testosterone? Qui le protagoniste di una bizzarra prigione americana sono donne, cazzute, cazzutissime donne che tra lavori forzati, episodi di bullismo e di violenza gratuita, ironizzano su una cruda verità, strappando sorrisi ed aprendoci gli occhi.

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• BREAKING BAD

Un chimico, professore, con una degna famiglia, scopre di avere ancora poco tempo da vivere e, in preda a problemi economici e grazie all’incontro con un suo ex studente spacciatore, decide di “vincere facile” e guadagnare illegalmente producendo metanfetamine. Molto particolare. E dalle molte reazioni collaterali.

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• MR ROBOT

Sociopatico e nettamente ansioso, dipendente da morfina, spesso il male di vivere ha incontrato: ecco un breve e conciso ritratto dell’esperto di sicurezza informatica che è il protagonista. Lavora per una società a tempo pieno ma a tempo perso stalkerizza conoscenti e non svelando i meandri della loro vita privata hackerando quella rete che ben conosce. Viene ingaggiato da Mr. Robot, un anarchico insurrezionalista, per dare il suo contributo nel salvare l’umanità dalla corruzione. Angoscia in quell’insidioso labirinto della depressione altrui, travolge e stravolge.

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• NARCOS

La verve di questo delinquente narcotrafficante latino americano, dal carattere forte e dall’aspetto vintage. Con incursioni veementi in lingua spagnola. Uno spagnolo che fa ribollire il sangue nelle vene. Tratto da una storia vera, quella di Pablo Escobar che ha contribuito alla diffusione collaterale della cocaina in America e in Europa.

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• MASTER OF SEX

I segreti che si celano dietro al piacere femminile ed a quello maschile vengono indagati, studiati e sperimentati da un ginecologo “nerd”, apparentemente apatico ma sostanzialmente irriverente, che sperimenta prima su terzi e poi su se stesso, aiutato da quella balda donzella della sua segretaria, i meandri dei meccanismi ignoti dell’orgasmo.

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• FARGO

I fratelli Cohen colpiscono e scolpiscono la mente con questa stramba e splatter serie, da loro coprodotta ed ispirata ad un loro vecchio film. Psicologica e psicotica, ovviamente. Ovviamente strepitosa. Due stagioni, l’una indipendente dall’altra. Ora si attende con trepidazione la terza.

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• THE CROWN

La vera storia della regina Elisabetta, raccontata con estrema cura dei dettagli e con una toccante narrazione cinematografica, intrisa di sentimentalismo. Scorre lenta, a tratti annoia, ma piace ai più.

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• TWO AND HALF MAN

Risate, grasse e grosse risate. Due fratelli, uno ricco sfondato e sfrontato, l’altro povero e timido con una piccola peste a carico. Umorismo a non finire. Per quelle sere in cui si vuole alleggerire la mente.

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• THE NIGHT OF

Un omicidio, un apparente colpevole non colpevole, vittima di un sorpruso, ed un avvocato bizzarro che vuole fare un bel colpo. Incuriosisce scoprire quali grossi interessi si celano dietro ad una notte di sesso occasionale sfociata in tragedia.

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• THE NIGHT MANAGER

Il traffico illecito di armi ed il conseguente arricchimento di europei che smerciano illegalmente questa roba verso l’Oriente, portano un ex soldato, che ha visto morire a profusione poveri innocenti, a puntare i proiettori e fare luce sulla vita fatta di lussi e sregolatezze di un potente uomo inglese.

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• HOUSE OF CARDS

Gli intrighi più segreti della Casa Bianca sono raccontati in maniera avvincente da un attore premio Oscar che smaschera finzioni e convinzioni, svelando cosa si cela dietro un’apparentemente sana e normale legalità, scovando tra amori e tradimenti, tra apparenze e inganni.

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• UNA MAMMA PER AMICA

Ha accompagnato e continua ad accompagnare la vita di giovani figlie e di giovani madri, in un rapporto di parentela stretta che sconfina in un’amicizia vera, sana e indissolubile tra una madre ed una figlia fuori dal comune. Risate e spensieratezza.

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• DIVORCE

Un rapporto di coppia sopraffatto dalle abitudini di una famiglia assodata, dalle incombenze di una prole adolescente e impertinente, da un’inevitabile attitudine fedifraga. Il tutto raccontato in maniera briosa, tra fashion e humor. E poi la Sarah Jessika Parker è sinonimo di garanzia.

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• ABSTRACT: THE ART OF DESIGN

Questa docuserie partorita in casa Netflix racconta i mille volti del design tramite un’accurata selezione di giovani ed intraprendenti artisti, provenienti da diversi luoghi del mondo, dal disegnatore al fotografo, dal pittore all’architetto, facendo luce sul lato oscuro dell’arte in maniera fresca e giocosa.

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• LE REGOLE DEL DELITTO PERFETTO

Un thriller giudiziario capeggiato dal cazzuto carisma di un’avvocatessa e professoressa che si trova a fronteggiare casi difficili, come l’omicidio di una studentessa che scopre essere l’amante del marito. Contornata da cinque studenti prediletti e dai suoi fedeli associati, affronta con determinazione ed apparente sangue freddo ogni singolo caso. Un plauso alla regia ed al montaggio incalzante che contribuisce a fomentare quella suspance perenne.

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• BATES MOTEL

Inquietante, come lo sguardo statico del ragazzino protagonista, come la mente contorta della madre del ragazzino, altra protagonista. Questo thriller psicologico ha una trama avvincente e psicotica, liberamente ispirata a Psycho, per l’appunto. L’ira funesta, a volte soffocata, a volte emersa, dei protagonisti, gli porta a lasciarsi sopraffare dall’impulso di un’insana violenza, che sgorga da problemi direttamente in transito da un passato oscuro.

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• REVENGE

La vendetta servita a piccole dosi, con cognizione di causa e indistintamente ad ogni, seppur minimo, fautore di un’ingiustizia. La protagonista cerca di annientare lentamente ogni singolo colpevole dell’ingiusta condanna all’ergastolo di suo padre. Perché di tutte le armi con le quali possiamo combattere non ce ne è alcuna potente come la mente umana. Intrighi, denaro, scoperte, amori repressi e amori progettati, falsi sorrisi e finzioni infinite, fanno di Revenge una serie che ammicca, seppur sconfinando a volte in una irreale realtà.

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EMILY VANCAMP, HENRY CZERNY,  GABRIEL MANN, MADELEINE STOWE, CONNOR PAOLO, NICK WECHSLER, CHRISTA B. ALLEN, JOSH BOWMAN, ASHLEY MADEKWE

Una serie di #serie

Toto #Oscar2017

Se anche voi, cinefili e non, avete come programma per il weekend in corso una lunga, intensa e densa maratona cinematografica per guardare tutti, o quasi, i film candidati all’Oscar quest’anno, ecco alcuni modesti consigli su ciò che vale la pena vedere.

Il tempo stringe e tocca fare una cernita: i candidati come Miglior Film sono di certo i più appetibili.

Scialba pare la lista rispetto alla corposa produzione di filmoni e cult degli anni passati ed, in effetti, pochi convincono e molti deludono in questa presunta e presuntuosa epopea cinematografica. Non posso redimermi dall’affermare che questa maratona è stata noiosa, fatte le dovute eccezioni.

Ecco cosa ho scelto di vedere ed ecco cosa ne penso.

• LA LA LAND

Partiamo dal migliore.

Si, ci sono anch’io tra coloro a cui ronza perennemente in testa quel fischiettio che intona l’incantevole e ipnotica colonna sonora di questo film. Il film, che tramuta in musical con evocazioni artistiche che spaziano dalle citazioni cinematografiche alle connotazioni teatrali, dalla commemorazione di un passato musicale ancora in voga ai richiami pittorici, anche essi del passato, con scene che sembrano direttamente estratte da un quadro di Chagall, colpisce per la sua briosa semplicità.

Le colonne sonore “spaccano” con le loro coinvolgenti e allegre melodie, intonate da un profuso romanticismo che muove i due protagonisti, immersi in un’atmosfera fiabesca, a suon di ticchettio di tip tap.

Il presente che ostacola il futuro, le ambizioni che prevaricano la paura, la determinazione di lui che vuole fare il musicista e di lei che aspira a divenire attrice, sospingono la trama verso un’affascinante risolutezza che porterà al compimento dei loro sogni ma alla rottura della loro relazione amorosa. E qui, in fatto di coraggio, i protagonisti toppano, dandosi per vinti senza correre il rischio di continuare a viversi a distanza.

Insomma, un carico di emozioni in transito su di una strada in salita fatta di sogni. Perché se puoi sognarlo, puoi farlo; l’importante è non arrendersi in partenza; l’importante è non arrendersi mai.

E poi sarà per lo sguardo perentorio di Ryan Gosling, sarà per la goffa dolcezza di Emma Stone, sarà per quel timido e impacciato sfiorarsi di mani in un cinema al buio di una pellicola datata, la poetica trepidazione provocata da alcune scene ricorda che il sentimentalismo va ancora di moda.

Solo per coloro dediti a sognare ad occhi aperti.

E, con ancora in loop nelle mie orecchie ogni singolo sound di questa particolare pellicola, so già che non reggerà il confronto con gli altri film in gara. Lui per me ha già vinto una buona parte di quelle “sole” 14 candidature all’Oscar che si è beccato. Di sicuro quella come Miglior Colonna Sonora e come Miglior Fotografia.

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• MANCHESTER BY THE SEA

Una lunga storia triste. Apatica. Fatta di disavventure. Fatta di dialoghi silenziosi, di lacrime soffocate da un’apparente indifferenza, di un’emotività ben celata dall’austero cinismo di ogni singolo protagonista. Lenta.

Un uomo tuttofare vive di ricordi, rimembrando la sua allegra famiglia prima dell’incidente domestico che provocò il dramma. In un andirivieni di scene che ondeggiano tra presente e passato, giunge un altro dramma: muore il fratello del protagonista ed ecco che il nipote orfano viene affidato proprio a lui.

E così prosegue il racconto di uomini soli, di uomini fragili, di uomini con scarna personalità.

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• MOONLIGHT

Appare toccante questo film ben fatto che narra la fragilità del genere maschile, la labilità del mondo omesessuale e la stupidità del genere umano nel beffarsi di esso.

Il film inizia spedito, parte in quinta ma rallenta di botto, frena e decelera proprio sul finale che risulta insipido.

Intenso il significato che sta dietro il titolo.

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• LION – LA STRADA VERSO CASA

L’India di ieri che è ancora l’India di oggi e un bimbo dagli occhioni troppi dolci e troppo svegli che si perde dalla sua città di origine, che sopravvive al caos di Calcutta e che viene adottato da una bonaria famiglia australiana. Egli cresce, si evolve ma non dimentica le sue origini benché abbia totalmente dimenticato il nome del suo paese natale, nome che forse, data la tenera età all’epoca della scomparsa, non ha mai conosciuto. Tratto da una storia vera e dalle tante storie vere che accadranno, dato che ogni anno in India scompaiono migliaia di bambini, la trama incalza audace e nostalgica.

Visione amena.

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• BARRIERE

Un Denzel Whashinghton incredibile racconta la normalità che si disputa tra le strette mura domestiche di un’America sul finire degli anni ’50.

I rapporti interfamiliari tra padre e figli, tra moglie e marito, carichi di responsabilità e di doveri più che di piaceri, sono i protagonisti di questa narrazione di una vita quotidiana senza orpelli e senza fronzoli, interdetta dall’ombra del passato, da problemi economici e da una relazione extraconiugale.

Dialoghi incessanti e incalzanti non precludono un andamento loffio e prolisso.

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• ARRIVAL

Il classico film parafuturistico dove altre forme viventi invadono il pianeta Terra.

Oggetti d’oltre mondo, simili ad enormi e turgidi gusci, levitano in una sospensione perpetua su verdi distese americane. Una linguista ed altri specialisti cercano di entrare in comunicazione con questi spaventosi alieni, provando a decifrare il loro modo di comunicare fatto di segni grafici circolari in grado di modificare la percezione del tempo.

Scontato, dalla trama ormai desueta, annoia ed eclissa il panorama cinematografico contemporaneo.

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• THE LOBSTER

Uscito nel 2015, non è candidato all’Oscar come Miglior Film ma come Miglior Sceneggiatura Originale, e credo che questo Oscar se lo meriti tutto.

Ambientato in un futuro distopico e dispotico, dove la fantascienza sfiora la realtà, racconta di un mondo in cui i single non hanno scampo: chi non è in grado di trovare in un tempo prestabilito la sua dolce metà è destinato a trasformarsi in un animale desiderato, ma comunque in un animale.

Inquietante e strampalato, irruento e cruento, smorza il fiato sospeso con scene d’un amore catartico, a tratti cauto, a tratti ruspante, per certi versi rassegnato.

Geniale, con una carica emotiva e psicologica che crea pathos e suspance, spicca per originalità, nonostante il latente richiamo ad un Orwell da 1984.

Uno dei miei preferiti di sempre, nonostante l’angoscia strascicante.

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Toto #Oscar2017

Nice #Venice

Se mi dicessero di scegliere una strepitosa meraviglia italiana, dopo la mia amata pizza e la mia tanto interdetta Roma, beh, quella meraviglia sarebbe Venezia. Unica al mondo, nel suo genere e nella sua imperfetta compostezza, catapulta qualunque osservatore in un’epoca passata, permeata di allori e di romantiche sensazioni.

Una città costruita sull’acqua, che dall’acqua nasce e si erge in quelle architetture datate, fitte e maestose, che angosciano ed emozionano ad ogni singolo sguardo.

Ogni scorcio si riflette nell’acqua: nell’acqua dei canali, con le barchette parcheggiate e le gondole dondolanti in transito; nell’acqua delle pozzanghere, che ricamano i vicoli stretti e tortuosi, dove spicchi di sole cercano di farsi spazio tra ombre dense e insidiose; nell’acqua sul fondo dei calici un attimo prima pieni di spritz, dove galleggia una fettina di arancia, dove galleggiano i pensieri abbandonati.

Già all’uscita dalla stazione ci si immerge in questa strepitosa dimensione fatta di ponticelli, di vaporetti, di squarci di cielo rosato. E perdendosi tra le calle, colme di piccole botteghe artigiane, si incontrano piccole piazze che sembrano immense aprendosi a sorpresa dopo le fessure pedonali che si percorrono con un andamento lento e rilassato, con la voglia di scoprire cosa ti aspetta dietro il prossimo angolo.

Trasportati dall’incessante flusso turistico, che avanza inesorabile e rigorosamente a piedi, si arriverà a percorre il Ponte di Rialto, dove, salterellando sui suoi bassi gradini, l’ampio scorcio della città che si specchia nel Canal Grande vi sorprenderà. E passo dopo passo, salendo e scendendo su di innumerevoli ponticelli, si arriva alla maestosa Piazza San Marco: un ampio spazio aperto popolato da numerosi piccioni, oltre che da orde di turisti. Circondata da egregi palazzi, con decorazioni in un incesto di stili ai piani alti e con costosi caffè lussuosi ai piani bassi, è dominata da sua maestà Basilica di San Marco, con la prospiciente Torre dell’orologio, l’adiacente e stupefacente Palazzo Ducale e il dirimpettaio Campanile. Alto si staglia quest’ultimo nel bel mezzo della piazza, dominando dall’alto della sua posizione isolata l’intera città, ma ben pochi sanno che in realtà è un falso storico in quanto fu ricostruito come era e dove era dopo il crollo della torre campanaria originale nel 1902.

Dopo la visita di questi strepitosi monumenti ecco che l’odore salmastro ci sospinge sulle sponde più ampie del Grand Canale, dove si gode di un panorama mozzafiato e di ampie vedute della laguna, dove lo skyline confuso e superbo di questa città unica al monda fa finalmente capolino, dove ci si accinge ad ammirare il famoso Ponte dei Sospiri.

E riperdendosi tra le calle, per poi ritrovarsi nei piccoli Campi, tra orientamento e disorientamento, tra panni stesi e antiche casette colorate, si arriva in zona Castello e si rimane esterrefatti dalla decadente e datata bellezza dell’Arsenale, grezzo e robusto ma incredibilmente fatato.

Altrettanta bellezza la si ritrova nel quartiere di Cannareggio.

Dopo un caffè con vista panoramica e uno spritz ghiacciato preparato rigorosamente con dell’ottimo vino bianco, dopo un dolce gustoso e una svaria di cicchetti appetitosi al sapore di mare, meritano una visita alcuni musei degni di nota come il Museo Peggy Guggenheim, le Gallerie dell’Accademia ed i Musei civici e le innumerevoli e notevoli chiese, alcune dei quali con campanili imponenti e pendenti.

Poi ci stanno le splendide isole di Murano e Burano, ma loro meritano un articolo a parte.

Nice #Venice

#BuonAnno (in ritardo)

Buon anno a chi vive alla giornata, prendendo di petto la vita e ricordandosi di sorridere ogni mattina, ancor prima di dare un sorso al caffè.

Buon anno a chi non smette mai di sperare, rivoltandosi ogni giorno le maniche per migliorare il proprio pezzetto di mondo, perché la speranza è l’ultima a morire ma se si resta immobili a braccia conserte la speranza crepa.

Buon anno a chi si ricorda degli altri, a chi non si imbeve del solo e proprio io, a chi ha un cuore grande.

Buon anno a chi sa ancora ascoltare, a chi non sa fare troppe domande, a chi continua a dare risposte.

Buon anno a chi non conosce l’invidia.

Buon anno a chi fa uso e abuso del rispetto altrui.

Buon anno a chi disprezza il male.

Buon anno a chi ha la pace nel cuore.

Buon anno a chi scansa le critiche.

Buon anno a chi è avverso alle lamentele, a chi ripugna le polemiche.

Buon anno a chi ha sete di conoscere, a chi ha troppa voglia di scoprire, a chi mai esaurisce le proprie energie.

Buon anno a chi gioisce per le piccole cose.

Buon anno a chi evita i convenevoli e arriva subito al dunque.

Buon anno a chi riesce a staccare il proprio pollice dal proprio smartphone per più di cinque minuti, per guardarti negli occhi e ascoltare il tuo cuore.

Buon anno a chi coscientemente dimentica di possedere un cellulare quando è alla guida di un’auto.

Buon anno a chi ogni giorno divora pagine di libri che furono, che sono e che sempre saranno.

Buon anno a chi ogni giorno divora cibo consapevolmente.

Buon anno a chi scatta e immortala attimi futili o memorabili, perché ricordare fa bene all’anima.

Buon anno a chi chiude il rubinetto dell’acqua mentre si spazzola i denti, a chi spegne il PC quando non lo utilizza, a chi spegne la TV quando dorme, a chi non getta la cicca per strada, perché non ereditiamo la terra dai nostri antenati, ma la prendiamo in prestito dai nostri figli.

Buon anno a chi adora camminare sotto la pioggia.

Buon anno a chi ha desistito alla tentazione di stilare un’ideologica lista di buoni propositi, perché quest’anno l’unico buon proposito è quello di non avere dei buoni propositi!

Bando agli intenti, alle intenzioni, alle volontà: quest’anno va da se, che tanto le cose non vanno mai come credi. Che tanto arriva sempre una sorpresa inaspettata, a volte brutta, magari bella.

Che tanto il lunedì la dieta non la inizierai mai, che tanto il 7 gennaio non correrai mai ad iscriverti in palestra, che tanto il 7 gennaio quest’anno è pure sabato.

Buon anno.

Che sia impulsivo.

Che sia ad ogni modo bellissimo.

Che sia semplicemente vero.

#BuonAnno (in ritardo)

#ChristmasList

Come ogni Natale che si rispetti, e come anche ogni blogger che si rispetti, ecco che, indaffarati, ci appropinquiamo a stilare liste su liste di cose da fare, di cose da acquistare, di regali da fare e di regali che si vorrebbero ricevere, di persone da invitare a pranzo, a cena o per una tombolata.

Tra una fetta di panettone e una di pandoro, taccuino tascabile in una mano, penna nell’altra e canditi tra i denti, facciamo così mente locale e appuntiamo lunghe e propositive liste di candide intenzioni che spesso rimangono solo su carta.

Ma i regali da fare, quelli, stentano a rimanere su carta. Con il cuore pieno di gioia e il portafogli gonfio di lacrime corriamo a fare shopping, probabilmente last minute, acquistando doni che regaleremo alle persone a noi più care. Perché dare è molto meglio che ricevere, o almeno così dicono.

Ecco quindi una lista di regali non propriamente convenzionali che si potrebbero fare ad amici, parenti, famigliari, partner:

• Un albero

Si, avete capito bene. Io un albero l’ho già regalato una volta. E questo è un regalo originale, sostenibile, ecocompatibile, che ossigena il pianeta e magari ossigena anche un rapporto. Potete scegliere tra diverse specie in diverse zone del mondo e potrete poi seguirne lo sviluppo, dalla piantumazione alla crescita.  Solo per veri intenditori.

https://www.treedom.net/it/

• My M&M’s

Questo è invece un regalo che ho ricevuto recentemente e che ho apprezzato tantissimo essendo, oltre che goloso, anche simpatico ed originale. Le M&M’s diventano customizabbili e si prestano a creative personalizzazioni nei limiti delle dimensioni di un confetto. Potrete scrivere frasi, nomi; spiaccicarvi foto. Ed ecco che si dà un tono in più a ciò che è già copiosamente colorato.

https://www.mymms.it/

• Un libro di Color Terapy

Pare che colorare disegni artistici e dettagliati già preimpostati aiuti a focalizzare la concentrazione e, di conseguenza, a liberare la mente dallo stress ossidativo e dalle energie negative. Ecco un’idea regalo che rimanda all’infanzia e che ha uno scopo terapeutico aulico. La terapia del colore punta al rilassamento del corpo e dell’anima.

• L’abbonamento in palestra

Lo diciamo tutti: “Dopo le feste di Natale mi iscrivo in palestra!”. È un grande must, proprio come il ” Da lunedì mi metto a dieta!”. Quindi perché non approfittare di uno dei buoni propositi per l’anno nuovo ed usarlo come spunto per un utile e gradito regalo di Natale?

• Una visita all’osservatorio astronomico nazionale

Sarà che sul Gran Sasso ci sono stata di recente, sarà che su quel tetto del mondo si respira un’aria fantastica e si gode di un panorama selvaggio e stupendo, sarà che a me guardare le stelle mi scalda il cuore, trovo che sarebbe una grandiosa idea regalo quella di regalare, magari al proprio partner, una gita tra le stelle prenotando una visita all’osservatorio astronomico nazionale che si trova tra le vette del Gran Sasso, esattamente a Campo Imperatore. Romantico e avventuroso.

http://www.ilgransasso.it/il-territorio/osservatorio-astronomico-di-campo-imperatore

• Una cena stellata

Ecco, diciamo che questo oltre che nella lista di regali da fare lo inserirei piuttosto nella lista di regali che mi piacerebbe ricevere. Che mi piace mangiare, e che mi piace mangiare bene, lo si è capito da tempo. Se poi chi cucina è uno chef rinomato che magari si è accaparrato un paio di stelle Michelin, beh, io a quel punto tocco il cielo con un morso. E credo che non ci sia cosa più gradita di una cena galante e importante con una persona del cuore.

• Un giro sulla transiberiana d’Italia

Prendi un treno storico, datato ma rumorosamente funzionante, mettici dentro gente avventuriera curiosa di scoprire cosa si cela tra le cime rigogliose del Molise e dell’Abruzzo, portala a scoprire i paesaggi mozzafiato che scorron quieti dietro un finestrino denso di condensa: et voilà, la sorpresa è fatta! Tradizionale ma originale, questo regalo, attraverso un micro viaggio inusuale, permette di scoprire alcuni tesori naturalistici nascosti nel centro Italia.

http://www.fondazionefs.it/ffs/Notizie-ed-Eventi/Archivio/“Transiberiana-d’Italia”,-il-ricco-calendario-con-gli-appuntamenti

• Un drone

Se avete un po’ di soldini da spendere e conoscete una persona a voi cara appassionata di fotografia e soprattutto di tecnologia, un drone è sicuramente un’ottima scelta. Oggetto di tendenza e all’ultimo grido, potrebbe divenire un bene di massa.

• Una cosa inutile by Tiger

Tiger e le sue cose inutili ma allo stesso tempo ingegnosi creano dipendenza e piacciono proprio a tutti. Strappano sorrisi e fanno ahimè insorgere nuovi bisogni di cui, prima dell’avvento di questo colosso danese, noi proprio non conoscevamo l’esistenza. Economico, essenziale, geniale.

Ma se Tiger non è a vostra portata di mano e se il vostro conto in banca piange più del vostro portafogli e non avete mai visto una tredicesima nella vostra vita (i miei colleghi architetti possono capirmi cogliendo tutta la sconfinata utopia che sta dietro la parola “tredicesima”) andrà pure bene la classica mutandina rossa da indossare la notte di S. Silvestro e da regalare indistintamente ad amici, parenti, famigliari, partner.

Tanto è il pensiero che conta, o almeno così dicono.

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#ChristmasList